Translate

mercoledì 28 gennaio 2026

L'AMANTE DEL PRESIDENTE

1786_L'AMANTE DEL PRESIDENTE (The President's Mistress). Stati Uniti, 1978; Regia di John Llewellyn Moxey

A conti fatti, L’amante del Presidente non è affatto un brutto film e anzi dimostra particolare coraggio da parte degli autori nel denunciare gli intrighi in cui, nei Seventies, era immersa Washington D. C. la capitale dell’impero americano. Chiaro, nel 1978, anno di realizzazione del film, c’era già stato da un pezzo lo scandalo del Watergate e, quindi, non è che ci si poteva illudere più di tanto sulla bontà d’animo degli ambienti che circondavano la Casa Bianca. Tuttavia che la televisione americana tratteggiasse un quadro tanto crudo e accusatorio ai servizi segreti a stelle e strisce desta comunque un certo stupore. In un certo senso, si potrebbe dire che il regista John Llewellyn Moxey continui con il suo impietoso Stato dell’Unione di quei tribolatissimi anni Settanta, cominciato quasi di soppiatto con lungometraggi che, sul momento, potrebbero essere presi come banali intrattenimenti televisivi. Che è un po’ il rischio di L’amante del presidente che, nella prima mezz’ora, lascia parecchio a desiderare come profondità del racconto. Già lo spionaggio di suo non è, in effetti, un genere che scaldi particolarmente lo spettatore medio, soprattutto quando c’è da inquadrare la vicenda. Una certa indeterminatezza dei ruoli è richiesta proprio dal tipo di storia e, se non si è particolarmente ferrati in materia, la trama rischia di perdere appeal. In questo caso, poi, c’è anche una vena sentimentale, già intuibile dal titolo dell’opera, che accentra l’attenzione su stucchevoli questioni amorose, sebbene a creare l’impaccio narrativo non sia tanto Donna Morton (Karen Glasse), l’amante del Presidente, con la sua relazione clandestina con il Presidente stesso. A proposito del quale va detto che, con una sorta di forma di rispetto, il suo volto non si vede mai sullo schermo. Uno stratagemma ossequioso in apparenza ma, come sempre, in Moxey, le cose sono diverse da come sembrano, perché alimentando il mistero sulla sua identità si può lasciare aleggiare per qualche momento il dubbio che ci si riferisca al vero presidente americano in carica nella realtà del tempo. 

Comunque la trama sentimentale tra il Presidente e Donna non ha tutto questo spazio. Più che altro, è il fratello di quest’ultima, Ben (Beau Bridges) che durante un volo aereo tampina Margaret Mugsy Evans (Susan Blanchard) e le loro schermaglie vagamente adolescenziali sorreggono, o meglio ci provano, la prima parte del film. In pratica abbiamo i fratelli Morton, Donna e Ben, e le loro storie d’amore: la prima col Presidente degli Stati Uniti, il secondo con un’illustre sconosciuta. Forse complice la necessità di allungare un po’ il brodo, per gonfiare questi film televisivi dagli originari 70 minuti agli oltre 90 di L’amante del Presidente, fatto sta che la storia cambia finalmente passo dopo la mezzora. Il film, come detto, è una storia di spionaggio e, negli anni Settanta, questo vuol dire soprattutto Guerra Fredda e, nel dettaglio, Russia. Dal Cremlino parte quindi una manovra di depistaggio, senza che si comprenda bene perché e percome, che indica Donna come spia di Mosca. L’intelligence americana si allerta più del dovuto, anche considerando la delicatezza di una situazione in cui c’è una donna che è l’amante segreta di un Presidente ovviamente già diversamente sposato. Effettivamente per un intralcio nelle spietate manovre dei servizi segreti, la povera Donna viene uccisa da uno degli agenti governativi e, per cercare di chiudere la questione, viene pubblicamente accusata di essere una spia russa. Ben, che conosce la sorella ed è a sua volta un dipendente di un’agenzia di sicurezza federale, ricostruisce la verità, non senza rischiare la pelle in un paio di occasioni. Il racconto denuncia la mancanza di scrupoli dei vari alti papaveri dell’intelligence, tra cui si possono ricordare Ed Murphy (Larry Hangman), Gilkrest (Joe Fabiani) e Craig (Dan Porte), a cui fa da contraltare l’umanità del tenente della polizia Gordon (Thalmus Rasulala). Guarda caso Gordon è un uomo di colore e, in questo caso, più che nell’ottica del politicamente corretto, questa scelta narrativa sembra tesa a sottolineare la sua estraneità ad un ambiente che, almeno fino all’epoca, era costituito da individui prevalentemente WASP, White Anglo Saxon Protestant. Anche all’interno di un film non propriamente entusiasmante come L’amante del Presidente – più che altro per la parte iniziale, perché poi le cose oggettivamente migliorano– Moxey riesce comunque a portare altra acqua al mulino del suo ritratto del Paese attraverso il media televisivo. Stavolta puntando direttamente al vertice e, se guardiamo al succo del discorso, senza alcun timore reverenziale.     




Nessun commento:

Posta un commento