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giovedì 17 maggio 2018

INDAGINE AD ALTO RISCHIO

148_INDAGINE AD ALTO RISCHIO (Cop). Stati Uniti1988;  Regia di James B. Harris.

Se la figura certamente più nota di Indagine ad alto rischio è quella dell’attore principale, il validissimo James Wood (qui anche nelle vesti di coproduttore), in realtà forse dovremmo concentrarci maggiormente su un altro uomo di cinema, che in questo film da sfoggio di tutta la propria versatilità: James B. Harris. Naturalmente salta all’occhio che Harris è il regista della pellicola, e questo lo pone già di suo su un piano privilegiato; ma l’autore nato a New York è anche produttore (insieme allo stesso Wood) e sceneggiatore, una polivalenza già mostrata da Harris nel corso della, per altro piuttosto sporadica, carriera. Sono infatti pochissimi i suoi lavori: giusto una manciata di regie, una di sceneggiature e una di produzioni, e di queste ultime sono rimarchevoli quelle per i primi film di Stanley Kubrick (dove annovera anche l’esperienza di attore, sebbene si tratti di una mera comparsata). E’ chiaro che siamo di fronte ad un cineasta che conosce molto bene il mondo del cinema, fatto che permette a Indagine ad alto rischio di essere un lavoro pienamente professionale. Ad esempio, l'esperienza nell'attività di sceneggiatore lo aiuta in un adattamento di un soggetto, il romanzo poliziesco Le strade dell’innocenza di James Ellroy, piuttosto intricato che Harris riesce a mantenere avvincente anche sullo schermo. Il tema dell’innocenza (richiamato appunto esplicitamente dal titolo del libro nella traduzione italiana) è trattato con durezza dal regista: l’innocenza non è un valore, ma una sorta di chimera, e chi si ostina a inseguirla, a conservarla, negando o anche solo cercando di ignorare la presenza del male, non fa che il gioco di quest’ultimo.

Sebbene questo sia un discorso che, specialmente al culmine degli anni ottanta (periodo dell’uscita del film nelle sale), si possa definire curativo se non addirittura necessario, Harris ci va con la mano piuttosto pesante, sia nelle scene dove sono mostrate le vittime, che nella spietatezza di certe soluzioni narrative e, a livello di trama, di alcune scelte comportamentali del sergente Hopkins (James Wood, appunto). Film discutibile quindi ma, nell’insieme, teso e diretto come un pugno allo stomaco; e peggio per chi, ostinandosi a celebrare tanto il sogno americano quanto la cosiddetta rivoluzione culturale, se lo prenderà in pieno.   



Randi Brooks



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