1818_THE COURAGE AND THE PASSION . Stati Uniti, 1978. Regia di John Llewellyn Moxey
Stando alle scarse notizie reperibili, The Courage and the Passion è un episodio pilota per un’ipotetica serie TV poi mai realizzata. In effetti, l’impostazione generale sembra adeguata ad un simile scopo: ci sono tanti personaggi, tante trame che si muovono simultanee intersecandosi ogni tanto, oltre al denominatore comune costituito dall’ambientazione. The Courage and the Passion si svolge infatti in una base dell’aeronautica americana, la Joshua Tree Air Force Base, e i suoi protagonisti sono alcuni dei militari ivi stanziati e i loro congiunti. Perché, come intuibile dal titolo, a fianco delle gesta avventurose a bordo dei formidabili jet militari, nel racconto non mancano le vicende sentimentali che, anzi, si può dire che tengano maggiormente banco. Il soggetto è di Richard Fielder mentre la regia è affidata a John Llewellyn Moxey. Abbiamo visto come il regista nato in Argentina, in questo periodo della carriera, alternasse opere di puro senso commerciale, come appunto gli episodi pilota sul modello di The Courage and the Passion, ad alcuni film televisivi certamente più intriganti oltre che più significativi. Per la verità, anche questo The Courage and the Passion non si inserisce male, nella filmografia di Moxey, dal momento che il quadro che fornisce è meno scintillante di quanto si possa credere in prima istanza. Inevitabilmente un film sui piloti di aerei da guerra finisce per avere una deriva retorica che esalta l’eroismo degli americani, tuttavia nel corso suo sviluppo, il racconto presenta molti punti critici del Paese a stelle e strisce dell’epoca, soprattutto in ambito sociale. Non essendoci una guerra in corso, è chiaro che la sponda avventurosa richieda meno tempo rispetto a quella sentimentale, finanche, proprio alla prima componente narrativa, sia da ricondurre l’incidente grave che costituisce una delle svolte del racconto. Il colonnello Jim Gardner (Don Merendith), in seguito ad un rovinoso atterraggio, perde infatti l’uso delle gambe e questo gli crea comprensibilmente alcuni problemi esistenziali. Tuttavia è anche grazie a queste difficoltà se riesce a riavvicinarsi alla moglie Brett (Laraine Stephens), lasciando perdere la tresca con una collega, l’attraente sottotenente Lisa Rydell (Trisha Noble).
E, in queste poche parole, si può già cogliere la natura del sentimentalismo torbido che caratterizza il lungometraggio: relazioni tribolate, tradimenti sfacciati, passati poco edificanti che faticano ad essere superati. In quel 1978 gli anni 80, con le loro soap-opera che furono l’apice di questo tipo di narrativa televisiva, erano ormai prossimi e gli elementi che le nutrirono, nella società americana, dovevano già essere evidenti. La famiglia tradizionale era ormai allo sbando ma se da un lato l’élite culturale aveva sdoganato il divorzio, l’amore libero o le relazioni aperte, gli Stati Uniti conservavano –e, ahimé, conservano– la matrice reazionaria forse più radicata di ogni dove. Ironia della sorte, il magma culturale scoria del Medioevo europeo, che si considera finito con il viaggio di Colombo, confluì, quasi esistesse una sorta di legge dei vasi comunicanti, e finì per ristagnare proprio nel luogo la cui scoperta lo aveva dissolto. Con questo non si intende considerare necessariamente positivi il divorzio o una certa promiscuità sessuale dentro e fuori del matrimonio, cosa che esula da questo contesto cinematografico, ma semplicemente sottolineare l’eccessiva morbosità con cui verranno trattati questi temi dalla televisione americana, il media più indicativo del sentore popolare dell’epoca. Tornando a The Courage and the Passion, nessuno, tra i personaggi, può dirsi realmente appagato sentimentalmente: il che, essendo un film corale, è quantomeno curioso. Dei problemi tra il colonnello Gardner e la moglie Brett, con il disturbo della Rydell, si è detto pocanzi. Il colonnello Joe Agajanian (Vince Edward), quello che sembra un po’ il personaggio principale, è invece già divorziato da Janet (Melody Rogers), ma si è sistemato con Kathy (Linda Foster), infermiere militare della base aereonautica con la quale sembra andare d’accordo. Tuttavia la figlia adolescente Tracy (Donna Wilkes) non accetta la separazione dei propri genitori e ricorda loro, con le sue intemperanze, le dirette responsabilità. Ovviamente nella base non ci sono solo piloti e ufficiali ma anche sottoufficiali e semplici avieri e il film, tra questi, segue le gesta del sergente Tom Wade (Dezi Arnaz Jr.) e del meccanico Donald Berkle (Robert Ginty). Quest’ultimo è sposato con Tuyet (Irene Yah-Ling Sun), ragazza orientale che, nel passato, era stata una prostituta. Quando Nick (Paul Shenar) la vede, cerca di riportarla con la forza alla professione più antica del mondo e, ovviamente, la povera Tuyet si trova coinvolta in un bel pasticcio. Come si vede, nessuna delle tre coppie di cui vediamo le gesta se la cava in modo semplice: tradimenti, problemi tra separati con la prole oltre ad una sostanziale mancanza di fiducia nel proprio partner pronta a far emergere dubbi e perplessità. Tra i personaggi citati, il solo sergente Wade sembra non avere sponde sentimentali, il che è clamoroso essendo presentato come una sorta di prototipo del fidanzato ideale yankee.
Salva la giovanissima Tracy alle prese con un centauro che ne voleva approfittare, si preoccupa per l’amico Donald e cerca di aiutarlo a superare i sospetti verso la moglie Tuyet, sulla cui fedeltà lui, a differenza del marito, mai a dubitato. Forse nell’ottica di una serie TV, il nostro baldo giovanotto avrebbe avuto il suo daffare, anche perché una certa intraprendenza non gli manca di certo. Intanto lo vediamo flirtare con Charlene, l’addetta alle consegne della base interpretata da una giovanissima Judy Landers, un’attrice che divenne uno dei simboli della televisione americana anni 80 grazie alla formidabile verve scenica. Ma il rapporto più intrigante per il sergente Wade è con il sottotenente Lisa Rydell. In realtà, il sottotenente ha ben altre mire, si veda la citata tresca col colonnello Gardner ad inizio film, ma il grave incidente di questi la mette un po’ fuori dai giochi. Chissà se dipenda da questo ma l’austera Lisa diventa particolarmente severa nei confronti dei suoi sottoposti, a cominciare dal sergente Wade. Il quale, come detto, ha le stigmate dell’eroe dei telefilm americani, ivi compreso un certo gusto guascone: grazie a Charlene, fa recapitare una pianta nella residenza della Rydell, spacciandola per un fiore inviatole da un generale. In realtà si tratta di marjuana che, prevedibilmente, viene poi trovata un’ispezione informata per tempo. Il colonnello Agajanian, che si è visto è il protagonista principale, intuisce che il tiro mancino sia stato ordito da Wade, ma conosce anche la situazione e decide sostanzialmente di soprassedere. Ecco, se c’è un motivo per rimpiangere che da questo episodio non sia stato fatta una serie di telefilm, è proprio il fatto di non poter assistere alla controffensiva della Rydell: non un tipino troppo a modo, forse, ma bella e tosta questo è sicuro.


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