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mercoledì 15 agosto 2018

PASSAGGIO DI NOTTE

193_PASSAGGIO DI NOTTE (Night passage). Stati Uniti 1957;  Regia di James Neilson.

Passaggio di notte pur essendo un buon western, non è certo tra le vette del genere; può però tornare più che altro un utile come strumento di comparazione per comprendere l’importanza che un regista di classe possa avere nella completa riuscita di un film. Night passage è infatti diretto da James Neilson, regista, più che altro televisivo, non certo memorabile, al contrario del resto dello staff all’opera in questa produzione che è sorprendentemente di notevole livello. Innanzitutto il sontuoso cast: l’attore principale è James Stewart, in una parte per lui ormai quasi naturale; il suo principale partner, Audrey Murphy, è calato anch’esso in un ruolo calzante, così come Dan Dureya, la bella Elaine Stewart, e i caratteristi Jack Elam e Jay C. Flippen; e c’è perfino Brandon De Wilde, ancora ragazzino, come visto nel precedente Shane - Il cavaliere della valle solitaria. E poi ci sono i collaboratori tecnici, dallo sceneggiatore Borden Chase (Il fiume rosso, Winchester ‘73, Terra Lontana e La dove scende il fiume tra gli altri), al direttore della fotografia William H. Daniels (tantissimi celebri titoli, tra cui Ninotchka e Mata Hari, ma anche western dai paesaggi spettacolari come i già citati Winchester ‘73, e Terra Lontana) senza dimenticare le musiche (fondamentali nel western) di Dimitri Tiomkin (anche per lui una lista impressionante tra cui ricordiamo Mezzogiorno di fuoco e Un dollaro d’onore). 

E’ quindi strano che un simile stuolo di fuoriclasse sia poi messo sotto la direzione di un onesto (e niente più) autore come James Neilson: anche perché il risultato finale non è esaltante, proprio come fosse mancato il detonatore per innescare il potenziale che la produzione aveva messo a disposizione per questo Passaggio di notte. Curioso che alla Universal abbiano sottovalutato questo aspetto; forse è vero che Jimmy Stewart provò a convincere Anthony Mann a dirigere il film, come citato anche nel Castoro dedicato a quest’ultimo. [Anthony Mann di Alberto Morsiani. Il Castoro Cinema; La nuova Italia 1986]. 

In qual caso, un simile parterre du roi avrebbe avuto un senso maggiore: da un lato sarebbe stato motivo di convincimento per il formidabile regista (anche in considerazione delle precedenti felici collaborazioni con, Stewart, Chase e Daniels) dall’altro sarebbe stato poi valorizzato dall’opera dello stesso autore. 

Perché in sostanza è questo che rimane maggiormente di Passaggio di notte, ovvero l’idea che si tratti di un’occasione persa, oppure, cercando di coglierne almeno un aspetto positivo in senso lato, la conferma della suprema importanza della qualità autoriale del regista, senza la quale anche tutte le altre componenti ne escono svilite. Chissà, forse aveva ragione Mann a ritenere concluso ed esaurito il suo rapporto con James Stewart e Borden Chase ma, egoisticamente (parlando da spettatore) qualche rimpianto, vedendo Passaggio di notte, certamente rimane.  






Elaine Stewart


Dianne Foster


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