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martedì 9 febbraio 2021

SESSO DEBOLE?

747_SESSO DEBOLE? (The Opposite Sex). Stati Uniti1956. Regia di David Miller.

Se si guarda il manifesto originale di Sesso debole?, commedia musicale di David Miller, si rimane perplessi dalle figure femminili che vi sono rappresentate. Il film è degli anni cinquanta, per cui il poster è un’elaborazione da una base fotografica: in genere ad Hollywood sapevano il fatto loro, in materia di grafica, ma qui combinano un pasticcio tremendo. La storia è il remake di Donne (1939, di George Cukor) ma non stiamo a scomodare il film con Norma Shearer, Joan Crawford e Rosalind Russell se non per dire che, come evidente sin dal titolo, anche in questo caso si tratta di una vicenda completamente al femminile. Di conseguenza è logico che nel manifesto vengano rappresentate le cinque di questa nuova versione della storia: June Allyson, l’assoluta protagonista, la sua rivale Joan Collins e le tre comprimarie, Dolores Gray, Ann Sheridan e Ann Miller. E qui veniamo al tasto dolente: pare che, per uniformarne le siluette, sia stata presa la figura di Joan Collins (la migliore del lotto, in questo senso, e per notevole distacco) vista da dietro e replicata cinque volte. A questo punto sono state aggiunte le teste delle varie attrici, che si volgono verso chi guarda il manifesto. Purtroppo il lavoro non è accurato, come si può notare facilmente dalle proporzioni della figura con la testa di Dolores Gray, ma anche alla protagonista June Allyson non è che vada poi meglio. Come una produzione hollywoodiana, MGM, tra l’altro, si perda in simili dettagli resta un mistero: tuttavia la sciatteria con cui si deve aver curato il poster è simbolicamente indicativa del lavoro, in generale, con cui si è poi sviluppato Sesso debole? come film. Le potenzialità c’erano: i numeri musicali non sono male, in particolar modo la canzone sui titoli di testa cantata da Dolores Gray, le performance danzanti di Joan Collins (dove si esibisce anche Carolyn Jones), e il brano country cantato nel finale da Jeff Richards. 


Delude invece proprio June Allyson: in fondo è la protagonista di un musical e, visto il suo curriculum, ci si aspetterebbe almeno una buona prova canora. Invece nel suo unico numero interessante, il pezzo A perfect love, è doppiata da Jo Ann Greer. D’accordo, non era un disonore venire doppiata dalla Greer in una canzone, capitò anche a Rita Hayworth in Trinidad, ma vogliamo mettere la presenza scenica dell’atomica con la Allyson? Insomma, Rita, se la cavava alla grande anche interpretando la canzona di un’altra, June decisamente no. E poi, le premesse iniziali del film, con le parole della canzone The Opposite Sex a lasciar intendere una storia divertente e piccante, lasciano poi il posto ad una vicenda abbastanza prevedibile. 

La Allyson è Kay moglie fedele e anonima di Steve (un improbabile Leslie Nielsen), produttore teatrale; Joan Collins è Crystal, ballerina della compagnia e vera bomba sexy oltre che arrivista senza scrupoli. Le altre attrici del cast sono chiamate a interpretazioni ancora meno tridimensionali: devono sostanzialmente spettegolare e cercare di rubarsi a vicenda i mariti, con una segnalazione particolare sull’accanimento della trama nei confronti di Sylvia, il personaggio di Dolores Gray. Ma, nonostante il film sembri un tentativo di dipingere il mondo femminile con una divertita acidità, l’impostazione è fin troppo morigerata da sembrare bigotta. Kay come detto è la brava moglie, all’occorrenza indipendente ma che ama il marito a dispetto dell’infedeltà di costui; il suo matrimonio verrà salvato dalla figlia in una scenetta tanto tenera da essere insopportabile, in ogni caso completamente fuori luogo in un film che aveva ben altre premesse. Insomma, un’impostazione della storia un po’ troppo scolastica (da scuola materna). E perfino la messa in scena, nel complesso degna di un musical fatto come si deve, ha però qualche sbavatura di troppo. Un dettaglio, che tanto per cambiare riguarda la protagonista, per quanto trascurabile ha dell’incredibile (ma per davvero). Possibile che nessuno, né lei né il regista né altri, si siano accorti che quando lancia il grido di battaglia “ho avuto un anno intero per far crescere gli artigli: rosso giungla” sta agitando le mani mostrando le unghie delle dita con uno smalto incolore? (sic!). 


Nella scena successiva, quella in cui si riprende il marito (che Nielsen tratteggia sostanzialmente come un babbeo) le unghie sono rosse; non che questo sia importante, in sé, ovviamente, ma certifica che la scena precedente, con una svista tanto imbarazzante, è a tutti gli effetti un errore pacchiano che ad Hollywood non dovrebbero permettersi. Purtroppo la Collins, che avrebbe avuto i mezzi per risollevare le sorti della baracca, si limita ad interpretare la cattiva di turno abbastanza monodimensionale; peccato perché Joan avrebbe potuto attingere agli aspetti più controversi e combattuti della propria personalità d’interprete e, con la sua classe, avremmo certo assistito completamente ad un altro film. Evidentemente il copione le assegna un ruolo che si adagi più banalmente su quegli aspetti caratteriali che l’attrice spesso ostentava, tenendo quelli più profondi celati ma pronti per i successivi sviluppi. Che in Sesso debole? purtroppo non ci sono. 

Così Joan si accontenta di illuminare la scena con la sua bellezza oscurando le altre protagoniste, rubargli un paio di uomini e sparare qualche battuta fulminante. La migliore quella in cui, al bar, dopo essere stata squadrata da Sylvia, se ne va senza pagare. E al cameriere che le chiede del conto, risponde di farlo pagare all’invidiosa ammiratrice. E prima che questa possa protestare, chiude la questione con un “in fondo se la cava con poco. Costa un dollaro anche ammirare la Statua della Libertà” che sancisce la sua monumentale bellezza. Insomma, nessuno tiene testa alla Collins che, nel finale, viene scaricata quando ha già per le mani l’uomo del momento, Buck (Jeff Richards), scippato alla povera Sylvia. Dopo che ha fatto la sua regale uscita di scena, lasciando le rivali ancora una volta nell’ombra, il copione prevede una conclusione dall’aria posticcia che sembra messo in piedi per non darle tutte vinte ad un personaggio tanto negativo. Buck, infatti, non sembra intenzionato a sposarla tanto presto, ora che è diventato un cantante famoso Ma non è questo il passaggio più controverso che vede protagonista la Collins che, quando è sullo schermo, è sempre una forza destabilizzante. Nel film, nelle fasi iniziali, Kay, dopo essere stata umiliata in modo palese da Crystal, che le stava contemporaneamente soffiando il marito, le rifila un ceffone. Si narra che gli accordi fossero che sulla scena non vi dovesse essere contatto, tra le due attrici, mentre al momento di girare la Allyson mise un po’ troppa energia nello schiaffo, tanto da far volare via gli orecchini della Collins. Forse fu davvero un errore ma il sospetto che ad armare la mano dell’americana fosse anche un po’ di invidia per l’avvenenza della collega rimane. Infatti pare che la Collins ci rimase male più del suo personaggio: ma, a conti fatti, nonostante il suo fosse il personaggio stereotipato della cattiva al 100%, probabilmente per un’altra donna non c’è tutta questa differenza tra Crystal e un’attrice brava e capace come Joan Collins, perché ne condivide il difetto più insopportabile. Essere troppo bella.  


 
     









Joan Collins












June Allyson


Dolores Gray



Ann Sheridan


Joan Blondell


Agnes Moorehead

5 commenti:

  1. ahi ahi, quando ho visto l'anteprima su facebook che mi ha condotto qui, leggendo il titolo mi aspettavo un filmone di quelli che vanno a fondo nel trattare questioni di donne, invece altro che sesso debole, è debole proprio il film...
    comunque la scena dello schiaffo mi ha fatto ridere, visto che anche le donne del mio racconto a fumetti ci stavano andando vicino :D

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  2. C'è anche un vera e propria zuffa, non l'ho citata nella rece ma ne ho messo una foto. Delle due rivali protagoniste è coinvolta solo la Allyson. (A proposito del tuo fumetto, la moglie di padre Adam come si chiama? Eva? )

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  3. non avevo pensato a un nome... però Eva non sarebbe male, anche se potrebbe far pensare alla Kant :D

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  4. di sicuro non è un tipo debole, lei! :)

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