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giovedì 23 luglio 2026

HO FATTO SPLASH

1843_HO FATTO SPLASH , Italia, 1980. Regia di Maurizio Nichetti

Dopo il clamoroso successo del film d’esordio, Ratataplan, Maurizio Nichetti insiste nel suo approccio alla Settima Arte, denso di citazioni verso i comici classici, Charlie Chaplin, Buster Keaton, Stanlio e Ollio, Jacques Tati su tutti, ma trattati con un personalissimo gusto. Ho fatto splash è anche una critica ai cliché degli anni 80, di cui si era all’alba ma che a Milano, dove è ambientata la vicenda, erano già ben più che lanciati. In realtà l’incipit del racconto fa riferimento al 1958, con un bimbo che si addormenta davanti alla televisione, durante la trasmissione Canzonissima: si risveglierà appunto una ventina d’anni dopo. Accolto in casa della cugina Carlina (Carlina Torta), una giovane donna che convive con Angela (Angela Finocchiaro) e Luisa (Luisa Morandini), Maurizio, un tizio davvero surreale, porterà un certo scompiglio nella vita delle tre ragazze. Divertenti alcune sequenze, come quella del matrimonio, di cui fa sganasciare la gag finale in chiesa, o le scene col bambino che guarda ossessivamente Gundam alla televisione. La comicità di Nichetti ha bisogno di un certo tempo, per carburare, avendo l’attore rinunciato all’utilizzo della parola come strumento per far ridere. In effetti, in Ho fatto splash, Nichetti proferisce unicamente le tre parole che compongono il titolo, e che, nel racconto filmico, diverranno un efficace slogan per una bibita gasata. Rifacendosi alla scuola dei mimi, perfezionata negli anni presso il Piccolo Teatro, istituto che viene anche omaggiato nel corso del film, Nichetti rielabora il proprio stile fondendo anche elementi grafici appresi dalle collaborazioni con Bruno Bozzetto, condendo il tutto con una vena surreale del tutto personale. Quello che rimane, soprattutto, guardando oggi la sua opera a distanza di tanti anni, è la soave leggerezza della sua cifra poetica, uno stile delicato ma non per questo poco incisivo. Maurizio Nichetti è in grado di creare un personale universo dove vigono regole proprie, nel quale tuffarsi è come aprire una finestra in una giornata di primavera. Occhio ai piccioni, però.


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