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domenica 15 novembre 2020

N. N. VIGILATA SPECIALE

667_N. N. VIGILATA SPECIALE (The Company She Keeps)Stati Uniti1951. Regia di John Cromwell.

L’anno successivo al sorprendente Prima Colpa il regista John Cromwell riprende le inusuali tematiche della carcerazione femminile concentrandosi stavolta sull’istituto della libertà vigilata. Ma il suo lavoro, in questo caso, risulta meno efficace e, in fin della fiera, N.N. Vigilata Speciale si affida prevalentemente alle performance delle due primattrici, l’inappuntabile Lizabeth Scott e l’inquieta Jane Greer. La prima veste gli eleganti panni di Joan Willburn, un’addetta al reinserimento delle ragazze in libertà vigilata; ovviamente Diane Stuart è proprio una ragazza fuori con la condizionale, ed è interpretata in modo sontuoso dalla seconda. Il film è del secondo dopoguerra e, sebbene non siano argomenti poi così insoliti, le coordinate della trama confermano l’importanza della figura femminile nella società americana del periodo. Le donne non solo non restano più in casa ma escono, eventualmente delinquono, vanno in carcere anche se possono uscire in libertà vigilata: esperienze che, viste in chiave femminile, offrono qualche nuovo spunto. Ad esempio per Diane è un problema non potersi vestire in modo un po’ elegante: il sobrio abito che Lizabeth le procura è mortificante, per un avvenente ragazza come lei. Il che sembra un dettaglio frivolo, invece, probabilmente, nasconde almeno un rilievo interessante. L’America è sì il paese dei balocchi, del lusso, del benessere ma tutto ciò convive con una indomita anima bigotta che spesso taccia per frivolo e vanesio ogni forma di ricerca di bellezza e di eleganza. 

Nel film questo aspetto c’è in modo implicito, nel senso che si lascia intendere che se Diane terrà una vita morigerata vestendo abiti sobri, si potrà ritenere ciò un bel biglietto da visita per mostrare il suo ravvedimento presso la Commissione Giudicante, che deve vagliare via via la condotta della giovane. Il che è del tutto arbitrario. Tuttavia il film si perde un po’ troppo sulla traccia sentimentale che vede Diane soffiare l’uomo (Larry, interpretato da Dennis O’Keefe) alla povera Joan. Dopo qualche prevedibile e giustificabile turbamento, l’assistente sociale accetta la sconfitta amorosa di buon grado, prodigandosi comunque per far ottenere il permesso a Diane di sposare il suo Larry (le detenute in liberà vigilata non godono infatti dei normali diritti civili). Questo eccesso di bontà d’animo di Joan finisce per annegare gli spunti interessanti della storia: dalla scorrettezza politica (ma in amore legittima) di Diane, alle sue tentazioni di uscire dal seminato (incombenti fino all’ultimo secondo utile), al formalismo burocratico della commissione giudicante le detenute. Commissione che, in molti suoi elementi (tutti signore attempate e bigotte e un solo uomo, non meno vetusto) sembra godere nel disporre della libertà (vigilata) altrui. Cromwell deve aver messo un filtro rosa sul suo obiettivo per cui, nel complesso, anche questa congrega di mummie ci fa addirittura una discreta figura. Eppure, sotto sotto, l’idea del sadismo vestito a festa e legittimato da qualsivoglia norma od articolo di Legge, spirito che anima ogni burocrate che infesta la faccia della Terra, sia il fattore dominante le decisioni della commissione riesce a fare capolino. Del resto è l’elemento di gran lunga più diffuso al mondo e basta recarsi in un qualunque ufficio, aimè non solo della Pubblica Amministrazione, per trovarne conferma. Consoliamoci con la bellezza di Jane Greer; argomento, tra l’altro, che indispone per natura proprio le commissioni come quella del film; e che è la fonte del loro proverbiale sadico zelo castrante.   












   Lizabeth Scott





Jane Greer










2 commenti:

  1. uhm, mi pare di capire che il carcere e il ravvedimento della protagonista sia un po' una scusa per fare gli ipocriti :-|
    fra le due donne, la Scott ha una bellezza più semplice e genuina stile Marilyn Monroe, ma la Greer mi stuzzica molto con quel suo sguardo che guarda in laterale }:‑)

    PS... "Vis a Vis", ambientata in un carcere femminile, fra tutte le serie Netflix che ho visto quest'anno è quella che mi è piaciuta di più! ;)

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