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domenica 4 febbraio 2018

INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO

96_INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO (Close encounters of third kind). Stati Uniti, 1977;  Regia di Steven Spielberg.

Un’opera di grandissima ambizione, questo Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg; dopo aver mostrato sullo schermo la paura dei pescecani con il precedente Lo squalo, il giovane autore americano prova ora a concretizzare in un film tutti i dubbi, le speranze e anche le paure sul mistero degli UFO. Il regista lavora un po’ come il suo protagonista quando, in preda alla follia euforica, prende tutto quello che gli capita a tiro nel giardino e lo scaraventa nella finestra di casa per dare forma alla sua idea. Piante, terra, recinzioni, bidoni dell’immondizia, tutto fa brodo: Roy Neary (Richard Dreyfuss) deve mettere in pratica l’immagine che gli alieni gli hanno lasciato impressa nella mente, la Devils Tower. Non un metodo ragionato o razionale ma una foga istintiva e intuitiva per dar corpo alla propria immaginazione. E nello stesso modo, per accumulo, sembra operare Steven Spielberg col suo film: misteri rinomati come le sparizioni nel triangolo delle Bermude, teorie complottiste come quelle legate alla famosa Area 51, voci e dicerie degli avvistamenti di Ufo, tutto viene frullato in modo vorticoso, senza permettere allo spettatore di raccapezzarcisi un po’. Al contrario, quello dell’incomprensibilità e della difficoltà nelle comunicazioni, o guardandola in un’altra ottica, della voglia di comunicare a tutti costi anche contro le barriere linguistiche, è un altro tema del film: serve ad introdurre il problema di intendersi con gli alieni. Nel frattempo, oltre alle liti e alle incomprensioni famigliari del protagonista, il film è farcito di dialoghi in numerose lingue, a volte lasciate incomprensibili, altre volte, al contrario, addirittura con traduzioni multiple (dallo spagnolo all’inglese e quindi al francese dell’altro protagonista del lungometraggio, Claude Lacombe interpretato dal regista Francois Truffaut). 


Già da questo primo abbozzo di analisi, emerge quella che può essere la chiave per decifrare il messaggio dell’opera: forse non basta la razionalità, occorre un approccio mistico per capire. Infatti l’attitudine al misticismo che viene richiesta da Spielberg è ben evidenziata dal comportamento del protagonista Neary: segnato (sulla faccia) dall’incontro con gli alieni, ne rimane colpito e apparentemente fuori di senno, mentre in realtà egli è stato elevato ad un grado di conoscenza superiore del quale però non ha subito consapevolezza. 

Questa sfasatura lo metterà in cattiva luce presso i famigliari e i vicini che ci vedranno i sintomi di una pazzia; tuttavia, dopo aver visto sullo schermo la Devils Tower, egli metterà ordine nei suoi pensieri, dimostrandosi non il più folle ma, al contrario, il più consapevole di quanto sta succedendo (ad esempio nel distinguere le bugie del complotto ordito dai militari o sulla presenza del gas).
Le scene ambientate in India sono un altro possibile indizio ai rimandi mistici dell’opera; anche il significato simbolico del monte Devils Tower, sacro secondo i nativi americani, è un altro tassello di questo mosaico. 


Ma cruciale è l’aspetto metalinguistico che, nel film, è riconducibile ai tanti dettagli in tal senso disseminati nella pellicola: la presenza del regista Truffaut (come detto nei panni di Lacombe) è già di per sé un notevole indizio.  O la metafora di Neary che modella la Devils Tower (un po' come Spielberg col suo film) dopo aver concretizzato l’immagine guardando il notiziario su uno schermo (della televisione); schermo sul quale appaiono più volte frammenti di vari lungometraggi. E lo stesso Neary sottolinea l’importanza del cinema quando propone la visione del Pinocchio di Walt Disney ai propri figli. Per finire, la scena finale sembra un set di ripresa dove, in effetti, l’incontro con gli alieni viene pure filmato. 


E il momento culminante del film sembra esso stesso esserne la proiezione: tra i fasci delle luci emergono le figure degli alieni come fossero gli attori su uno schermo del cinema. E allora, se prendiamo per buona questa metafora, quegli extraterrestri la cui venuta è stata preparata come qualcosa di mistico altro non sono che il cinema. E' quindi il cinema la nostra nuova religione grazie al quale possiamo avere una conoscenza e una consapevolezza superiore; proprio come accade a Neary/Spielberg che, infatti, si consegna all’astronave/cinema.
Gli Incontri ravvicinati del terzo tipo, sembra dirci in definitiva Spielberg, avvengono tutte le sere nel buio delle sale cinematografiche di tutto il mondo.




2 commenti:

  1. visto un bel po' di anni fa, credo ai tempi del liceo... e non più rivisto da allora... infatti che comparisse pure l'India proprio non me lo ricordavo...

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