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giovedì 26 novembre 2020

RITRATTO DI DONNA VELATA

673_RITRATTO DI DONNA VELATA . Italia; 1975. Regia di Flaminio Bollini.

Opera forse non pienamente riuscita, Ritratto di Donna Velata, sceneggiato per la regia di Flaminio Bollini, recupera in sede di bilancio finale facendo dimenticare i passaggi un po’ deboli delle fasi iniziali. È un giallo, quasi un thriller, e quindi si può considerare quasi fisiologico che, nella parte in cui si va imbastire la trama, ci sia qualche momento di stanca; a patto che sia propedeutico al classico finale dove i nodi verranno al pettine. Ma in questo caso i dubbi riguardano, tra le altre cose, la qualità visiva dell’opera, aspetto che, in un trattamento televisivo, non può comunque passare in second’ordine. Certo, storicamente gli sceneggiati RAI hanno sempre palesato qualche lacuna, in questo ambito, non fosse altro perché in genere coesistevano, nello stesso prodotto, differenti metodi di ripresa. Da quella televisiva per gli interni all’uso di pellicole per gli esterni; la differente grana dell’immagine, la diversa resa sullo schermo, poteva creare un certo fastidio nel veder accostate immagini di natura tanto dissimile. In Ritratto di Donna Velata le scene all’aperto, pur se girate in una location d’eccezione come Volterra, sembrano spesso insufficienti per qualità. Da un punto di vista narrativo, Bollini accumula misteri su misteri e in qualche passaggio sembra che la storia gli possa sfuggire di mano. Poi nel complesso se la cava, facendo qualche scelta che può lasciare perplessi ma che può anche essere intesa come dimostrazione di un certo coraggio narrativo. 

Il tema principale dell’intrigo verte infatti su un complotto ordito da Sergio (Manlio De Angelis), personaggio che se ne starà buono buono nell’ombra per tutto lo sceneggiato, lasciando campo alla sua complice Elisa (Daria Nicolodi). La Nicolodi, al tempo, era all’apice della fama grazie al contemporaneo successo del cult Profondo Rosso; e forse proprio il carisma eredità dell’importante ruolo nell’epocale film di Dario Argento aiutò l’attrice in una parte così rilevante e strutturata. Le sue doti recitative e soprattutto la sua voce sono certamente singolari ma, in un certo ambito (quello che va dall’horror al giallo), la Nicolodi ha indiscutibilmente una presenza suggestiva. A contendergli la scena, e a rendere l’atmosfera meno angosciante, ci pensa il protagonista della storia, Luigi Certaldo, interpretato da Nino Castelnuovo. Anche l’attore nato a Lecco inizialmente fatica forse un po’ ma, a gioco lungo, riesce ad interpretare in modo eccellente la vena sarcastico/surreale con cui il suo personaggio deve far fronte ad una serie di situazioni diverse tra loro e certamente di non facile gestione. La storia imbastita dagli autori Gianfranco Calligarich e Paolo Levi è infatti particolarmente complessa. 

C’è, come detto, un intrigo volto ad impossessarsi di un ipotetico tesoro etrusco in quel di Volterra; c’è poi una storia d’amore, con Luigi che si invaghisce di Elisa; c’è l’arcaico cugino di Luigi, Alberto (Mico Cundari) che vive in una vecchia villa che sembra un castello infestato; c’è il mistero, che si rivela doppio se non triplo, del ritratto da cui prende il nome lo sceneggiato; c’è Sandra (la bella Luciana Negrini) una restauratrice ambigua che pare in combutta con strani individui; c’è un fantasma che sembra essere un vero fantasma e c’è un ragazzino dai sorprendenti poteri telepatici. In tutta questa matassa narrativa la cosa che sorprende e spiazza maggiormente è che l’intrigo giallo vede coesistere due nature in genere antitetiche: da una parte c’è una spiegazione razionale, per gli imbrogli di Sergio e soprattutto per il colpo di scena del ritratto su cui è incentrata la storia, mentre la componente soprannaturale ha comunque un ruolo rilevante e, nel caso del fantasma a cavallo, nemmeno chiarito. 

Ma, anche per questi aspetti inconsueti, che possono quindi lasciare interdetto lo spettatore almeno sul momento, è poi il proseguo a finire per essere convincente, in questo caso nell’escalation finale davvero riuscita. Nel complesso il risultato è quindi positivo, sebbene le perplessità disseminate nell’opera non possono essere negate; ma ci sono anche scelte che vanno al contrario plaudite senza se e senza ma. Come l’ambientazione etrusca, che ricorda come anche l’Italia possa essere una location esotica e misteriosa adatta ad imbastire storie fantastiche anche di tono leggero. Di questo ultimo aspetto dello sceneggiato, di quella sua agilità narrativa, c’è consapevolezza, da parte degli autori e, oltre al registro interpretativo di Castelnuovo, in questo senso si possono intendere i ripetuti omaggi ai fumetti in cui appunto Luigi, il suo personaggio, si imbatte. 

Ritratto di Donna Velata potrebbe essere un soggetto per una storia di Kriminal, serie a fumetti di cui intravvedono alcune copertine, sebbene Luigi sembri un’italica versione di Alan Ford (un altro personaggio a fumetti di Magnus e Bunker) mentre i rimandi fantastici della vicenda possono ricordare qualcosa dei comics americani, quelli dei supereroi. Per cui l’operazione nel suo insieme è molto interessante: si prendono spunti culturali importanti dalla nostra Storia (gli Etruschi) ma il trattamento televisivo è leggero, strizzando l’occhio alla cultura popolare in voga al tempo (i fumetti). Un modo per consolidare l’ampiezza della gamma di offerta che gli sceneggiati RAI, già rinomata dalle tante trasposizioni di grandi autori della letteratura cosiddetta alta ma valorizzata anche da altre opere in tono più leggero. Oltre a ciò, la fase finale dello sceneggiato è notevole per suspense e colpi di scena e quindi nel suo momento cruciale Ritratto di Donna Velata non viene meno, vincendo la sua scommessa. Almeno quella decisiva.  


  Daria Nicolodi





  Luciana Negrini



2 commenti:

  1. non sapevo questa cosa che per gli sceneggiati RAI vengono usati tipo diversi di telecamera... ma la cosa non mi stupisce, perché già tempo fa avevo scoperto che pure nelle fiction italiane gli attori si doppiano :)
    in quanto agli Etruschi, ricordo che vengono menzionati anche in una storia di Mister No ;)

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  2. Nel post mi riferisco agli sceneggiati degli anni 70; oggi, con il digitale, penso siano problemi superati. Le attrici e gli attori italiani venivano spesso doppiati anche al cinema, mentre per le fiction a cui ti riferisci forse lo fanno per non prendere l'audio in presa diretta.

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