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lunedì 7 maggio 2018

LA BAIA DEL TUONO

142_LA BAIA DEL TUONO (Thunder Bay). Stati Uniti1953;  Regia di Anthony Mann

Film che rivela chiaramente il suo essere smaccatamente opera su commissione, La Baia del Tuono è al contempo un onesto prodotto di svago pur rimanendo coerente con la poetica dell’autore, il validissimo regista Anthony Mann. Infatti c’è un James Stewart (l’ingegner Steve Martin, nel film) che si butta anima e corpo in un’impresa che, allo spettatore (e forse anche allo stesso regista ma certo non al protagonista) in qualche momento sembra porre qualche dubbio morale. Lo sfruttamento petrolifero del Golfo del Messico è davvero quella benedizione per l’umanità che va professando il prode ingegnere? Alla fine, il trasporto trascendete per il proprio lavoro, vissuto come una vera e propria missione di vita, finisce quasi per convincere anche noi che, a posteriori, sappiamo bene quali danni ha fatto l’industria petrolifera nel mare (e non solo). Ma naturalmente l’obiettivo della macchina da presa di Mann non è focalizzato sull’ecologia, ma piuttosto sulla brama interiore, sulla sete di conquista (intesa in senso lato) che anima gli spiriti pionieri come l’ingegner Martin. Questo naturalmente mentre, in modo diciamo così ufficiale, viene imbastita una doppia storia d’amore a sfondo progressista, nel senso che il progresso aiuta e alla fine si sposa (letteralmente) con la comunità locale dei pescatori, in perfetta armonia da film hollywoodiano.

Nel lungometraggio c’è una esplicita componente tecnica che supporta il valore del progresso: viene illustrata per sommi capi l’idea di un’istallazione (la prima al mondo) di una piattaforma petrolifera in mezzo al mare e vengono anche mostrati alcuni passaggi sul suo funzionamento. Buona anche la doppia storia d’amore, con l’aiutante di Martin, Johnny Gambi (Dan Duryea) che si sposa la figlia minore (Marcia Henderson) di un marinaio locale, mentre all’ingegnere toccherà quella più grande, ovvero la splendida Stella (nientemeno che una smagliante Joanne Dru), pur dopo una logicamente tribolata storia sentimentale.

Insomma, tutto è bene quel che finisce bene, si potrebbe dire; se non fosse che oggi sappiamo come le cose, nella realtà (in riferimento generale all’uso del petrolio e particolare all’estrazione nel Golfo), alla lunga non siano andate poi in modo così trionfale. E allora questo film, proprio per la sua onesta e ingenua propaganda tecnica del progresso, qualche dubbio può farcelo venire, magari quando ci raccontano delle meraviglie tecnologiche del futuro.    

   


Marcia Henderson


Joanne Dru





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