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mercoledì 20 febbraio 2019

GREASE (BRILLANTINA)

306_GREASE (BRILLANTINA) (Grease). Stati Uniti 1978;  Regia di Randal Kleiser.

Nel 1977, La febbre del sabato sera di John Badham aveva rilanciato alla grande il genere musical e, soprattutto, affermato John Travolta come nuovo divo del tempo. Ma, al contempo, era riuscito anche ad attualizzare il genere, quello musicale, che negli anni settanta aveva faticato a trovare la giusta sintonia con la musica: La febbre del sabato sera riusciva a rendere bene lo spirito dei seventies, anche sfruttando in modo coerente la disco-music, uno dei fenomeni musicali dell’epoca. A fronte di un simile successo per il film, per il genere ma, soprattutto, per l’attore protagonista, il produttore Robert Stigwood, già artefice di Jesus Christ Superstar (1973, di Norman Jewison) e il regista Randal Kleiser mettono in cantiere un nuovo musical che mantenga al centro della pista lo scatenato John Travolta. L’operazione non ha poi molto in comune con La febbre del sabato sera, anzi. Certo, c’è Travolta e c’è anche una splendida colonna sonora (ma questo dovrebbe essere comune a tutti i musical), dove spicca la canzone omonima e tema dominante del film, scritta, guarda caso, da Barry Gibb, leader di quel gruppo, i Bee Gees, le cui tracce supportavano in modo preponderante proprio La febbre del sabato sera. Ma, a parte questi importanti riferimenti (stesso protagonista, sigla musicale praticamente dello stesso artista), Grease è un film completamente differente rispetto al precedente. Se in La febbre del sabato sera c’era una storia, anche drammatica, che supportava la colonna sonora (essendo un musical, il fatto che questo processo sia inverso al consueto è un titolo di merito) in Grease non succede assolutamente niente, se non puerili schermaglie adolescenziali. 
Certo, questo permette ad autori ed artisti una maggior libertà nelle esibizioni canore e danzanti, che qui diventano non tanto il tema dominante dell’opera, ma l’unico. Naturalmente il tutto funziona alla grande per via della splendida colonna sonora, che permette a Travolta e alla sua partner principale, Olivia Newton-John, di sciorinare perfomance sontuose, dove alla rinomata capacità di ballerino dell’uomo, la donna contrappone una superba esibizione canora. Ma, guardando a posteriori, se La febbre del sabato sera era un simbolo della fine degli anni settanta, Grease è il manifesto programmatico del decennio a venire. E, mentre il primo pescava nella vita vissuta per rendere omaggio ad un mondo allora concreto, Grease è forzatamente più astratto, dovendo anticipare un tempo ancora teorico, l’imminente futuro. Questa vena astratta del film è subito dichiarata coi titoli di testa, che sono cartoon fortemente stilizzati. 

Ma che ci sia qualcosa di strano, di poco naturale, nella messa in scena salta subito all’occhio: siamo negli anni ’50, all’ultimo anno alla Rydell High School, quindi i ragazzi protagonisti non possono essere più che maturi teen-ager. Ebbene, la media delle età dei dodici interpreti principali tra i ragazzi del film, è intorno ai 28 anni: addirittura Stockard Channing, che nella storia è Rizzo, una delle figure più importanti, ha circa 34 anni, e la Newton-John, comunque, non è poi così più giovane, avendone una trentina. Che ci fanno, quindi, un gruppo di trentenni che giocano a fare i bambocci delle scuole superiori? Volendo, una chiave di lettura è già nel titolo: Grease è il nome del prodotto da noi tradotto come brillantina, che fissa e lucida i capelli, mantenendoli in perenne piega. In sostanza, autori e attori prendono i favolosi anni ’50 e provano a rimetterli e mantenerli in perfetta forma, puliti e pettinati, per il decennio a venire, quello che si vuole sia altrettanto favoloso, gli anni ’80. E si tratta di un’operazione di spensierata e un po’ evanescente nostalgia che, almeno per buona parte, una volta riattualizzata, sarà poi effettivamente uno dei mantra del decennio pneumatico (inteso come vuoto).
Insomma, a guardalo oggi, Grease è soprattutto un film profetico.    



Olivia Newton-John







        


2 commenti:

  1. Ho sentito la triste notizia 😕
    La febbre del sabato sera, manco a farlo apposta, è stato citato qualche giorno fa nel programma "Reazione a Catena", con il conduttore che invitava uno dei giovani concorrenti a vederlo e soprattutto....ballarlo.... 👍

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  2. Beh, io non sono propriamente un fan di questi film però Olivia mi piaceva.

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