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venerdì 28 settembre 2018

BANDITI A MILANO

215_BANDITI A MILANO Italia, 1968;  Regia di Carlo Lizzani.

Film di culto che segnò il genere poliziesco italiano, gettando le basi per il fiorire nel decennio successivo del cosiddetto poliziottesco, Banditi a Milano di Carlo Lizzani è un lungometraggio che si apre in modo spiazzante. Il tema del racconto è ispirato alle gesta della banda Cavallero, al tempo freschissime e clamorose: nel giro di un breve periodo i quattro banditi torinesi compirono ben 17 rapine. L’idea di Lizzani è quindi quella di sfruttare la scia della cronaca dirigendo un vero e proprio instant movie. Forse anche per introdurre in modo esplicito questo aspetto, la parte iniziale è strutturata un po’ come un cinegiornale ma, per la verità, rimane il dubbio che le strampalate teorie sociologiche (ad esempio il crimine diffuso imputabile ai fumetti) che si possono ascoltare siano piuttosto passaggi ironici indirizzati ai benpensanti. Meno male che, in ogni caso, poi prende piede una forma narrativa più consueta, l’indagine delle forze dell’ordine da un lato e l’attività dei criminali dall’altro, pur mantenendo un generale aspetto di grande aderenza realistica. Se Tomas Milian, nei panni del commissario Basevi, mantiene un profilo basso, Gian Maria Volonté, che interpreta il capobanda Piero, si scatena in una prestazione recitativa costantemente sopra le righe, andando a richiamare gli atteggiamenti di quel Pietro Cavallero a cui il suo personaggio fa riferimento.

Questo suo modo enfatico, così come anche i furibondi inseguimenti con le vetture o le sparatorie senza quartiere, si innestano in modo convincente sul realismo generale, dando una connotazione nuova e originale al genere guardie e ladri. L’attenzione al dettaglio quotidiano di seconda importanza, come ad esempio la figura dell’uomo che cerca la sua automobile e che ritorna più volte nel racconto, è un altro elemento che contribuisce all’aspetto realistico, come del resto anche la telefonata della mitomane su cui Lizzani si sofferma più del prevedibile. In generale l’operazione del regista romano si può dire pienamente convincente, fatto salvo qualche dubbio per il curioso incipit documentaristico: ma Banditi a Milano è un film duro e riuscito. 





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