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martedì 7 gennaio 2020

INVITO AD UNA SPARATORIA

495_INVITO AD UNA SPARATORIA (Invitation to a gunfighter); Stati Uniti, 1964. Regia di Richard Wilson.

Moltissimi ingredienti, ma forse poco amalgamati tra loro, sono la caratteristica saliente di questo Invitation to a Gunfighter del regista Richard Wilson. La situazione si presenta caotica già di suo: una cittadina del New Mexico dove americani e messicani vivono separati; il ritorno di un reduce sudista in una città che, a sorpresa, è interamente unionista e gli ha espropriato la casa; una donna (Janice Rule) che non ha aspettato il ribelle in questione (Geroge Segal) ma si è sposata un ex combattente nordista monco, che forse non ama, ma che l’ha impietosita per via del braccio perso in una nobile causa (la guerra alla schiavitù). Manca da citare il tipico padrone della città, borioso come tutti i padroni delle città del cinema western. In questa situazione arriva Jules Gaspard d’Estaing (Yul Brinner), pistolero creolo dal nome francese ed elegante, e che veste in modo anche più elegante, con vistosa camicia bianca e abito scuro. D’Estaing viene assunto come sicario per far fuori il ribelle, ma si dedica a tutt’altro; vaga per il film, familiarizza coi messicani, tratta bene le signore e maltratta gli intermediari, evita di uccidere il ribelle mentre si innamora della donna a cui uccide il marito (il nordista monco). Poi demolisce mezza città, umilia il boss e, infine, leva il disturbo. Una scheggia impazzita che, a differenza di altre storie già sentite, non capita in una città tranquilla e sonnolenta ma già lacerata dall’odio e funge solo da acceleratore per portarla al collasso. Insomma, una situazione forse simile a quella del genere western nel 1964: visto le contraddizioni che aveva provato a reggere da troppo tempo, era già sul punto di implodere. Il crepuscolo del genere era già nei suoi presupposti e gli innesti che arriveranno col tardo western o con gli spaghetti western, potrebbero quindi essere stati anch’essi semplici acceleratori, proprio come il d’Estaing di Invito ad una sparatoria. Nell’insieme il film si lascia vedere, ma con un pizzico di fatica, forse per il suo procedere in modo troppo discontinuo.





Janice Rule




    
    

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