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sabato 19 gennaio 2019

L'INQUILINO DEL TERZO PIANO

289_L'INQUILINO DEL TERZO PIANO (Le locataire)Francia 1976;  Regia di Roman Polanski.

Distillato in concentrazione purissima della poetica di Roman Polanski, L'inquilino del terzo piano può assecondare numerose interpretazioni, tutte con qualche fondamento, ma è nel suo essere sfuggente e indefinito che possiede la sua vera cifra stilistica. Certo, le influenze kafkiane sono evidenti, e perfettamente concretizzate in una storia nella quale il protagonista si trova oppresso da una situazione dove è difficile distinguere la realtà dal frutto della propria immaginazione. Polanski, tuttavia, sottrae al suo testo ogni tentativo di interpretazione logica in tal senso: alcuni passaggi possono essere interpretati come allucinazioni dell'inquilino del terzo piano, altri invece sembrano accadere davvero; ma c'è almeno un passaggio, quello in cui il protagonista crede di sentire il campanello della porta mentre in realtà è la pentola sul fuoco a fare rumore, che evidenzia la mania di persecuzione dell'individuo. E’ comunque vero che in molti altri casi l'interpretazione dei fatti è volutamente lasciata ambigua; e questo mette, anche noi spettatori, nelle stesse angoscianti condizioni del protagonista del film. Protagonista che si chiama Trelkowski ed è interpretato dallo stesso Polanski: e questo fatto può essere un indizio sulla natura autobiografica dell'opera. In effetti, ci sono parecchi punti in comune tra la condizione dell'inquilino del terzo piano e quella della vita in gioventù del mago di Lodz, legata alla sua origine ebrea e alle discriminazioni antisemite subite. Ad avvalorare questa tesi c'è anche il cambio di nazionalità di origine del protagonista della storia che, nel romanzo alla base del film era russo, ed è divenuto polacco nella trasposizione cinematografica. 
Tuttavia Polanski sembra quasi giocare anche con il cinema e, in questo senso, i riferimenti all'egittologia sembrano scherzi, più che strizzate d'occhio, verso quel tipo di pellicole horror che provano a spiegare l'orrore della vita quotidiana ripescando miti e leggende del passato. Il bagno al piano dove abita Trelkowski ha una parete con iscrizioni egizie e, volendo, c'è poi anche una clamorosa e ironica citazione della mummia; è quindi possibile cercare di capire le anomalie nel racconto coinvolgendo una qualche antica maledizione. Questa soluzione potrebbe incanalare la spiegazione della storia chiamando in causa la reincarnazione, risolvendo così il circolo vizioso narrativo imbastito dall'autore: Trelkowski sarebbe quindi la reincarnazione dell'inquilina precedente, Simone Choule. 

In fondo, la reincarnazione è la massima espressione del riciclo umano e, quindi, sarebbe anche spiegato il ripercorrere, da parte del protagonista, la vita della precedente inquilina dell'appartamento al terzo piano. Forse anche il tema del travestitismo, con Trelkowski che si veste da donna per ripetere l'estremo gesto compiuto da Simone, potrebbe avvalorare questa tesi. E anche il bar che gli serve cioccolata invece del caffè o le marlboro invece delle gauloises, continuando le abitudini della ragazza che abitava prima di lui l'appartamento, sono altri indizi in tal senso. Ma… e se Polanski volesse dirci che siamo paranoici pure noi? Magari il negoziante è solo un po’ sbadato e davvero non ha le sigarette che fuma abitualmente Trekolwski. Mah!
L’autore, nello scegliere di interpretare Trelkowki, si circonda di vicini di casa presi da quel cinema hollywoodiano lasciato con il precedente film, Chinatown: già l'antipatica e scortese portinaia, impersonata da Shelley Winters, (un'autentica star del cinema americano), è emblematica nel suo essere ostile. E i due vicini più ossessivi, il padrone di casa e l'inquilina che ha organizzato la petizione, sono due attori di buon rilievo come Melvyn Douglas e Jo Van Fleet: se consideriamo che l'unico appoggio per Trelkowski arriva da Stella, l'amica della precedente inquilina, che non vive nel palazzo ed è interpretata da un'attrice francese (Isabelle Adjani), l'idea di una metafora con l'oppressione subita ad Hollywood dal regista polacco ci può anche stare. 

Come si vede sono molte le piste che si possono prendere, nel tentare di decifrare L'inquilino del terzo piano, ma nessuna sembra avere lo sbocco giusto, la soluzione all'impressionante ventata di angoscia che sembra trascinarci giù già alla prima scena dell'ospedale, con Simone completamente avvolta tra le bende. Il suo grido pauroso e disperato ci fa già, in quell'inspiegabile inizio, quasi sprofondare nel gorgo della sua bocca spaventosamente spalancata nel grido disperato. Ma quello ancora è niente. La ripetizione di quella scena, nel finale, è uno dei passaggi più spaventosi, anche per il carico di ignoto che trasmette, dell'intera Storia del cinema. E allora prende senso anche il non-senso dei tentativi di suicidio di Trelkowski, che prova a ripetere il gesto estremo di Simone e, visto che non riesce una prima volta, pateticamente ci riprova subito, mezzo distrutto dalla caduta ma assolutamente determinato a ripetere il gesto con successo. E acquista un suo significato anche l'essersi vestito da donna, perché la ripetizione sia quanto mai più simile al tentativo di suicidio (per altro andato a buon segno soltanto con qualche ora di ritardo) della precedente inquilina. Il cinema, come la vita, non lascia scelta: siamo condannati a ripetere un percorso già stabilito. Da chi? Da altri? Da un complotto ordito da chi ci sta intorno? O da una maledizione egizia? O forse da noi stessi? Ma allora anche Trelkowski non ha scelta, nel suo ostinarsi a lanciarsi ripetutamente dalla finestra. No, non ha scelta: deve rompersi tutte le ossa per venire ricoverato completamente bendato, bocca naturalmente a parte, all'ospedale, all'appuntamento con la sua visita. E, avere il tempo, prima di morire, di guardare il proprio destino. 
Ed esserne terrorizzato.





Isabelle Adjani






2 commenti:

  1. non si può dire che l'iconografia egizia non sia abusata :D
    p
    la difficoltà di comprensione del film penso abbia un suo perché in questo caso :)

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  2. Bene o male sempre in Polanski ma in questo caso direi che ne è la quintessenza.

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