1814_LA CADUTA DELLE AQUILE (The Blue Max). Stati Uniti, 1966. Regia di John Guillermin

Il regista britannico John Guillermin non è solitamente così
sottile da andare oltre una robusta struttura narrativa, per le sue opere
d’azione. Eppure il suo La caduta delle
aquile, che conserva le qualità di prodotto di intrattenimento di ottimo
livello, fornisce al contempo un’interessante chiave di lettura per la
situazione sociale che la Grande Guerra
aveva acuito. Si dice che il XIX secolo sia veramente finito con l’assassinio
di Francesco Fernando a Sarajevo, un’osservazione non priva di fondamento. In
effetti monarchie come quella Asburgica o dei Romanov, tra i principali
testimoni rimasti dell’Ancien Regime, non
sopravviveranno unicamente alla Prima Guerra Mondiale. Tra gli ultimi ostinati
baluardi di quell’idea di mondo c’erano anche gli aviatori impegnati nel
conflitto, degni eredi dei leggendari nobili cavalieri. In particolar modo i
piloti della Luftstreitkräfte,
l’aviazione tedesca, erano prevalentemente di origine aristocratica e
ostentavano, spesso anche in battaglia, un comportamento cavalleresco. E’ in
questo contesto che arriva, direttamente dalle truppe impegnate in trincea, il
sergente Bruno Stachel (George Peppard) che, in modo non certo agevole, è
riuscito a guadagnarsi i gradi di pilota e così il film di Guillermin può
finalmente entrare nel vivo. Questo è infatti solamente il primo gradino di una
scalata, all’interno della gerarchia militare della squadriglia, che porterà
l’arrivista ex sergente di fanteria sempre più in alto. La sua
spregiudicatezza, in un certo senso, sorprende i suoi compagni; la sua abilità
in volo, gli avversari: in breve Stachel diventa uno dei più promettenti piloti
dell’aviazione tedesca. Ma l’indole senza scrupoli lo tradisce subito: deve
salvarsi dall’accusa di aver sparato a tradimento sul nemico ed è solo la
testimonianza dell’asso Willi von Klugermann (Jeremy Kemp) a salvarlo. In breve
si stabilisce una strana alchimia: Willi è il più nobile, tra i cavalieri
tedeschi dell’aria, l’esatto opposto di Stachel, eppure i due finiscono per
fare coppia fissa in battaglia. Per l’ex fante il veterano non è solo un
modello da imitare: la Croce
Azzurra (massimo riconoscimento per i piloti tedeschi) ma anche la stessa
compagna di Willi, Käti (una superba Ursula Andress), diventano per il militare
obiettivi primari. Stachel sgomita eccessivamente, sempre proteso alla gloria
personale e poco incline a ascoltare le strategie collettive, e finisce inviso
al comandante della squadriglia, il colonnello Heidemann (Karl Michael Vogler).
La pensa diversamente il generale von Klugermann (James Mason) zio sia di Willy
che di Käti. Per l’anziano ufficiale Stachel rappresenta addirittura un esempio
da cui trarre un’utile propaganda bellica: chiunque può servire con gloria il
proprio paese, se perfino un sergente di umili origini è riuscito a divenire il
nuovo asso tra gli aristocratici cavalieri dell’aria. Ma sarà proprio la totale
mancanza di cavalleria a mandare in fumo, non prima aver scatenato un bel falò,
le speranze di Stachel, sebbene il generale von Klugermann potrà convertire,
almeno a livello ufficiale, anche l’epilogo della storia in una vicenda di estremo
eroismo del suo protetto.

In ogni caso, prima del passaggio finale siamo al
punto in cui Stachel, ormai divenuto il nuovo astro dell’aviazione tedesca, può
legittimamente riscuotere le sue ambizioni anche su Käti che, rispondendo
fedelmente all’ottica dei bei tempi
andati, è ben contenta di essere il premio per il primo della classe. Ma la dama non ha fatto i conti con l’arrivismo
del pilota che non ha, nei suoi confronti, un atteggiamento più cavalleresco
che con i rivali nei cieli di battaglia. E questo è un errore fatale per
Stachel che sottovaluta l’indole vendicativa femminile: Käti denuncia ad un
ufficiale dell’alto comando alcune menzogne del pilota, reo di essersi
attribuito abbattimenti non suoi. La grana scoppia in faccia al generale von
Klaugermann proprio durante la cerimonia dell’agognata Croce Azzurra per
Stachel. Con la guerra che si metteva sempre più male, ci mancava pure uno
scandalo, come premiare un pilota che ha defraudato dei meriti un compagno
caduto in battaglia: erano infatti di Willi i due aerei abbattuti di cui
Stachel si era preso il merito, i suoi ultimi. Le cose erano andate così: dopo
lo scontro col nemico, in merito ad una sciocca e temeraria gara di bravura tra
Stachel e Willi, questi era precipitato, finendo in modo assai poco onorevole
la carriera. Stachel aveva però raccontato un’altra storia: Willi era stato
abbattuto e lui aveva finito gli avversari. Peccato che il meccanico, appena
controllato il suo Pfalz D III aveva
trovato la mitragliatrice inceppata e col caricatore praticamente pieno. Il
colonnello Heidemann aveva intuito la verità sull’accaduto ma il generale aveva
colto al volo la possibilità di premiare con la Croce Azzurra il
nuovo asso della squadriglia, che andasse oltretutto a rimpiazzare Willi. Ma
ora la verità era venuta a galla. L’arrivismo borghese di Stachel, arrivato in
un contesto regolato da norme cavalleresche, aveva portato la situazione al
collasso. Una situazione ben sintetizzata dal celebrativo volo del nuovo aereo
monoplano di cui il neo decorato avrebbe dovuto mostrare le mirabolanti doti: e
che invece si schianterà al suolo. Il nuovo velivolo, la speranza per i
tedeschi di sovvertire le sorti del conflitto, finito in cenere ben
simboleggiava non la fine di un’era, ma il futuro prossimo del paese. A
condurlo, sebbene verrà diplomaticamente spacciato per un eroe dalla
propaganda, non un cavaliere nobile ma un uomo di umili origini, un borghese,
folle e assetato di potere.
Ricorda qualcosa, non è vero?
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