1788_UKRAINE: ENEMY IN THE WOODS . Regno Unito, 2024. Regia di Jamie Roberts
Qualcosa non torna, almeno non del tutto, in questo Ukraine: Enemy in the Woods. Intendiamoci, se ci si deve fidare della prima impressione, quella immediata durante la visione, allora il film televisivo di Jamie Roberts è il migliore tra i documentari che arrivano direttamente dal fronte e realizzati per lo più con le body-cam dei soldati. Qui le immagini non oscillano e ondeggiano come in Vouna Rady Myra/War for Peace [Vouna Rady Myra/War for Peace, Yevhen Titarenko, 2016] o War Note [War Note, Roman Lyubiy, 2021], e il film si può seguire senza rischiare nausea o mal di testa. Le immagini, per la verità, sono scioccanti, quindi non c’è comunque speranza di passare indenni, ma non sono gli effetti collaterali di una ripresa amatoriale ad affliggere lo spettatore, quanto i soggetti. La morte, e la morte in guerra è una delle peggiori, è sempre uno spettacolo traumatizzante e in Ukraine: Enemy in the Woods fa la sua comparsa più e più volte. Non è questo, tuttavia, il motivo di una certa perplessità, che lascia in eredità l’opera di Roberts, perché da un documentario dalla prima linea della guerra russo-ucraina non è che ci si possa aspettare qualcosa di molto diverso. Si diceva, però, che Ukraine: Enemy in the Woods fa una buonissima prima impressione: alla crudezza delle scene belliche, comunque formalmente eseguite in modo professionale, si affiancano le interviste, e questa non è certo una novità, sebbene risalti come siano narrativamente organizzate in modo impeccabile. Il «valore aggiunto», che gli altri documentari simili citati non hanno, riguarda i passaggi che chiariscono le dinamiche della missione del battaglione Berlingo, il reparto protagonista del film. Qui pare evidente l’origine britannica dell’opera, Hoyo Film per la BBC, soprattutto nelle mappe che illustrano in modo esaustivo come lo scopo degli ucraini sia impedire ai russi di impossessarsi della ferrovia, cosa che gli permetterebbe di rifornire le loro truppe in pieno territorio occupato. Se queste scene rimandano direttamente ai documentari storico bellici della BBC o di altri canali tematici occidentali, ancora più interessanti sono le riprese dai droni, che permettono di capire meglio come si svolga oggi una battaglia sul fronte. I droni sono usati sia per colpire direttamente il nemico, e si vedono scene in cui alcuni militari russi rimangono sul terreno, sia per localizzarlo e segnalarne quindi la posizione alle truppe impegnate nello scontro.
La «pulizia» didattica di questo schema narrativo è ben contenuta e bilanciata, tanto dall’umanità ruspante dei soldati intervistati o ripresi in azione, che dall’atrocità della guerra, mostrata senza parsimonia. Il risultato è, come detto, pienamente soddisfacente, almeno a prima vista. L’unico dubbio, che può rimane un po’ appiccicato allo spettatore –a patto che questi sia di natura scettica, com’è doveroso essere in questi casi– è che tutto sembri un po’ troppo preciso. Il veterano che introduce lo spettatore alla prima linea, il giovincello che ha fatto carriera, la ragazza che conserva un po’ di umanità nonostante il contesto, del resto è medico, anzi veterinaria, i commilitoni che perdono tragicamente la vita, i russi presi prigionieri, due tizi che sembrano passanti tirati dentro la storia senza nemmeno essere avvisati: in effetti non c’è niente di fuori posto, in questi elementi. E se dovessimo valutarlo come film bellico, Ukraine: Enemy in the Woods è senza alcun dubbio un buon prodotto. Se poi lo ascrivessimo al «genere» horror sarebbe addirittura ottimo. L’ambientazione, una foresta di conifere altissime, mette inquietudine anche per via delle inquadrature che ne sottolineano l’aspetto insidioso, il contesto con il fatale pericolo in agguato in ogni momento, l’orrore della morte dipinto sui volti dei caduti. E poi l’utilizzo della musica, una musica degna proprio del cinema del terrore, che si unisce alle voci affannate, alla concitazione dei militari sotto attacco o in azione offensiva. Adrenalina, tensione, suspense, paura, c’è tutto questo in Ukraine: Enemy in the Woods e, forse, come sensazioni comunicate è uno dei film che si avvicina di più alla reale permanenza in trincea. Quello che lascia perplesso, il tarlo che non molla nonostante tutte le buone cose che si possono trovare nell’opera, è l’impressione che sia spacciato come documentario nudo e crudo della vita al fronte quando, al contrario, sembra un film assai più «costruito». Il che non è certo un limite, è ovvio, ma da un’opera che fa della chiarezza divulgativa uno dei suoi pregi migliori, glissare su alcuni aspetti –comunque cruciali, visto che influenzano la percezione del quadro d’insieme– non sembra esattamente coerente. Il che è una bella contraddizione.





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