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sabato 21 ottobre 2017

L'UOMO CHE UCCISE LIBERTY VALANCE

7_L'UOMO CHE UCCISE LIBERTY VALANCE (The Man who shot Liberty Valance ). Stati Uniti, 1962;  Regia di John Ford

C’è una frase, in L’uomo che uccise Liberty Valance che riassume non solo il senso del film ma dell’intera poetica western del regista John Ford: “Qui siamo nel west, dove se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda”. Ovvero la realtà storica dei fatti, la vera storia della frontiera è ormai perduta, seppellita dall’epica della Conquista del West, alla quale ha pesantemente contribuito anche il Cinema, e soprattutto il Cinema di John Ford. E’ forse quindi anche un’amara confessione di Ford, questo L’uomo che uccise Liberty Valance: l’estremo tentativo di rendere giustizia ai valori del selvaggio west, ormai sepolti dalla civilizzazione da un lato e dal Mito dall’altro. Il film infatti ha un sapore fortemente nostalgico per non dire triste. Innanzitutto la fotografia, un bianco e nero cupo, e poi la scenografia, con le ambientazioni perlopiù d’interni, ma dove anche gli esterni non danno mai realmente respiro. Anche la trama non è molto allegra: si comincia con la visita ad un morto, da cui scaturisce un flashback su avvenimenti del passato. Tutto questo mentre il film descrive, almeno a parole, l’avvenuta trasformazione del deserto in un giardino: così dice infatti Hallie (Vera Miles) al marito, il senatore Stoddard (James Stewart), a cui va ascritto proprio il merito di ciò, con la costruzione della diga che permette l’irrigazione delle terre un tempo aride. E il senatore è, almeno ufficialmente, stando alla leggenda, “l’uomo che uccise Liberty Valance”, ovvero il terribile bandito che opprimeva un tempo la cittadina di Shinbone. Ma i meriti del senatore sono ben al di là di quell'episodio, perché è grazie a lui e a uomini come lui, che il west è stato civilizzato, con la diffusione della Legge del Diritto, dell’istruzione e del progresso. L’episodio dell’uccisione del bandito è però fondamentale, perché per portare la civiltà in una terra senza legge, occorre eliminare la violenza, di cui Liberty Valance era un efficace testimone. E l’averlo fatto, e averlo fatto nel modo più romantico e virile, il duello con la pistola, ha dato il carisma necessario al senatore Stoddard per realizzare la sua personale ma simbolica civilizzazione del west.
E tutto questo sarebbe una perfetta trama per un classico film Western, uno di quelli che celebrano il Mito della conquista del selvaggio ovest. Che si basano su un falso, ci dice ora Ford. Non fu Stoddard, infatti, ad uccidere Liberty Valance, ma Tom Doniphon (John Wayne): questi era un tipico uomo del west, un uomo, cioè, che se doveva farsi rispettare, lo poteva fare perché era abile nell’uso della pistola. In sostanza, se non era proprio della stessa pasta, era comunque più simile al cattivo Liberty Valance (Lee Marvin) di quanto non lo fosse al senatore Stoddard. Pur se diversi per vocazione, Doniphon era buono e Valance era cattivo, i due personaggi sono due facce della stessa medaglia: il vecchio west, dove la libertà, evocata anche dal nome del personaggio interpretato da Marvin, era sovrana. La libertà era infatti l’essenza della frontiera: quella frontiera posta in mezzo al deserto, ma un deserto dove potevano nascere fiori bellissimi, come quelli dei cactus, che nel film ritornano a più riprese, sempre in riferimento alla figura di Doniphon. Ossia un uomo che in mezzo alle mille avversità del west era in grado di emergere, di farsi rispettare, di essere anche una persona giusta. E di avere una donna, di progettare una vita insieme. Ma questa libertà, la libertà di farsi valere, sarebbe finita nel momento in cui fosse arrivato il progresso, rappresentato dal futuro senatore Stoddard. Pur se ambasciatore di valori sacrosanti come il Diritto o l’istruzione, l’arrivo di Stoddard provoca un diffuso soffocamento delle libertà, la cui evidenza più netta è nell’atteggiamento di Hallie, esuberante all’inizio del film e poi via via sempre più composta. Anche nelle scene della classe, dove Stoddard si improvvisa maestro, vi è un richiamo per l’eccessiva vivacità dei ragazzi che può essere colto in questo senso.
Ma la cosa più triste è che solo sacrificando la propria natura, libera e forte, che l’America può sconfiggere la sua indole violenta: è Doniphon, nella realtà storica dei fatti, L’uomo che uccise Liberty Valance e per farlo ricorre ad un colpo a tradimento. Un’azione vile, nella tradizione western, ma resa necessaria per la vittoria del progresso sulla barbarie. E’ perciò una grossa contraddizione dalla quale non sembra poter esserci via di uscita, se non il sacrificio dell’Eroe Americano per eccellenza, John Wayne. Il sacrificio è reso esplicito dal rogo nel quale Doniphon distrugge la casa costruita per il suo futuro con Hallie, la quale ormai ha scelto Stoddard. James Stewart, dal canto suo, rappresenta come attore anch’esso un modello di Eroe Americano tipico, una sorta di Mr. Smith va nel West, in questo caso, e non è visto da Ford come un usurpatore di meriti altrui, ma più probabilmente come inevitabile destino della Nazione Americana.

Pur se fondata su valori apprezzabili, la civiltà mette inevitabilmente le briglia a quella libertà che maggiormente incarna lo spirito americano, e questo può essere, in definitiva, il senso del rammarico che pervade tutto il film. 



Vera Miles





2 commenti:

  1. eh, la "cosiddetta civiltà" mi fa pensare a certi dialoghi di Nolitta, ma penso che qui il senso sia un altro...

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  2. No, dai, penso sia più o meno quello. Nolitta era imbevuto di cinema americano. Forse era un filo più posteriore e quindi più irrequieto, ma la sua poetica aveva la stessa lunghezza d'onda di Ford, Mann, Hawks. In fondo i personaggi di Nolitta, pur non rinnegando la civiltà, tendono a vivere fuori da essa, proprio per lo stesso motivo che il personaggio di Wayne, alter ego di Ford, fatica a reggere il confronto sul terrono "civilizzato" con quello di Stewart.

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