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sabato 1 dicembre 2018

TERMINAL

249_TERMINAL  Stati Uniti, Regno Unito, Irlanda, Hong Kong, Ungheria 2018;  Regia di Vaughn Stein

In The Wolf of Wall Street poteva essere stata unicamente l’ennesima attrice bellissima di cui si sarebbero presto perse le tracce; invece con Tonya, Margot Robbie suggellava alla grande il crescendo della sua carriera, dopo altri ruoli interessanti. Quindi, quando la si vede splendente nel manifesto di Terminal, film di cui si va presto a prevedere il carattere eccentrico, viene spontaneo pensare alla definitiva consacrazione dell’attrice. Tant’è che la Robbie figura pure tra i produttori del film, quindi una certa idea se la deve essere fatta pure lei. Ed è forse per questo che si rimane un po’ sgomenti, a fronte di una prestazione interpretativa della bella Margot che troppo spesso sfiora (volendo essere gentili) il grottesco, presumibilmente involontario. Certo, il pastrocchio pur ben confezionato, ben illuminato e ben inscenato, imbastito dal regista Vaughn Stein non aiuta, ma l’attrice è il baricentro portante del film e la sua performance contribuisce a mandarlo a fondo. Non che il film sia completamente da buttare: c’è una bella atmosfera e le scenografie sono accattivanti, ma più adeguate al set di un programma televisivo che di un film vero e proprio. Inoltre, tutto il registro interpretativo degli attori è forzato e poco naturale, il che dopo un po’ viene a noia; con il risultato che complessivamente l’opera suona troppo posticcia. I riferimenti ad Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll sono fin troppo evidenti e anche dichiarati, ma giustificano solo alcune delle stranezze del film, che sono anche quelle più tollerabili; ma le conversazioni monotone, i battibecchi tra i due killer e soprattutto i dialoghi che vedono protagonista proprio la Robbie, non convincono e sono del tutto gratuiti. 
Per Terminal non è che sia un grande rammarico: di film alla moda del momento, zeppi di ingredienti dai sapori all’apparenza forti ma in realtà insipidi, ce ne sono a dozzine; uno di più non è una tragedia. Peccato invece per la Robbie, perché questa sua interpretazione esaspera alcuni atteggiamenti già visibili in Tonya; ma, in quel caso, l’impressione era stata molto positiva e legittimata dal contesto. Ora questa brutta prova rischia di mettere in cattiva luce anche quella prestazione, lasciando intendere che l’attrice sia buona solo per fare la caricatura di sé stessa.
Occhio, quindi, cara Margot; e torna in fretta al di qua dello specchio.   

      
Margot Robbie












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