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lunedì 4 maggio 2020

L'ASSALTO DELLE FRECCE ROSSE

564_L'ASSALTO DELLE FRECCE ROSSE (Slaughter Trail); Stati Uniti 1951. Regia di Irving Allen.


Il genere western ha imperversato per decenni e, nei vari periodi, ha assunto sfumature diverse talmente peculiari da essere meritevoli di appropriate definizioni: al suo apice c’è il suo momento classico, quella che può essere ritenuto la sua golden age, intorno agli anni 50 e, successivamente, si passò al western crepuscolare, al western revisionista, senza dimenticare le correnti parallele come gli spaghetti western. Poi ci sono state pellicole che rappresentano approcci sporadici, come ad esempio i film più intimistici o quelli comici e farseschi sempre ambientati alla frontiera. Ben raramente può capitare di imbattersi in una ballata western, che potrebbe essere intesa come la versione musical del genere, paragonabile a L’assalto delle frecce rosse. Quello di Irving Allen è già quindi meritevole per originalità ma va subito specificato che il film è molto divertente, leggero ma ben strutturato e assolutamente da promuovere. L’apporto musicale nei western è spessissimo fondamentale ma in L’assalto delle frecce rosse non si limita a dare supporto alla narrazione ma ne costituisce l’essenza in moltissimi passaggi. Sono ben sette le canzoni che, nel testo, descrivono spesso lo svolgere degli avvenimenti per cui  per chi non avesse buona dimestichezza con l’inglese, è vivamente consigliato vedere la versione del film sottotitolata per comprendere anche questi passaggi. 

Tra questi momenti musicali ci sono anche quelli in cui il soldato Singalong (Terry Gilkynson, che era un cantante folk) improvvisa canzoni non legate ai fatti narrati, come le piacevoli e divertenti Everyone’s crazy ‘ceptin’ me o I wish i wuz, e comunque in tutto il lungometraggio la trama non perde occasione di cedere il passo al commento sonoro. Così c’è perfino la filastrocca dei bambini del forte, London Bridge is falling down, o il gran ballo dove, coerentemente in linea con l’idea generale dell’opera, a suon di musica avviene anche il passaggio cruciale. Che non è per niente banale, piuttosto è sorprendente, ben costruito e articolato su più livelli narrativi. Ma andiamo con ordine e cominciamo col dire che l’iniziale rapina alla diligenza e la presenza tra i passeggeri di una sontuosa Virginia Grey (negli eleganti panni di Lorabelle Larkin) sembrano indirizzare il film nel solco dei western romantici, in fondo ancora in voga fino ai primi anni 50. La figura dei banditi, tra cui spicca Ike Vaughn (Gig Young), non sembra però dipinta dal regista Irving Allen con questo gran fascino, anzi; e sappiamo come questa fosse invece una caratteristica di quei western. 

Però c’è più di un passaggio, tra cui uno esplicito, in cui è possibile comprendere l’ascendente che Ike, in qualità di uomo che si poneva al di sopra della legge, esercitava su Lorabelle, sua fidanzata e sua complice. Il fascino del bandito c’è, quindi, anche in L’assalto delle frecce rosse, solo che non è rivolto agli spettatori ma alla protagonista. Perché la ragazza, come in ogni buon western romantico che si rispetti, è la vera protagonista dell’opera in quanto è il personaggio che compie il più significativo sviluppo all’interno del film. E va detto che Virginia Grey assolve alla grande il compito, passando da disonesta capricciosa dama dall’est ad eroica ragazza di frontiera, nel momento in cui riesce ad arrivare per prima, pur con l’impaccio degli eleganti vestiti, in soccorso della piccola Nancy. E per un film leggero come si pone L’assalto delle frecce rosse, l’evoluzione del personaggio di Lorabelle è tratteggiato con cura insolita sfruttando mirabilmente, per lo scatto decisivo, proprio il momento del ballo, che in apparenza si presenta come passaggio di puro svago. E’ nello scorgere la gelosia in Ike che Lorabelle focalizza, probabilmente, il proprio interesse per il capitano Dempster (Brian Donlevy), padre della piccola Nancy e comandante del forte che gli indiani in seguito attaccheranno. I Navajo, gli indiani in questione, sono giustamente sul sentiero di guerra perché Ike e i suoi due complici hanno ucciso e derubato alcuni guerrieri della tribù. 

Il capo Paako (Ric Roman) è buon amico del capitano Dempster e vive in pace con i bianchi ma non può comprensibilmente accettare di vedere i suoi uomini uccisi e derubati e nemmeno è intenzionato a credere alla giustizia degli americani per un caso come questo (e come dargli torto). La situazione, come detto, deflagra al ballo: gli indiani hanno quindi disseppellito l’ascia di guerra e il forte è l’unico posto sicuro ma, prima che le ostilità vengano aperte, c’è tempo per l’ultima serata di gala (si fa per dire, siamo sempre alla frontiera). Nel forte è arrivato anche Ike, per recuperare Lorabelle e i gioielli rubati sulla diligenza, spacciandosi per un comune allevatore. Durante una pausa, il sergente MacIntosh (il mitico Andy Devine) e il soldato Sella-dura (Lew Bedell) si producono in una mini gag comica; i due sono davvero divertenti, come del resto nei precedenti e frequenti casi che il copione ha concesso loro. Valga d’esempio l’originale partita a poker ma anche la barzelletta del sergente, alimentata dalla verve umoristica del corpulento attore, era stata memorabile. 


Fatto sta che l’imitazione di Buffalo Bill ad opera di Sella-dura fa sganasciare dalle risate l’intera sala ma, a quel punto, Ike viene riconosciuto! Nel forte è infatti ancora presente il viaggiatore derubato sulla diligenza che, pur non avendo visto Ike in volto, perché celato dal classico fazzoletto, ne aveva potuto udire la risata che ora riconosce distintamente. Il capitano non sembra comunque dargli retta ma, quando dal vestito di Lorabelle cade il sacchetto coi diamanti, la situazione precipita. Ike prende in ostaggio la piccola  Nancy, la figlia del capitano, e Lorabelle compie la sua scelta, rimanendo al forte pur sapendo di finire in prigione. La zona pullula di indiani e Ike e i suoi complici sono costretti a rifugiarsi proprio nel forte; il capo indiano chiede la consegna dei banditi ma il capitano, anche a fronte di un attacco che metta rischio la vita di tutti i soldati e i civili del forte (tra cui la figlioletta), non può accettare. Accade così l’inevitabile assalto ma, quando gli indiani vedono i banditi morire, si ritirano. Intanto, durante la battaglia, Lorabelle si è distinta nel soccorrere i feriti e nel proteggere i bambini e la maestra del forte; il capitano Dempster la perdona lasciandola partire per San Francisco. Ci si aspetta il lieto fine, con il militare, spronato dalla figlioletta che si è affezionata a Lorabelle, che chieda alla ragazza di restare accanto a lui. Ma L’assalto delle frecce rosse è sì un western romantico ma, in questo passaggio come già in molti altri, si dimostra più maturo, quasi da poter essere definito un classico a tutti gli effetti. Il momento è emozionante, le parole della canzone che inevitabilmente accompagnano le immagini provano a rassicurarci, ci sarà un lieto fine, la storia d’amore è solo rimandata. Ma quello che vediamo è il capitano (e sua figlia) salutare con la mano e Lorabelle rispondere dal finestrino, mentre la diligenza se la porta via.         

Virginia Grey




     

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