1822_THESE OLD BROADS . Stati Uniti, 2001. Regia di Matthew Diamond
Al centro
della Produzione di These Old Broads, film per la televisione americana
del 2001, c’è Carrie Fisher, parte della sua storia e alcuni rimandi ad essa in
qualche modo collegati. L’idea di un film che racconti il ritorno sulla scena
di star di Hollywood non più giovanissime, all’alba del terzo millennio, non
sembra avere, infatti, altri possibili pretesti. Ma la vicenda personale della
Fisher, evidentemente, era qualcosa che le stava a cuore e che voleva vedere
sullo schermo, finanche televisivo. These Old Broads è un film impostato
su questi rimandi e mette sulla scena quattro attrici –Debbie Reynolds, Shirley
MacLane, Joan Collins e Elizabeth Taylor– nate nei primi anni 30 che hanno rapporti
con questi riferimenti o comunque tra loro. Nel cast figura anche la stessa Carrie
Fisher, è una comparsa nel ruolo di una prostituta, autrice del soggetto
insieme a Elaine Pope. Carrie, scomparsa nel 2016 e di cui si ricorda il ruolo
della principessa Leia nella saga di Guerre Stellari, era doppiamente figlia
d’arte. Suo padre, infatti, era Eddie Fisher, cantante e attore al tempo
piuttosto famoso, mentre la madre Debbie Reynolds divenne celebre per l’interpretazione
in Cantando sotto la pioggia [Cantando sotto la pioggia (Singin’
in the Rain), Gene Kelly, 1952]
e in These Old Broads è Piper Grayson, una delle tre protagoniste che
ritorna sullo schermo. Il matrimonio tra i genitori di Carrie terminò quando il
padre, Eddie, lasciò la Reynolds per convolare a nozze con Elizabeth Taylor,
che in questo film è Baryl Mason, l’agente delle tre dive richiamate da
Hollywood. La Reynolds e la Taylor erano amiche, al tempo, e lo scippo del
marito operato dalla diva dagli occhi viola compromise il loro rapporto per una
dozzina d’anni. Kate Wesbourne, la seconda delle tre attrici al centro del
racconto, è interpretata da Shirley MacLaine. La MacLaine si era vista soffiare
proprio dalla Reynolds, nel 1964, il ruolo di Molly in Voglio essere amata
in un letto d’ottone [Voglio essere amata in un letto
d’ottone (The Unsinkable Molly Brown), Charles Walters,
1964] che permise a
quest’ultima una prestigiosa candidatura agli Oscar. In compenso, la MacLaine
interpretò Doris Man in Cartoline dall’Inferno [Cartoline
dall’Inferno (Postcard From the Edge), Mike
Nichols, 1990], un film
scritto e sceneggiato da Carrie Fisher in cui molti videro raccontato il
rapporto autobiografico tra l’autrice e la madre. Al tempo, Carrie sminuì
questo parallelo, tuttavia l’insistenza con cui sua madre Debbie Reynolds cercò
di ottenere la parte sembra invece certificarlo. In tutto questo, Joan Collins
è l’unica a non avere rimandi diretti con la Fisher ma è anche l’unica a non
aver perso, con il tempo passato, il glamour e il fascino sensuale dei suoi
anni migliori e la sua presenza è quindi necessaria per dare un po’ di tono in
questo senso. Un film su attempate pensionate ancora vagamente piacenti che
provassero a ricalcare il palcoscenico avrebbe certo destato un interesse
relativo. Joan, come le colleghe, è alla soglia dei settanta ma, a differenza
loro, è in grado di sostenere questo specifico tema e nella circostanza mantiene
piccante il tenore del racconto da par suo. In ogni caso, la sua storia
personale è intessuta con Shirley MacLaine, essendo stata fidanzata al fratello
Warren Beatty, e con Liz Taylor, che rischiò di sostituire ai tempi di Cleopatra
[Cleopatra,
Joseph L. Mankiewicz, 1963].
Questi, che sembrano dettagli di gossip, sono in realtà lo scopo del film, un
tentativo di risolvere anche da un punto di vista metalinguistico le difficoltà
delle relazioni personali per chi è nato e cresciuto a Hollywood. C’è chi vi ha
colto, ulteriormente, la vicenda Judy Lewis, figlia segreta di Loretta Young e
Clark Glabe di cui nella pellicola si riprende
il rapporto tra Wesley Westbourne (Jonathan Silverman) e sua madre Kate, il
personaggio della MacLaine. Il giovane è il regista del film messo in scena
metalinguisticamente in These Old Broads, e dapprima è convinto di
essere stato adottato e solo in seguito scopre di essere invece il figlio
naturale della diva. Suo padre era Dick Preston, a quel punto già passato a
miglior vita non prima di aver saltato di fiore in fiore con tutte le
protagoniste del film che, se non lo si è capito, ha la lievità della commedia
leggera. Non ingannino, infatti, le continue liti tra le dive che forse
vorrebbero tramutarla in una sorta di grottesca parodia, tono raggiunto solo con
qualche battuta un po’ spinta. In effetti si può attribuire al film di Matthew
Diamond il valore di intrattenimento abbastanza divertente che mette in luce
alcuni retroscena torbidi del dorato mondo di Hollywood. Simpatiche le attrici:
Debbie Reynold è una piacente signora, Shirley MacLaine si ricorda come
recitare e cerca di graffiare ancora, Elizabeth Taylor fa quello che può ma lo
fa con ironia, Joan Collins, come detto, è rimasta esattamente Joan Collins. E
si mangia il film, tre colleghe comprese.
Il cinema di Joan Collins è al centro della quarta uscita di Quando la città dorme, ALEXIS & CO, I MILLE VOLTI DI JOAN COLLINS.
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