1835_IL SECONDO TRAGICO FANTOZZI Italia, 1976. Regia di Luciano Salce
Il sequel di Fantozzi, intitolato assai esplicitamente Il secondo tragico Fantozzi –tratto dalle opere letterarie di Paolo Villaggio che ne è anche il protagonista, il celebre ragionier Ugo– è naturalmente un film che si inserisce coerentemente nella scia del capostipite con qualche leggero distinguo. Luciano Salce, confermato in regia, asseconda in maniera adeguata la verve di Paolo Villaggio, qui al suo apice artistico e, avendo già la strada tracciata dal primo capitolo, Il secondo tragico Fantozzi può sparare una raffica di gag comiche tra cui alcune che sono in assoluto le più note della saga, nonché capisaldi della commedia leggera italiana. C’è, infatti, la celeberrima scena in cui Fantozzi, sceso dalla Bianchina, si arrampica su una finestra, rompe il vetro con un pugno e chiede: “Scusi, chi ha fatto palo?”. Gag comica assurda, in sé, ma anche indicativa di quanto il pallone, nel dettaglio una partita tra la Nazionale e l’Inghilterra, abbia sempre avuto un valore spropositato nel Belpaese. Sempre ne Il secondo tragico Fantozzi si trova il tragicomico varo della nave ad opera della contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare (Nietta Zocchi) e tanti altri sketch ma, ovviamente, il più noto –e assurdamente controverso– è quello legato all’esclamazione di Fantozzi: “La Corazzata Kotiomkin… è una cagata pazzesca!” che tanto ha sempre infastidito l’italica intellighenzia. Il riferimento, è noto oltre che evidente, è al capolavoro di Sergej M. Ėjzenštejn, La Corazzata Potëmkin, un testo considerato sacro dall’élite culturale del nostro Paese. Il punto non è che quello di Villaggio e Salce sia una semplice commedia e gli intellettuali di casa nostra sbaglino a prenderlo sul serio, battuta sul Potëmkin compresa. La cosa che va messa semmai a referto, in modo curioso, è che quando Fantozzi se la prende con argomenti sacri in ottica religiosa, ad esempio come accade a Gesù Cristo nel primo film, il film è ritenuto satira graffiante, mentre diventa poco opportuno se mette sotto il suo obiettivo personaggi cari alla Sinistra. La verità, molto probabilmente, è che non solo per il pubblico italiano, ma anche per gli artefici del nostro cinema, opere impegnative come quella di Ėjzenštejn erano scomode, perché costringevano lo spettatore a quello sforzo che loro si prodigavano semmai di evitargli. Il secondo tragico Fantozzi è infatti un film che si vede in scioltezza e la ruffianeria degli autori è qui mondata di quella minima sincera ingenuità che si poteva riscontrare ancora nel capostipite, si pensi alla scena della figlia del ragioniere, Mariangela (Plinio Fernando), trattata come una scimmia e che il padre cerca di consolare raccontandole di Cita Hayworth, un’assai poco probabile diva di Hollywood. In ogni caso, Il secondo tragico Fantozzi è divertente, su questo non si discute. Sul fatto che sia un’efficace satira qualche dubbio invece rimane. Perché la satira dovrebbe svegliare l’individuo, portarlo a rendersi conto della situazione grave in cui si trova. Al contrario, la saga di Fantozzi, in questo secondo episodio definitivamente esplosa, sembra essere assurdamente consolatoria. Il compiacimento della propria natura perdente come forma di accettazione della tragicità della realtà e l’insindacabile alibi per non muovere un dito.



