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giovedì 4 febbraio 2021

COME EVA... PIU' DI EVA

742_COME EVA... PIU' DI EVA (Our Girl Friday)Regno Unito1953. Regia di Noel Langley.

Divertente commedia britannica con ambientazione esotica, Come Eva… più di Eva è la fulminea consacrazione di Joan Collins. D’accordo, il film non sfondò certo al botteghino e questa mancanza di un’affermazione definitiva anche al box-office sarà un po’ una costante nella carriera della Collins, almeno per un certo periodo. Questo non tanto in valore assoluto, visto che l’attrice riscosse un’ottima notorietà che fu però inferiore a quella che il carisma scenico dell’attrice inglese avrebbe legittimato. Tuttavia, guardando i film a posteriori, si vede che classe e talento, uniti ad un’imprescindibile, per una star del suo genere, phisique du role, non mancavano affatto a Joan. E in Inghilterra se ne accorsero in fretta: se il suo esordio assoluto era datato 1951, solo due anni più tardi veniva messa come protagonista assoluta in una commedia a tener testa a tre attori, magari non di primissimo livello ma certamente più navigati di lei. E la Collins, dopo gli ottimi ruoli come ragazza difficile (I Believe in You, Cosh Boy, Appuntamento col destino, The Square Ring) si dimostra in grado di reggere anche in una parte leggera. Naturalmente lo fa con il suo tipico piglio: nel film è Sadie, una ricca ragazza viziata in crociera con i genitori, gli spassosi coniugi Patch (Hattie Jacques e Felix Felton). Mentre facciamo conoscenza con i futuri protagonisti della storia, Carrol (George Cole) è un cronista, e si trova subito a battibeccare con Sadie, Pat (Kenneth More) un fuochista irlandese e Gibble (Robertson Hale), un ridicolo professore, la nave si scontra con un'altra imbarcazione. Il naufragio è uno dei momenti più spassosi del racconto (e forse uno dei naufragi più divertenti nella storia del cinema), i coniugi Patch hanno un paio di scene in puro stile slapstick con Gibble e, mentre una buffa colonna sonora accompagna allegramente il parapiglia generale, Pat si avventa sul bar lasciato incustodito. Alla fine si ritrovano su una scialuppa di salvataggio Sadie, Carrol, Gibble e Pat, al momento completamente ubriaco. 

Arrivati su un’isola deserta devono affrontare le difficoltà intrinseche a questo tipo di situazioni (cibo, riparo, ecc.) ma, più che altro, devono gestire il fatto di trovarsi tre uomini insieme ad una ragazza. E che ragazza, viene da dire vedendo la Collins con il costume due pezzi improvvisato. Carrol, che aveva cominciato col piede sbagliato, sembrerebbe, proprio per questo, il favorito; e, complice una botta in testa, riesce a strappare anche un innocente bacio alla dispotica fanciulla. Ma è un fuoco di paglia. Gibble, in nome del suo superiore rango culturale, arriva a perdere ogni dignità, pur di elemosinare attenzioni da Sadie, per altro senza successo. L’unico che non sembra troppo coinvolto dall’avvenenza della giovane è Pat, ma forse solo per spirito pragmatico. 

In ogni caso le gelosie tra gli uomini rendono ingestibile la situazione al punto che Sadie assume prima il comando, successivamente decide di sposare uno dei tre, da tirare a sorte, per chiudere ogni questione. Di fronte a questa svolta i tre uomini sembrano quasi riluttanti e Gibble, che estrae la paglia più corta, non pare troppo convinto. L’avvistamento di una nave all’orizzonte toglie il gruppo dall’imbarazzo. Al sicuro, pronti a rientrare alla vita di sempre, Gibble e Carrol ritornano alla carica, ma Sadie è ancora irremovibile mentre flirta col giovane ufficiale della nave. In realtà tutte quelle smancerie sono solo un diversivo, la ragazza vuole parlare con Pat e, quando lo trova, gli chiede di sposarla. Il che è già abbastanza spiazzante, in un film degli anni cinquanta, ma quando lui le chiede perché dovrebbe accettare una simile proposta, emerge la natura di Joan Collins dal personaggio di Sadie: “perché ti amo”. Sadie non si chiede, infatti, cosa provi Pat; una domanda che ogni donna è usuale ritenere che si farebbe, in una simile situazione. No, a lei basta sapere di amare il suo uomo e questo con una predisposizione certamente più autorevole di quella tradizionalmente intesa come femminile. La Collins cominciava già, nel 1953, in un film innocente e leggero come Come Eva… più di Eva a ridefinire il ruolo e la figura della donna. E senza rinunciare al bikini; a costo di ricavarselo stracciando la maglia di un marinaio.    




   Joan Collins





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