1784_IL TRENO DI LENIN , Italia, 1988. Regia di Damiano Damiani
Il trasferimento di Lenin da Zurigo, dove era in esilio, a
Pietrogrado, nella primavera del 1917, fu uno degli eventi chiave della Prima
Guerra Mondiale. Accelerò, infatti, l’uscita della Russia dal conflitto
permettendo all’Impero tedesco di concentrare i suoi sforzi sul fronte
occidentale e, in parte, anche su quello italiano. E, in effetti, il viaggio in
treno del leader bolscevico che attraversò mezza Europa fu organizzato proprio
dai tedeschi. Da un punto di visto storico la cosa è certamente molto interessante,
perché l’Impero tedesco avrebbe avuto da temere da un successo politico di
Lenin in patria, essendo il socialismo molto diffuso anche in Germania dove
poteva contare sul malcontento della popolazione, affamata e mandata in miseria
dalla guerra. Ma, evidentemente, al comando tedesco avevano problemi più
urgenti da risolvere come, ad esempio, l’intervento americano nel conflitto.
Questo gioco ad incastri di natura geopolitica è però legato ad ipotesi e
congetture sulle conseguenze delle scelte operate: materiale interessante, come
detto, ma ben poco cinematografico. E’ quindi una sfida notevole quella che
E qui che la produzione cala i suoi assi: entrano infatti in gioco gli interpreti principali, su cui svetta Ben Kingsley (nei panni di un credibilissimo Lenin), già premio Oscar per il ruolo di protagonista in Gandhi (di Richard Attenborough, 1982). Kinsley ha l’esperienza e il carisma per interpretare un ruolo importante come quello di Lenin sobbarcandosi, con i primi piani, gli sguardi e anche la semplice presenza, una buona fetta della riuscita dell’opera. Se al centro della scena c’è una personalità storica del calibro del leader bolscevico è fondamentale avere un interprete che lo rappresenti in modo fedele, perché vedere Lenin, praticamente dal vivo, rende lo spettacolo appagante e interessante già solo per quello. Tuttavia è felicissima anche la scelta del resto del cast, in particolare delle due figure femminili della vicenda. Innanzitutto va detto che né Nadežda Krupskaja né Inessa Armand, e tantomeno gli altri personaggi della storia, hanno una fama minimamente paragonabile a quella di Lenin. Quindi è opportuna la scelta di interpreti che non infastidiscano la leadership di Kingsley: Leslie Caron, nel ruolo della moglie Nadežda, Dominique Sanda, in quello dell’amante Inessa, sono chiamate ad imbastire con il protagonista un ménage a trois adatto alle esigenze televisive. Intendiamoci, da buon esempio di sceneggiato Rai da prima serata, ne Il treno di Lenin non ci sono situazioni piccanti; ma la velata tresca tra Lenin e Inessa provoca brusii e voci sul treno, tra gli esuli rimpatriati, che ben rappresentano la tipica curiosità italiana per il gossip. Magistrale, in questo, la classe di Leslie Caron, ad interpretare il ruolo della donna messa da parte a fronte della giovinezza dell’amante. Da sottolineare che l’ex ballerina nel 1988 aveva 57 anni, ben
Quando la televisione faceva cinema.

























