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giovedì 1 novembre 2018

L'UCCELLO DALLE PIUME DI CRISTALLO

233_L'UCCELLO DALLE PIUME DI CRISTALLO . Italia, Germania Ovest 1970;  Regia di Dario Argento.

Notoriamente Dario Argento è famoso per l’impatto visivo delle sue opere e L’uccello dalle piume di cristallo, suo film di esordio, aveva già questa spiccata ed eccezionale caratteristica, comune, almeno a livello di qualità, a tutti i suoi primi lavori. E’ un bel giallo, L’uccello dalle piume di cristallo, di un giallo-forte, visto le scene terrificanti: in effetti è considerato il progenitore del filone del thriller all’italiana che imperò nella penisola almeno per tutta la prima metà degli anni 70. C’è però un elemento curioso, che può anche essere significativo: il dettaglio cruciale del film, quello che mette Dalmas (Tony Musante), lo scrittore americano protagonista, sulla pista buona è un suono (quello del fantomatico uccello dalle piume di cristallo, ovvero l’inesistente gru delle nevi). Questo ci permette di sottolineare l’estrema importanza nel cinema di Argento della colonna sonora degli effetti a cui si affiancano le grida improvvise dei personaggi nei momenti nevralgici e naturalmente le musiche. Certo, c’è anche un importante particolare visivo nella scena concitata posta all’inizio della storia, a cui assiste Dalmas e che sfugge allo scrittore per tutto il film, rivelandosi solo nel finale. Ma quello delle sviste è anche, in realtà, un tasto dolente per l’autore romano: già in questo suo primo lungometraggio, per altro ottimo anche dal punto di vista puramente estetico, ne abbiamo una subito all’inizio, quando Monica Ranieri (Eva Renzi) è sulla lettiga dopo lo scontro con l’uomo vestito di nero: dapprima ha una gamba scoperta ma, nel cambio di inquadratura, appare invece perfettamente avvolta. 

Banalità, certo; ma che normalmente altri registi, magari (e per assurdo) meno ossessionati dall’aspetto figurativo, non commettono, o almeno non in modo così evidente. Ma se questo dettaglio può semplicemente infastidire per il senso di approssimazione che rivela, la trama lascia maggiori perplessità: perplessità legate alla posizione di Carlo (Renato Romano) e del suo sigaro, forse un avana come quello che di cui si erano trovate tracce nel guanto del primo scontro; o all’atteggiamento del commissario Morosini (Enrico Maria Salerno) che prima invita Dalmas a non toccare la scena del crimine per non lasciare impronte, e un istante dopo appoggia la mano sulla ringhiera e addirittura intinge il dito nel sangue presente sul guanto appena trovato. D’accordo, Argento è un visionario, lo si capisce subito e ne avremmo avuto numerose conferme in seguito, e mastica a fatica logica e coerenza narrativa.

 E comunque L’uccello dalle piume di cristallo è un film nel quale è profusa una intensa costruzione figurativa delle varie scene, da quella già citata nella galleria d’arte, molto efficace, al terrorizzante attacco a Giulia (Suzy Kendall) oppure alla spassosissima escursione alla casa del pittore Consalvi (uno strepitoso Mario Adorf). E poi l’aspetto formale ha una tale autorevolezza nel porsi agli occhi dello spettatore che risulta convincente, nonostante le viste e le imprecisioni. Questo primo esempio del tipico paradosso argentiano regge quindi molto bene: un giallo investigativo carente di logica ma basato sull’efficacia della messa in scena.
Volendo, un sorta di saggio per comprendere almeno un poco Roma, città natale del regista e luogo dove è ambientato il film.



Suzy Kendall






Eva Renzi





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