1785_IL GIOVANE MUSSOLINI , Italia, Rep. Ceca, Germania, Spagna, 1993. Regia di Gianluigi Calderone
Dopo la prima mezzora di visione, può sorgere il dubbio che Il Giovane Mussolini di Gianluigi Calderone sia uno sceneggiato televisivo dedicato alle prime prestazioni sessuali del futuro Duce d’Italia. Del resto Antonio Banderas, chiamato ad interpretare Mussolini, potrebbe anche sembrare adeguato a questo scopo; e poi è previsto anche l’arrivo di Claudia Koll, a quel tempo nota soprattutto per il ruolo scollacciato in Così fan tutte (1992, di Tinto Brass). Ma si tratta una falsa pista, forse una sorta di pegno da pagare da Calderone ai canali televisivi produttori (tra cui l’italiana Rai Due, in genere sempre meno casta della sorella maggiore Rai Uno), e di cui il regista si libera appunto presto. Impressioni, certo, ma in seguito, e ci saranno altre tre ore di filmato, Il Giovane Mussolini eviterà ogni riferimento pruriginoso e anche quando Donna Rachele (interpretata da una castissima Koll) sembrerà lamentarsi di essere trascurata dal marito Benito la cosa non avrà alcuno sviluppo. Il film, quindi, finisce per rispettare pienamente le aspettative che promette, perché la figura di Mussolini da giovane è indagata proprio nel suo aspetto più interessante: la sua formazione caratteriale e, soprattutto, politica. E, visto che in apertura ne abbiamo in qualche modo messo in dubbio l’efficacia, bisogna anche sottolineare l’interpretazione di Banderas che riesce ad essere convincente e credibile. Il futuro Duce comincia la sua carriera politica nel Partito Socialista di cui è convinto attivista; le sue idee sembrano davvero aderire al movimento rivoluzionario dell’epoca. Dotato di una notevole ambizione personale, non ha però grandissime doti di leadership così come, se è un ottimo giornalista dalla spiccata verve polemica spesso strumentale, non possiede una cifra autoriale di grande livello. I suoi discorsi non incantano per i contenuti e, volendo vedere, nemmeno tanto per la retorica; possiede però l’innata capacità di cogliere l’attimo, di dire esattamente quello che la gente vuole sentirsi dire in quel momento. A fare da cartina tornasole di ciò è la questione legata all’intervento dell’Italia nella Grande Guerra: Mussolini è ideologicamente assolutamente contrario. Lo è per presunto pensiero ideologico e anche perché proprio su una manifestazione contro la guerra, quella contro la guerra in Libia del 1911, aveva sfruttato in modo mirabile la situazione per affermarsi sul panorama politico nazionale.
A sorpresa, affiancandosi apertamente al suo nemico storico, il repubblicano Pietro Nenni (Luca Zingaretti), era riuscito a riscattare la sua traballante figura politica dando prova di quello che era forse il suo più grande talento, l’opportunismo storico. Nel 1915 c’è chi prospetta un nuovo intervento bellico italiano, questa volta nella Prima Guerra Mondiale: Mussolini, che aveva saldamente assunto il comodo ruolo di direttore dell’Avanti, il quotidiano del Partito Socialista, è decisamente contrario alla partecipazione al conflitto. Ma, stimolato e istigato da un articolo di Massimo Rocca (Franco Castellano) su Il Resto del Carlino, che lo definisce Uomo di paglia criticandone in sostanza il doppiogiochismo, Mussolini comprende non tanto che si stava sbagliando ma che la posizione politicamente vincente è diversa da quella tenuta di non interventismo e si inventa una formula, la neutralità attiva e operante, emblematica del suo modo di intendere la politica. Dietro l’evidente contraddizione di termini, Mussolini nasconde il suo tentativo di cambiare clamorosamente schieramento in modo discreto, senza ammettere un voltafaccia che lederebbe la sua figura pubblica di personaggio coerente a sé stesso. Lo scontro col Partito Socialista è inevitabile visto che ideologicamente gli uomini del movimento sono e restano contrari alla guerra. Mussolini ha però i suoi assi nella manica: da una parte ha raccolto l’amo gettato da Filippo Naldi (Andrea Giordana) direttore di quel Il Resto del Carlino che l’aveva stuzzicato con l’articolo di Rocca ed ora riesce ad ottenere da questi finanziamenti per fondare il suo giornale, Il Popolo d’Italia. Che, già dalla testata, è già una bella piroletta ideologica per chi era stato fin lì direttore de l’Avanti che era il portabandiera dell’internazionalismo socialista. Ma, contemporaneamente, si reca in Svizzera per ottenere altri fondi finanziari dai francesi che premono per un intervento militare dell’Italia a fianco della Triplice Intesa, sconfessando quindi quella Triplice Alleanza che legava il belpaese allo schieramento avverso. Che sia stato proprio Mussolini uno degli artefici di questo clamoroso voltafaccia, l’Italia in effetti entrerà in guerra contro quelli che erano i suoi alleati, rientra pienamente nel suo più vero e profondo credo politico: l’opportunismo.

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