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sabato 2 maggio 2026

THE POWER WITHIN

1816_THE POWER WITHIN Stati Uniti, 1979. Regia di John  Llewellyn Moxey

Accanto ai prodotti derivati dai comics, negli anni Settanta, la televisione americana aveva realizzato alcune serie supereroistiche autonome: L’uomo da sei milioni di dollari, La donna bionica, L’uomo di Atlantide, furono gli esempi più noti. Si può notare, come caratteristica di questi telefilm, un tentativo di adeguare i canoni supereroistici agli incombenti anni 80: non a caso, tra le serie tratte dai comics, praticamente solo quella dedicata all’incredibile Hulk riuscì a varcare la fatidica soglia del 1980, venendo peraltro chiusa già nel 1982. Senza stare a scomodare il mitico Batman degli anni 60, serie gloriose come Wonder Woman o L’Uomo Ragno si erano dovute arrendere entro quella sorta di soglia psicologica costituita dal 1979. Del resto, gli anni 80 non cominciarono sotto buoni auspici per il fumetto in generale e i Supereroi erano decisamente fuori moda; alla televisione americana ne dovettero prendere atto. Come visto, in precedenza avevano però fatto alcuni tentativi per aggiornare i canoni, con eroi con costumi meno sgargianti e spiegazioni alla base dei superpoteri più credibili per un pubblico che, inevitabilmente, era scientificamente più istruito dei ragazzini degli anni 60. Per onor di cronaca, va detto che anche le citate serie con super-eroi che non avevano ispirazione tratta dai comics, furono chiuse prima dell’arrivo degli Heighties. Negli anni 80, infatti, le uniche serie supereroistiche che si ricordano sono quelle con forte impronta umoristica, tipo Ralph supermaxieroe o Il mio amico Ultraman, mentre, forse in ossequio al mito dell’automobile, vero «motus-symbol» [neologismo creato dai pubblicitari della Volkswagen per la campagna di lancio dell’autovettura Golf] del decennio, funzionarono bene telefilm come Supercar o Automan. Queste due ultime due serie sono in qualche modo ascrivibili al genere, eppure non furono considerate alla stregua dei fumetti e dei prodotti da loro derivati o comunque simili. Elementi ritenuti troppo infantili e, soprattutto nella prima metà degli Ottanta, assolutamente aborriti dai ragazzi. In questo contesto, si può capire come The Power Within sia un tentativo di agganciare proprio quella frangia di pubblico, quella che si appassionò a Supercar o Automan, per capirci, che ancora resisteva. Fu, tuttavia, un tentativo infruttuoso, in quanto il film-pilota in questione, l’ennesimo affidato alla solida regia di John Llewllyn Moxey, non ottenne evidentemente i risultati sperati. Il che è abbastanza curioso, perché The Power Within è un buon film, divertente e con un’avvincente trama avventurosa, ricca di suspense che scandisce il ritmo a dovere. 

Il protagonista, Chris Darrow (Art Hindle), è divenuto una sorta di batteria elettrica e, prima di restare completamente a secco, deve ricaricarsi, altrimenti passerà a miglior vita Forte di un tale espediente narrativo, quella vecchia volpe di Moxey può quindi gestire il racconto a piacimento, tenendo sempre sul filo del rasoio gli spettatori. In ogni caso, la trama è ben articolata e, seppure le coincidenze clamorose siano alla base del racconto, come è d’uopo in un racconto di fantascienza, ci sono alcuni particolari in merito che si distinguono per originalità. Che il fulmine, che trasformerà Chris in un uomo carico elettricamente, colpisca proprio un individuo che subì, nel ventre materno, una scarica di raggi da un esperimento nucleare che ne mutò il DNA, è ovviamente un cliché abbastanza tipico di questo genere di racconti. E Che suo padre, il generale Darrow (Edward Binns), sia a capo di una base militare che traffica in queste operazioni, è un’altra tipica coincidenza, ma, in fondo, fa già parte del «pacchetto». La madre di Chris, moglie dell’ufficiale, poco prima del travaglio, bazzicava l’area dell’esplosione alla ricerca del marito e quindi si può considerare questo passaggio narrativo una diretta conseguenza della prima coincidenza narrativa, più che una ulteriore. Quindi, in fin dei conti, la clamorosa coincidenza che giustifica il presupposto che origina la vicenda è ben incastonata nel tessuto narrativo, quando, in casi simili, si tratta di passaggi abbastanza estemporanei; semmai, si può annotare altro, in questo senso. Il pretesto per il rapimento della dottoressa Miller (Susan Howard) nasce infatti da un malinteso, volendo una sorta di coincidenza, ovvero dalla fortuita presenza di Chris nella base proprio quando alcuni agenti segreti al soldo di un mercenario voglio impossessarsi di un dispositivo in grado di mettere in ibernazione la vita umana. Che tutta la vera trama avventurosa del film, sia innescata da una sfortunata coincidenza, con Chris che viene creduto essere la cavia che ospita l’eccezionale sistema di sopravvivenza quando invece ha una sorta di orologio che tiene sotto controllo la sua carica elettrica, è uno stratagemma perlomeno originale. Insomma, la trama non è così scontata come si potrebbe pensare quando capita di leggere la tipica sinossi del film, nella quale si sintetizza la vicenda in modo analogo a quelle che raccontano l’origine dei comuni super-eroi. È certamente vero che un fatto eccezionale, il fulmine che colpisce il protagonista, anziché ucciderlo gli regala un super potere, esattamente come accade nei fumetti, ma va messo a referto un tentativo di costruire una storia comunque originale. Il risultato finale non è, tuttavia, del tutto soddisfacente. A suo tempo, il critico del Los Angeles Times, Kevin Thomas lo definì “Divertentemente assurdo” [dal Los Angeles Times, del 11 maggio 1979, pagina 107, tramite la pagina web https://web.archive.org/web/20250705220423/https://www.newspapers.com/article/the-los-angeles-times/175995920/, visitata l’ultima volta l’8 febbraio 2026], grosso modo le stesse parole usate da Gail Williams per l’Hollywood Reporter: “Sorprendentemente divertente”. [da Wikipedia in lingua inglese del film, pagina web https://en.wikipedia.org/wiki/The_Power_Within_(1979_film), visitata l’ultima volta l’8 febbraio 2026]. 

Ma non mancarono le critiche negative, ad esempio su Shock Magazine “Un fallimento prodotto da Aaron Spelling (notissimo produttore della televisione americana, ndA) su un tipo comune con superpoteri elettrici, che sperava di attirare gli spettatori con la sua promessa di fantascienza a basso costo, dato che serie in precedenza popolari come La donna bionica o L’uomo di Atlantide avevano ormai esaurito il loro tempo.” Nella stessa recensione, il critico della rivista si lamentò della scarsa attitudine «super» del protagonista che, in fin dei conti, come «attività eroica», definiamola così, si limitava a disarmare uno dei cattivi con una scarica elettrica”. [da Shock Magazine n. 44, 2013, pagina web https://archive.org/details/Shock_Cinema_44_c2c_2013_TLK-EMPIRE/page/n45/mode/1up, visitata l’ultima volta l’8 febbraio 2026]. Altre recensioni, comunque negative, sottolineano come un certo tipo di eroi fossero ormai considerati inadeguati. Nel suo saggio Halliwell’s Television, il critico Lesley Halliwell scrisse “Si potrebbe pensare che ci sia una serie a fumetti in cui un supereroe può sparare i fulmini dalle dita, ma questo film pilota rovina anche questa possibilità” [da Halliwell’s Television Companion, 2°ed, Londra, Paladin Books, consultato tramite Internet Archive, pagina web https://archive.org/details/halliwellstelevi0000hall_u3t4/page/496/mode/2up, visitata l’ultima volta l’8 febbraio 2026]. Ancora più tranciante, il giudizio di Variety: “Se sembra tutto una roba per bambini lo è davvero”. [da Wikipedia in lingua inglese del film, pagina web https://en.wikipedia.org/wiki/The_Power_Within_(1979_film), visitata l’ultima volta l’8 febbraio 2026]. Come si vede, più che l’opera in sé, che in ogni caso è lungi dall’essere un capolavoro, ad essere fuori tempo massimo era l’argomento, con i super-eroi e la narrativa considerata fino ad allora per ragazzi, come appunto i fumetti, che erano divenuti improvvisamente “roba per bambini”. Per fortuna verso la fine del decennio pneumatico, nel senso di vuoto, i comics torneranno a far sentire la propria voce, aprendo una stagione, quella degli anni 90, fortunatissima, in quel senso. E non solo per i bambini.

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