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giovedì 13 dicembre 2018

COSI' DOLCE... COSI' PERVERSA

261_COSI' DOLCE... COSI' PERVERSA ;  Italia, 1969;  Regia di Uberto Lenzi. 

Nemmeno dieci mesi dopo Orgasmo, Umberto Lenzi ripropone ancora Carroll Baker in un giallo che si pone nella scia del famosissimo I diabolici, di Henri-George Clouzot: Così dolce… così perversa non riesce a bissare il successo del precedente lavoro dell’autore nato a Massa Marittima, ma risulta comunque una prova discreta. E’ chiaro che si tratta di un’operazione fatta per sfruttare il momento favorevole, dovuto ai buoni riscontri di Orgasmo, e alla disponibilità di una star, seppur in fase calante, come la Baker. Con simili basi è quasi impossibile chiedere, al cinema di genere italiano del tempo, di non cadere in tentazione, e quindi è praticamente fisiologico che quando si trovi una formula funzionale, la si sfrutti, e anche in modo un po’ pedestre, ad essere onesti. In ogni caso, Così dolce… così perversa è un film che si lascia guardare, dapprima è intrigante, poi la trama continua a cambiare i presupposti del complotto e, d’accordo, si perde un po’ di spontaneità gialla, (molto spesso, più l’intrigo è sofisticato, meno è efficace) ma sono peccati veniali. Gli attori se la cavano con mestiere: oltre alla Baker c’è anche Jean-Louis Trintigant, ma bene anche Horst Frank nel ruolo del cattivo, e le belle oltre che brave Helga Liné e Erika Blanc mettono nella storia un po’ di pepe, indispensabile visto il tono della pellicola. La vicenda è ambientata nella società borghese italiana, ma è difficile stabilire se si possa parlare di critica sociale, almeno riferendosi a questo film in particolare, mancando all’interno della pellicola diversi termini di paragone. Ma quella che si desume dal film è certamente una visione negativa dell’ambito famigliare, con la difficoltà di coppia a mantenere a lungo la propria sintonia sessuale (e non solo) e, in questo senso, Lenzi mette a nudo i problemi del tempo in modo limpido e certamente abbastanza attendibile. Sotto questo punto di vista, allora, si può anche considerare Così dolce… così perversa come una critica alla società italiana che, emancipatasi dalle rovine del dopoguerra si immaginava ora nella agiata condizione borghese. Ma quella borghesia si trovava però alle prese con inaspettati problemi legati proprio alla situazione di benessere. A fronte di questa nuova condizione, l’incapacità di reggere il peso morale di alcune istituzioni come il matrimonio e l’eccessiva importanza data al denaro, sono due scogli insormontabili e non solo per i personaggi di Lenzi ma in generale per gli italiani e non solo di quel lontano tempo. Insomma, alla fine, più che le scene e le trame gialle, inquieta il diffuso cinismo di cui è intrisa l’opera. In cui, purtroppo, possiamo ancora rifletterci.




 Helga Liné





 Carroll Baker



Erika Blanc



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