1843_HO FATTO SPLASH , Italia, 1980. Regia di Maurizio Nichetti
Dopo il clamoroso successo del film d’esordio, Ratataplan,
Maurizio Nichetti insiste nel suo approccio alla Settima Arte, denso di citazioni
verso i comici classici, Charlie Chaplin, Buster Keaton, Stanlio e Ollio,
Jacques Tati su tutti, ma trattati con un personalissimo gusto. Ho fatto splash
è anche una critica ai cliché degli anni 80, di cui si era all’alba ma che a
Milano, dove è ambientata la vicenda, erano già ben più che lanciati. In realtà
l’incipit del racconto fa riferimento al 1958, con un bimbo che si addormenta
davanti alla televisione, durante la trasmissione Canzonissima: si risveglierà appunto
una ventina d’anni dopo. Accolto in casa della cugina Carlina (Carlina Torta),
una giovane donna che convive con Angela (Angela Finocchiaro) e Luisa (Luisa
Morandini), Maurizio, un tizio davvero surreale, porterà un certo scompiglio
nella vita delle tre ragazze. Divertenti alcune sequenze, come quella del
matrimonio, di cui fa sganasciare la gag finale in chiesa, o le scene col
bambino che guarda ossessivamente Gundam alla televisione. La comicità
di Nichetti ha bisogno di un certo tempo, per carburare, avendo l’attore
rinunciato all’utilizzo della parola come strumento per far ridere. In effetti,
in Ho fatto splash, Nichetti proferisce unicamente le tre parole che
compongono il titolo, e che, nel racconto filmico, diverranno un efficace
slogan per una bibita gasata. Rifacendosi alla scuola dei mimi, perfezionata negli
anni presso il Piccolo Teatro, istituto che viene anche omaggiato nel corso del
film, Nichetti rielabora il proprio stile fondendo anche elementi grafici
appresi dalle collaborazioni con Bruno Bozzetto, condendo il tutto con una vena
surreale del tutto personale. Quello che rimane, soprattutto, guardando oggi la
sua opera a distanza di tanti anni, è la soave leggerezza della sua cifra
poetica, uno stile delicato ma non per questo poco incisivo. Maurizio Nichetti
è in grado di creare un personale universo dove vigono regole proprie, nel
quale tuffarsi è come aprire una finestra in una giornata di primavera. Occhio
ai piccioni, però.



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