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sabato 20 febbraio 2021

AGENTE 4K2 CHIEDE AIUTO

758_AGENTE 4K2 CHIEDE AIUTO (Warning Shot). Stati Uniti1967. Regia di Buzz Kulik.

Accusato di avere un’eccessiva similitudine con un telefilm, o comunque con un prodotto per il piccolo schermo, Agente 4K2 chiede aiuto è peraltro un buon lungometraggio, sorretto da una trama gialla decisamente appassionante. In effetti David Janssen, che è il sergente di polizia Tom Valens, il protagonista, fu una stella della TV (da citare almeno Il fuggiasco, serie andata in onda tra il ‘63 e il ‘67) e non offre un campionario molto vario di espressioni, durante il film; ma la sua aria imperturbabile ben si presta ad un personaggio che farà dell’ostinazione la sua unica arma di difesa. Tutto infatti sembra congiurare contro di lui: durante un appostamento ha freddato un uomo che, all’altolà, aveva reagito impugnato una pistola. Il problema era che la pistola non si era poi trovata. Dato che il sergente aveva un precedente in cui, in una situazione analoga, si era preso una palla in pancia, l’accusa di aver agito con eccesso di zelo, vedendo pistole che non c’erano, era quasi inevitabile. Tuttavia Sanderman (Sam Wanamaker), il magistrato dell’accusa, la prende sul personale, mentre un po’ tutti quanti, a partire dal capitano Klodin (Ed Begley) si accontenterebbero di un’ammissione da parte di Valens di essersi sbagliato. Perfino il collega, il sergente Musso (Keenan Wynn) presente sul luogo del misfatto, non sembra persuaso dell’innocenza di Valens e, nel proseguo della storia, si convincerà semmai del contrario. 

Dal canto suo, sua moglie Joanne (una Joan Collins perfettamente calata negli anni sessanta), pensa di cogliere, nella contingente posizione di debolezza dell’uomo, la possibilità di sistemare il loro rapporto in extremis. La coppia era in attesa di divorziare: la Collins, come suo solito, è molto brava perché pur col poco tempo a disposizione, riesce a tratteggiare le difficoltà della relazione. Il punto sembra essere che una donna emancipata, come quella dei tardi anni sessanta impersonata dall’attrice inglese, fatichi ad essere relegata in secondo piano, come è invece la norma, almeno al cinema, per la moglie di un poliziotto. Dal punto di vista di Valens, l’atteggiamento opportunista di Joanne, che cerca di ricucire il rapporto approfittando della sua situazione, è più che altro l’ennesima mancanza di fiducia nella sua innocenza. Sospeso dal servizio, il sergente cerca così di dimostrare la sua versione dei fatti: uno dei nodi da sciogliere è il motivo per cui il dottor Ruston (Donald Curtis) abbia reagito tanto male quando gli intimò di fermarsi. Dal processo era emerso che il dottore era una sorta di santo ma la cosa ovviamente non poteva convincerlo: i santi non scappano quando vedono la polizia. Nelle indagini, Valens trova l’unico aiuto in Cody (George Grizzard), un bizzarro individuo che si dimostra stranamente interessato, e non in modo ostile, a quello che è ormai ritenuto il classico poliziotto dalla pistola facile. 

Per la verità il sergente trova un po’ di umana comprensione anche dalla bella Liz (Stephanie Powers): ma questo solo dopo il pesante pestaggio che Valens subisce da un gruppo di giovanotti, tra cui il figlio del dottor Ruston. La cui madre (Eleanor Parker), al contrario, cerca con il poliziotto un tipo di confronto fisico più piacevole ma, vista la situazione, altrettanto inopportuno. Più controverso l’atteggiamento di un’altra figura chiave nel racconto: la signora Willow (la mitica Lillian Gish) era una devota paziente del dottore rimasto ucciso e sembra strano che accolga benevolmente in casa l’uomo che lo aveva appena ammazzato, soprattutto dopo averlo incontrato in tribunale. 


E dire che la trama è ben congeniata, come si confà ad un prodotto hollywoodiano, e lascia straniti che una simile perplessità, che peraltro potrebbe avere varie giustificazioni nella vita reale, non sia scongiurata preventivamente in sede di stesura del copione. Tuttavia l’aspetto più interessante, ma questo riguarda non solo il personaggio della Gish ma delle attrici del cast in generale, è però un altro: il protagonista viene in contatto con quattro donne, senza combinare niente da un punto di vista sentimentale. Il che in un film di Hollywood è quantomeno singolare. La cosa che salta all’occhio è che le quattro interpreti in questione appartengano ad epoche diverse: Lillian Gish era una diva del muto, Eleanor Parker ebbe il suo momento migliore tra i quaranta e i cinquanta, Joan Collins era al vertice proprio ai tempi dell’uscita del film (e non a caso è la moglie del protagonista) ed era facile prevedere che nel futuro la giovane Stephanie Powers avrebbe fatto parlare di sé. Insomma, c’è da scegliere una figura femminile coprendo circa mezzo secolo di storia del cinema, eppure il nostro sergente non ci cava un ragno dal buco. Visto che anche gli uomini del film non è che gli prestino troppa fiducia, verrebbe da dire che il nostro eroe è solo come un cane, se nonché nella storia c’è già un cane, quello della signora Willow. Forse con un po’ di ritardo il fiuto del nostro poliziotto capirà che proprio il quadrupede è l’elemento chiave per sbrogliare la matassa e scoprire che l’unica persona che sembrava disposta ad aiutarlo era invece il colpevole. Insomma, gli anni sessanta si apprestavano al termine e, a pensarci, la figura del poliziotto svelto con la pistola sarebbe divenuta un bersaglio tipico della contestazione in procinto di esplodere a livello mondiale. E, guardando la situazione in cui si trova Valens, sembra proprio che i tempi fossero maturi.







Joan Collins






Stephanie Powers



Eleanor Parker


Lilian Gish


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