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domenica 29 novembre 2020

ROADBLOCK

675_ROADBLOCK . Stati Uniti1951. Regia di Harold Daniels.

Pur non essendo certo un testo imprescindibile, Roadblock, film del 1951, è comunque interessante. In un genere così codificato come il noir, la pellicola del regista Harold Daniels ci ricorda in modo atipico la matrice ambigua del genere. E, dal momento che si tratta di uno sguardo alternativo alla consuetudine, contribuisce in modo costruttivo alla definizione della corrente forse più affascinante dell’intera storia del cinema. Oltre ad essere un buon film, tra l’atro, divertente e intrigante come sanno essere i noir americani dell’epoca. Certo, manca qualche nome di richiamo e anche la regia non è troppo raffinata, ma i cliché narrativi noir sono talmente ben definiti che aiutano tantissimo a far girare la baracca. Tra l’altro i due protagonisti, Charles McGraw (è il detective assicurativo Joe Peters) e Joan Dixon (Diane, la dark lady di turno), tutto sommato se la cavano e, in generale, il cast è di livello professionale, come di consueto ad Hollywood. Il titolo, Roadblock (letteralmente blocco stradale) merita attenzione perché mette già in chiaro l’ambiguità del testo oltre a permetterci di parlare di uno dei momenti memorabili del lungometraggio. Il blocco stradale citato non è infatti usato in modo propriamente corretto, visto che la strada che viene bloccata, e su cui Joe sta cercando di fuggire in Messico, è in realtà un fiume, il Los Angeles River. Prima di Grease, di Terminator II, di Senza un attimo di tregua o di Drive, per citarne solo alcuni, il letto asciutto in cemento del fiume della città degli angeli è teatro della emozionante scena conclusiva di Roadblock. Il tema della falsa apparenza (ad essere bloccato è il letto di un fiume e non una strada) è quello portante nel film e, volendo, porta allo scoperto la vera matrice del cinema noir

Abitualmente nei noir classici abbiamo un personaggio protagonista maschile, un po’ tribolato, che viene condotto in rovina dalla femme fatale della storia. Il che è quello che accade anche il Roalblock, che non è certo un prodigio di originalità narrativa, questo va detto. Però Daniels esplicita quello che in genere questi film lasciano sottointeso: ovvero, l’eroe non è questo stinco di santo e la dark lady non è poi così cinica come di compiace di apparire. Il che potrebbe sembrare un errore, perché in questo modo si smonta il meccanismo tipico del genere, che i grandi interpreti riescono a far funzionare anche quando è risaputo. Eppure, forse anche per il calibro minore dei due attori protagonisti di Roadblock, qui la cosa funziona: in fondo Joan Dixon è una bella ragazza ma non ha quel tipo di classe che il ruolo le avrebbe dovuto imporre mentre McGraw, col suo grugno non troppo raffinato, è credibile anche quando salta il fosso

Curiosamente l’inversione dei ruoli è abbastanza credibile, con Diane che si ravvede scegliendo una vita onesta proprio quando Joe decide di passare al crimine pensando di soddisfare i costosi vizi della ragazza. Quindi l’eroe è ben poco eroico e la bad girl è una brava ragazza, che poi è un po’ un discorso che vale per moltissimi altri noir, sebbene molto ben mascherato a livello narrativo, e comunque da tenere sempre presente. Il tema di scoprire le carte per mostrare il vero volto delle cose, oltre dal titolo e dalla struttura generale, era presentato già nell’incipit, con il falso omicidio che andava a mascherare una rapina. Quello che manca, a Roalblock, è un po’ di nerbo nelle fasi preparatorie, perché quando Joe passa dalla parte del crimine la storia regge bene fino al notevole finale.  





Joan Dixon





2 commenti:

  1. dunque il ribaltamento dei ruoli è più presente di quanto sembri in questo tipo di film...
    approvo che qui sia stato messo più in evidenza! ;)

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  2. Beh, la forte codificazione del genere permetteva anche di giocare un po' a sorprendere lo spettatore...

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