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martedì 27 novembre 2018

VOGLIAMO I COLONNELLI

247_VOGLIAMO I COLONNELLI   Italia 1973; Regia di Mario Monicelli.

La situazione politica italiana degli anni settanta era (già) tanto surreale che ad un esperto della commedia come Mario Monicelli (Guardie e ladri e I soliti ignoti, giusto per fare due titoli) serviva davvero poca fatica per imbastire una satira tanto calzante alla realtà dello stivale come Vogliamo i colonnelli. Ovviamente i protagonisti, a partire da Ugo Tognazzi nella parte dell’onorevole Tritoni, sono tutti personaggi sopra le righe, ma il fatto sconfortante è che sono fin troppo corrispondenti ai personaggi reali del tempo (e non): una considerazione che poté (e può) fare ognuno nella vita di tutti i giorni, vivendo la propria realtà nel paese. Per quanto, guardando il film oggi, si possono prendere le figure politiche dell’epoca per verificarne la similitudine con i vari individui della storia di Monicelli. Un esempio lampante è il riferimento, nella figura del capo di stato, al Presidente della Repubblica Antonio Segni, ma anche come Mazzante, nel film leader della Grande Destra, ricordi il politico Giorgio Almirante del Movimento Sociale Italiano Destra Nazionale, e così via in una serie di analogie in cui è difficile scorgere quanto ci sia di effettiva satira e quanto di reale e sconsolante scarso senso della realtà (ad essere gentili) dei nostri politici. A livello strettamente cinematografico, purtroppo (ma giustamente), Monicelli vuole, in un certo senso, mettere in guardia i suoi concittadini, come è lecito attendersi da un’opera satirica: soltanto che, in questo modo, (e qui sta il purtroppo, che ha addirittura un doppio significato) il tracciato del suo film risulta quasi scontato (e in questo va riconosciuta l’onestà dell’autore) con la situazione tragicomica del paese che nel film è destinata inevitabilmente a peggiorare. Finale sconsolante ma narrativamente senza alternative; il che finisce per annoiare un poco la visione del film. E questo sarebbe, dei due significati attribuibili al citato purtroppo, quello meno grave.
L’altro è che la satira di Monicelli è, per assurdo, un quadro poco satirico e fin troppo realistico.



      

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