Translate

mercoledì 26 dicembre 2018

47 MORTO CHE PARLA

274_47 MORTO CHE PARLA; Italia1950;  Regia di Ludovico Bragaglia.

Sesto film che vede alla regia Carlo Ludovico Bragaglia e al centro della scena Totò, questo 47 morto che parla non delude le attese, sfruttando al meglio le premesse potenzialità. Nel riconoscere i meriti, la precedenza, in questo caso, va data al regista; non già per l’importanza in sé, che spetterebbe giustamente al principe della risata, vera e propria vedette dell’operazione, ma perché la cosa più lampante del lungometraggio è l’equilibrio generale, e questo è merito di Bragaglia. Lo spazio di Totò è naturalmente centrale, ma è comunque ben dosato e il suo ruolo dell’avarissimo barone Antonio Peletti è ben supportato dall’intero cast che partecipa con sincronia ed integrazione al dipanarsi della vicenda. La questione ha il suo nucleo semplicemente nel fatto che il padre del barone ha lasciato un’eredità, una cassetta di Luigi d’oro, da condividere anche con il comune; il Peletti invece vuole tenersela per sé. Al fine di veder trionfare la legalità e la giustizia sociale (i soldi dell’eredità destinata al comune servono per costruire una scuola comunale), i cittadini più influenti (il sindaco, il dottore, il farmacista, e così via) organizzano una sorta di scherzo, che induca il Peletti a rivelare il nascondiglio della cassetta. Tutto ciò serve a giustificare una serie di scenette gustose e bizzarre, ad esempio quella dell’aldilà ambientata nei campi vulcanici, che il filo conduttore di una trama efficace e professionale si occupa di legare in modo sufficientemente coerente.

Il lavoro degli sceneggiatori è quindi anch’esso di buon livello, visto che nell’intreccio principale sono ulteriormente inserite alcune sottotrame: il Barone ha un figlio, Gastone, con il quale condivide l’amore per la dolce Rosetta e un’altra tresca amorosa è quella che vede al centro della scena l’esuberante Marion Bonbon (una straripante Silvana Pampanini). Il tutto si svilupperà in modo abilmente congeniato, risolvendosi poi per il meglio nel rassicurante finale, dove anche l’avaro Barone ha un minimo di ravvedimento.
Divertenti come consueto le battute di Totò e le sue tipiche scenette, come ad esempio quella col macellaio; bellissima la Pampanini. 




   
Silvana Pampanini







1 commento: