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domenica 8 marzo 2026

SAN FRANCISCO INTERNATIONAL

1799_ SAN FRANCISCO INTERNATIONAL, Stati Uniti, 1970. Regia di John Llewellyn Moxey

Con l’arrivo degli anni 70, la televisione americana aveva rapidamente preso l’abitudine di realizzare film direttamente per il piccolo schermo. Nella primavera del 1970, la Universal aveva avuto un grande riscontro con il film Airport, che sfruttava tanto la celebrazione per la modernità, di cui l’aeroplano era uno dei maggiori simboli, quanto l’atavico terrore di volare, per un mix perfetto dal punto di vista narrativo. I produttori dello studio pensarono quindi di mettere in cantiere una serie televisiva ambientata nell’aeroporto Internazionale San Francisco. Avendo a disposizione un’infrastruttura così articolata come un aeroporto, si potevano imbastire una più trame parallele, con numerosi protagonisti, in modo da poter variare da episodio in episodio sviluppi e intrecci. Come d’uso, per fare promozione a questa serie, venne realizzato un film pilota, San Francisco International, affidato alla regia del regista britannico John Moxey che, in quest’occasione, cominciò a firmarsi con quel John Llewellyn Moxey che diverrà il suo abituale nome d’arte. Moxey era regista capace, particolarmente abile nel creare sequenze pregne suspense e in San Francisco International riesce in modo sufficiente a reggere la narrazione frammentata dalle tante trame previste dalla sceneggiatura. Come detto, l’idea alla base, era una serie corale, per cui le tante tracce che si sviluppavano simultaneamente dovevano essere lo stile narrativo ricercato anche e soprattutto in questo pilota che fungeva appunto da presentazione della futura produzione. Se il montaggio alternato è uno dei migliori espedienti narrativi per creare tensione, l’eccesso di piani del racconto rischia però di vanificare questo effetto e, in pratica, è un po’ quello che succede a San Francisco International. Sostanzialmente si tratta di un buon film, perché, come detto, Moxey riesce a tirare le fila dell’intero discorso narrativo, tuttavia è innegabile che le tante tracce simultanee portino naturalmente il tenore del racconto su un piano meno teso, meno ricco di tensione. Si può prendere, a titolo d’esempio, la traccia con il furto ai soldi del cargo, il cui sviluppo è molto complesso e articolato e le varie interruzioni per seguire le altre piste fanno perdere un po’ il filo di una matassa affascinante, per certe scelte narrative, ma che rischia di risultare anche ingarbugliata. Tuttavia, va messo a referto l’ottimo incipit, quando la banda di criminali si muove all’unisono per mettere in pratica il complicato piano, e Moxey è maestro nel creare l’effetto suspense, agevolata dal mistero che aleggia sul reale obiettivo dei banditi. Gli interpreti se la cavano egregiamente, almeno da un punto di vista professionale, sebbene Pernell Roberts, Clu Gulager, Beth Brickel e Van Johnson non siano nomi particolarmente noti. Probabilmente, il volto più celebre del cast è Tab Hunter, sebbene abbia un ruolo non di primissimo piano. Degna di nota anche la prestazione attoriale di David Hartman che divenne in seguito giornalista e conduttore televisivo piuttosto conosciuto, perlomeno in patria. Naturalmente, trattandosi di un film ambientato in un aeroporto, anche i velivoli reclamano il loro spazio. Del resto il volo degli aerei è sempre stato qualcosa che, anche al cinema, è motivo di interesse già di per sé stesso. Moxey, abituato a produzione televisive decisamente più parche a livello di budget –basti ricordare la teleplay The Scent of Fear, ambientata praticamente tutta dentro la carlinga di un volo di linea– può ora sbizzarrirsi con alcune sequenze acrobatiche di notevole impatto scenico. Va però ammesso che la traccia in cui un ragazzino (Ted Eccles) si improvvisa pilota e si fa un giro sopra San Francisco, Golden Gate compreso, è spettacolare ma troppo azzardata, per un film che si propone come spettacolo serio e credibile. Insomma, l’approccio di Moxey al film televisivo americano, format di cui diverrà un vero specialista, non delude ma nemmeno entusiasma. 

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