1784_IL PLACIDO DON PARTE TRE (Tichij Don). Unione Sovietica, 1957; Regia di Sergej Apollinarievič Gerasimov.
La terza e ultima parte de Il Placido Don di Sergej
Gerasimov raccoglie con profitto quanto seminato dai due primi capitoli,
riuscendo finalmente a centrare l’obiettivo di dare il giusto respiro epico fin
lì ricercato senza troppo costrutto. E, a sorpresa, in una storia di virili e
combattivi cosacchi del Don, a sospingere il tenore della storia fino al
livello adeguato sono le donne della vicenda, alcune delle quali fino a quel
momento figure totalmente secondarie. Ad incendiare la vicenda sin dai primi
minuti è Dar'ja (Ljudmila Chitjaeva) fresca vedova di Petr Melechov, che va
subito sfacciatamente a stuzzicare il cognato Grigorij (Petr Glebov). La donna
prende il centro della scena con una personalità forte e spregiudicata, fino ad
arrivare a sparare a deliberatamente su Ivan, uccidendo il presunto assassino
del marito. La guerra civile aveva infatti già diviso il popolo russo tanto che
Mikhail Koshevoy (Gennadi Karyakin), il cosacco militante tra i rossi
che aveva effettivamente ucciso a sangue freddo Petr, si presenta a casa
Melechov a corteggiarne la sorella Dunya (Natalya Arkhangelskaya). Dunya è un
altro personaggio emergente, in questo terzo capitolo de Il Placido Don,
così come la sua vecchia madre Illynichna (Anastasia Filippova), che prova in
ogni modo ad ostacolarne l’unione con l’uomo che le ha ucciso il figlio. E’
davvero un racconto tragico sotto questa traccia, anche di più rispetto ai pur
tremendi momenti bellici narrati: il sentimento positivo per eccellenza,
l’amore, scatena un vortice melodrammatico d’odio, rancore, senso di colpa, che
travolge i protagonisti. Come detto Grigorij ha fatto ritorno alla fattoria dal
fronte ma con Natal'ja (Zinaida Kirienko) le cose non girano al cento per
cento; l’uomo ha sempre in mente la vicina di casa Aksin'ja (Elina
Bystrickaya), sua storica amante. Questa, con la complicità di Dar'ja,
la vedova di Petr, riesce a rincontrarlo e la passione riesplode; Dar'ja, non
contenta per il danno creato alla cognata Natal'ja, arriva a rivelare all’ignara
che il marito è di nuovo coinvolto con la vecchia amante. La vedova crede di
essere malata grave e distribuendo un po’ di sofferenza sostiene di cercare un
po’ di sollievo; una curiosa ma non del tutto campata in aria teoria per
definire la cattiveria. La sua manovra ottiene però un risultato inatteso: Natal'ja,
in cinta, non vuole dar luce ad altri figli di un marito tanto indegno e
finisce per suicidarsi. A quel punto, anche un’anima torbida come quella di Dar'ja
viene colpita dai forti sensi di colpa e la donna si lascia annegare nel Don.
Il destino delle donne di questo tragico Don non si è ancora compiuto: la
vecchia Illynichna preferisce eclissarsi andando a morire piuttosto che
assistere all’unione tra Mikhail, l’assassino di suo figlio, e la figlia Dunya
mentre Aksin'ja ha l’illusione di provare l’ultima fuga romantica con l’amato
Grigorij. Un fucile di una guardia a cavallo dell’armata rossa la colpirà da
lontano, mettendo fine degnamente a tutta quanta la vicenda: una donna
uccisa con una fucilata alle spalle. Poco da aggiungere.

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