1841_IL GIORNO DEL DELFINO (The Day of the Dolphin), Stati Uniti, 1973. Regia di Mike Nichols
L’atmosfera
iniziale inquietante e dura, tipica dei primi anni Settanta, la presenza di un
monumentale George C. Scott (nel ruolo del Dr. Terrell), la direzione affidata
a Mike Nichols, regista di solido mestiere –affiancato anche qui dallo
sceneggiatore Buck Henry, con cui aveva realizzato nientemeno che Il
laureato– sono tutti indizi iniziali che vengono man mano disattesi da Il
giorno del delfino. Il film inizia in modo convincente e affascinante: l’approccio
scientifico, o presunto tale, seduce almeno in principio; poi, quando cominciano
gli azzardi, comincia a vacillare. Che i delfini possano comunicare con l’uomo
è certamente un tema plausibile, in un film di fantascienza, ma nel corso del
lungometraggio la cosa assume aspetti risibili e degni di un fumetto degli anni
50. Probabile che gli autori si accorgano del pasticcio e, forse, per cercare
di confondere le acque, inseriscono una noiosa e pretestuosa traccia
spionistica che non fa che peggiorare le cose. Paul Sorvino, che si inserisce
nella storia in un ruolo dapprima poco simpatico ai protagonisti, viene poi
accettato come alleato, senza però un convincente percorso, quasi come
mancassero delle pagine di sceneggiatura che motivassero il mutamento di
situazione. La cosa che resta rimarchevole è la capacità stoica di Scott di
proseguire imperterrito in una notevole performance attoriale, anche quando si
ritrova in un film ormai alla deriva.


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