1838_PAOLO BARCA, MAESTRO ELEMENTARE, PRATICAMENTE NUDISTA Italia, 1975. Regia di Flavio Mogherini
Il film si
apre su un’immagine sfocata: appena lo schermo diventa nitido, si capisce che Flavio
Mogherini vuole dire qualcosa di scomodo, di poco opportuno, o almeno ritenuto
come tale. Siamo nel 1975, certo, ma vedere in primo piano due bambini nudi in
riva al mare, è certo un’idea audace. Naturalmente nessuno dubita sull’innocenza
dei pargoli in questione, ma la morale comune, anche quella di quei vivaci anni
70, non poteva certo lasciare indenne Paolo Barca, maestro elementare,
praticamente nudista che si vide quindi affibbiato un divieto ai minori di
anni 14 che certamente ha contribuito a renderlo uno dei film meno conosciuti tra
quelli interpretati da Renato Pozzetto. Ed è un vero peccato, perché Pozzetto
(è il Paolo Barca citato nel titolo) sfodera forse la sua miglior interpretazione
sul grande schermo: è ancora perfettamente visibile la sua matrice cabarettistica,
ma il suo lato surreale è ben coniugato dal regista Mogherini, che aveva grande
esperienza come scenografo e, in virtù di ciò, era molto abile nel ricreare atmosfere
evocative. In realtà, poi, nel complesso, Paolo Barca, maestro elementare,
praticamente nudista non convince del tutto, e qui manca una mano autoriale
dietro alla Macchina da Presa, però il film è divertente e Pozzetto è, come
detto, in grande forma. Come tutte le opere improntate ad un certo surrealismo,
anche la pellicola di Mogherini manca di ritmo ma, quello, in fondo, sarebbe
anche il meno. L’aspetto che delude un po’ è la carenza di sostanza, con un
utilizzo un po’ fine a sé stesso di passaggi simbolici, come ad esempio il
fatto che Barca, il maestro elementare protagonista, abbia rapporti sessuali
con le varie presenze femminili della storia, in ambientazioni sempre curiose e
particolari. Dapprima subisce le avances della signora Manzotti (Valeria
Fabrizi) su una barca, poi si ritrova su un treno abbandonato a tu per tu con
la maestra Rosaria Cacchiò (Magali Noёl) e infine deve vedersela con un’eccitata
maestra Ines Badalamenti (Liana Trouché), prima in auto dentro un autolavaggio
a rulli e poi nell’infermeria della scuola. Come si può ben immaginare dal
titolo, il fulcro di Paolo Barca, maestro elementare, praticamente nudista
è il sesso, con il maestro protagonista che arriva da Milano e si trova
catapultato a Catania, dopo aver vinto un concorso per avere un posto di ruolo.
Il nudismo di Barca –praticato in modo un po’ superficiale, per la verità– rappresenta
l’emancipazione del nord del Belpaese in materia sessuale messo a confronto con
le pesanti contraddizioni nel campo specifico della società siciliana dell’epoca.
Perché nella Catania del film di Mogherini non si deve parlare di sesso ma poi,
con la giusta discrezione, è il vero argomento d’interesse morboso di tutti
quanti. Barca, al contrario, affronta a viso aperto le domande maliziose dei
suoi giovanissimi alunni di V elementare, naturalmente prestando il fianco alle
prevedibili gag su un argomento tanto pruriginoso, ma a merito degli autori resta
l’intento di proclamare come l’educazione sessuale sia un argomento da trattare
seriamente e nei contesti adeguati, come appunto la scuola. Tra le tante
aspiranti amanti del giovane Barca, molto piacenti ma un po’ attempate, alla
fine la spunta la splendida maestra Giulia Hamilton che vanta la freschezza, e
la formidabile bellezza, di una ventiseienne Janet Agreen. Ecco, forse il
ricorso ad un’attrice svedese ha una sorta di significato metalinguistico, con
il quale Mogherini vuol suggerire come non solo il sud del Paese abbia bisogno
di emanciparsi, ma anche il nord debba fare qualche progresso sostanziale al di
là di comportamenti, come il nudismo, solo di facciata. Quest’impressione è
rafforzata da alcuni dettagli, come il giogo materno che vincola Barca, qui
elevato al quadrato visto che deve rendere sempre conto della sua vita privata
addirittura a sua nonna (Paola Borboni), mentre la maestra Giulia, sfrecciando
su una motocicletta, si eleva ad ambasciatrice della rivoluzione giovanile,
almeno a livello simbolico. Mogherini inserisce questi ingredienti nella sua
ricetta ma, onestamente, poi non sembra avere il manico per cucinarla a dovere.
Ottima la prova del maestro Riz Ortolani alla colonna sonora: l’idea di una
doppia traccia totalmente dissonante lascia comunque un po’ perplessi, ma le
musiche dei passaggi sentimentali sono deliziose.
































