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mercoledì 22 aprile 2026

LA CADUTA DELLE AQUILE

1814_LA CADUTA DELLE AQUILE (The Blue Max)Stati Uniti, 1966. Regia di John Guillermin

Il regista britannico John Guillermin non è solitamente così sottile da andare oltre una robusta struttura narrativa, per le sue opere d’azione. Eppure il suo La caduta delle aquile, che conserva le qualità di prodotto di intrattenimento di ottimo livello, fornisce al contempo un’interessante chiave di lettura per la situazione sociale che la Grande Guerra aveva acuito. Si dice che il XIX secolo sia veramente finito con l’assassinio di Francesco Fernando a Sarajevo, un’osservazione non priva di fondamento. In effetti monarchie come quella Asburgica o dei Romanov, tra i principali testimoni rimasti dell’Ancien Regime, non sopravviveranno unicamente alla Prima Guerra Mondiale. Tra gli ultimi ostinati baluardi di quell’idea di mondo c’erano anche gli aviatori impegnati nel conflitto, degni eredi dei leggendari nobili cavalieri. In particolar modo i piloti della Luftstreitkräfte, l’aviazione tedesca, erano prevalentemente di origine aristocratica e ostentavano, spesso anche in battaglia, un comportamento cavalleresco. E’ in questo contesto che arriva, direttamente dalle truppe impegnate in trincea, il sergente Bruno Stachel (George Peppard) che, in modo non certo agevole, è riuscito a guadagnarsi i gradi di pilota e così il film di Guillermin può finalmente entrare nel vivo. Questo è infatti solamente il primo gradino di una scalata, all’interno della gerarchia militare della squadriglia, che porterà l’arrivista ex sergente di fanteria sempre più in alto. La sua spregiudicatezza, in un certo senso, sorprende i suoi compagni; la sua abilità in volo, gli avversari: in breve Stachel diventa uno dei più promettenti piloti dell’aviazione tedesca. Ma l’indole senza scrupoli lo tradisce subito: deve salvarsi dall’accusa di aver sparato a tradimento sul nemico ed è solo la testimonianza dell’asso Willi von Klugermann (Jeremy Kemp) a salvarlo. In breve si stabilisce una strana alchimia: Willi è il più nobile, tra i cavalieri tedeschi dell’aria, l’esatto opposto di Stachel, eppure i due finiscono per fare coppia fissa in battaglia. Per l’ex fante il veterano non è solo un modello da imitare: la Croce Azzurra (massimo riconoscimento per i piloti tedeschi) ma anche la stessa compagna di Willi, Käti (una superba Ursula Andress), diventano per il militare obiettivi primari. Stachel sgomita eccessivamente, sempre proteso alla gloria personale e poco incline a ascoltare le strategie collettive, e finisce inviso al comandante della squadriglia, il colonnello Heidemann (Karl Michael Vogler). La pensa diversamente il generale von Klugermann (James Mason) zio sia di Willy che di Käti. Per l’anziano ufficiale Stachel rappresenta addirittura un esempio da cui trarre un’utile propaganda bellica: chiunque può servire con gloria il proprio paese, se perfino un sergente di umili origini è riuscito a divenire il nuovo asso tra gli aristocratici cavalieri dell’aria. Ma sarà proprio la totale mancanza di cavalleria a mandare in fumo, non prima aver scatenato un bel falò, le speranze di Stachel, sebbene il generale von Klugermann potrà convertire, almeno a livello ufficiale, anche l’epilogo della storia in una vicenda di estremo eroismo del suo protetto. 

In ogni caso, prima del passaggio finale siamo al punto in cui Stachel, ormai divenuto il nuovo astro dell’aviazione tedesca, può legittimamente riscuotere le sue ambizioni anche su Käti che, rispondendo fedelmente all’ottica dei bei tempi andati, è ben contenta di essere il premio per il primo della classe. Ma la dama non ha fatto i conti con l’arrivismo del pilota che non ha, nei suoi confronti, un atteggiamento più cavalleresco che con i rivali nei cieli di battaglia. E questo è un errore fatale per Stachel che sottovaluta l’indole vendicativa femminile: Käti denuncia ad un ufficiale dell’alto comando alcune menzogne del pilota, reo di essersi attribuito abbattimenti non suoi. La grana scoppia in faccia al generale von Klaugermann proprio durante la cerimonia dell’agognata Croce Azzurra per Stachel. Con la guerra che si metteva sempre più male, ci mancava pure uno scandalo, come premiare un pilota che ha defraudato dei meriti un compagno caduto in battaglia: erano infatti di Willi i due aerei abbattuti di cui Stachel si era preso il merito, i suoi ultimi. Le cose erano andate così: dopo lo scontro col nemico, in merito ad una sciocca e temeraria gara di bravura tra Stachel e Willi, questi era precipitato, finendo in modo assai poco onorevole la carriera. Stachel aveva però raccontato un’altra storia: Willi era stato abbattuto e lui aveva finito gli avversari. Peccato che il meccanico, appena controllato il suo Pfalz D III aveva trovato la mitragliatrice inceppata e col caricatore praticamente pieno. Il colonnello Heidemann aveva intuito la verità sull’accaduto ma il generale aveva colto al volo la possibilità di premiare con la Croce Azzurra il nuovo asso della squadriglia, che andasse oltretutto a rimpiazzare Willi. Ma ora la verità era venuta a galla. L’arrivismo borghese di Stachel, arrivato in un contesto regolato da norme cavalleresche, aveva portato la situazione al collasso. Una situazione ben sintetizzata dal celebrativo volo del nuovo aereo monoplano di cui il neo decorato avrebbe dovuto mostrare le mirabolanti doti: e che invece si schianterà al suolo. Il nuovo velivolo, la speranza per i tedeschi di sovvertire le sorti del conflitto, finito in cenere ben simboleggiava non la fine di un’era, ma il futuro prossimo del paese. A condurlo, sebbene verrà diplomaticamente spacciato per un eroe dalla propaganda, non un cavaliere nobile ma un uomo di umili origini, un borghese, folle e assetato di potere.
Ricorda qualcosa, non è vero?






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