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venerdì 29 marzo 2024

FRAULIEN DOKTOR

1459_FRAULIEN DOKTOR . Italia, Jugoslavia 1969; Regia di Alberto Lattuada.

C’è subito qualcosa che non quadra, come una nota stonata, in Fräulein Doktor di Alberto Lattuada: si tratta di un film bellico introdotto da titoli di testa tipicamente psichedelici come era in voga negli anni sessanta per i film di genere. La cosa che lascia spiazzati non è tanto l’inascoltabile cacofonia che li accompagna, quanto che a comporla sia stato chiamato Ennio Morricone, musicista che all’epoca aveva già alle spalle gli splendidi temi degli spaghetti western di Sergio Leone. Per quale motivo chiamare un simile autore, se poi gli si chiede di comporre una musica tanto dissonante? Come detto, c’è qualcosa di storto. Sia come sia, poi la storia comincia: e Fräulein Doktor sembra davvero un film di genere, ambientato durante la Prima Guerra Mondiale. La protagonista è ispirata ad un personaggio storico, Fräulein Doktor appunto, una spia tedesca: e il film di Lattuada sembra appunto una storia di spionaggio bellico. Questo inizio conferma l’impressione grafica dei titoli di testa dal vago sapore pop e, in effetti, il clima della vicenda ricorda un po’ i film della spia più in auge in quei tempi, James Bond. E’ noto che le spie rischino la pelle se vengono scoperte eppure la situazione è tutt’altro che truce: ci sono finte esecuzioni, finti tradimenti e contro-tradimenti, insomma sembra un’interpretazione piuttosto leggera della questione bellica. E poi, quando il gioco si fa duro, Fräulein Doktor, interpretata da una splendida Suzy Kendall, si mette in moto e, per uccidere Lord Kitchener, affonda addirittura l’intera HSM Hampshire, una nave con tutto il suo equipaggio. Una strage, a ben vedere; eppure l’atmosfera non si infiamma più di tanto, forse perché Lattuada pare stemperare i toni con una messa in scena posticcia dei momenti più drammatici dell’affondamento. Certo, rimane il dubbio che l’artificiosità di questi passaggi sia da imputare ai limiti produttivi ma, in altre situazioni, sarà proprio la resa scenica a costituire il valore aggiunto di Fräulein Doktor. Tuttavia la fase iniziale sembra più che altro un onesto film di genere, con qualche valido spunto storico e una strizzata d’occhio alla contemporaneità nello stile proposto. A questo punto c’è un inserto in flashback che risulta un po’ estraneo al clima del racconto: entra in scena la sontuosa Capucine negli eleganti panni della dottoressa Saforet. 

Qui il riferimento storico è davvero stravolto, in quanto non pare proprio credibile (nemmeno in un film) che la formula di un gas tanto importante, come l’iprite, il gas velenoso detto mostarda, fosse tenuta in un'unica copia su un taccuino a casa della dottoressa Saforet. Lattuada è forse distratto, interessato a stuzzicare un po’ il pubblico, inserendo qualche dettaglio pruriginoso in cui né la Kendall né tantomeno Capucine possono però trarre grandi vantaggi: la loro bellezza vale ben oltre le scenette pseudo-lesbo di questa fase del lungometraggio. Archiviata la questione Soforet con un colpo di pistola, Fräulein Doktor si mette all’opera per la successiva operazione. Deve ghermire le informazioni sulla dislocazione delle riserve della prima linea alleata mentre il comando tedesco prepara l’utilizzo del gas venefico la cui formula è stata rubata dalla affascinante spia. Attraverso una complicata operazione, in puro stile film d’azione, il tenente Ruppert (Giancarlo Giannini) e altri ufficiali tedeschi si infiltrano nel comando belga e procurano l’esatta ubicazione delle truppe di riserva nemiche. Il successivo fuoco d’artiglieria tedesco non colpirà le trincee alleate ma i rincalzi, privando il nemico della possibilità di avere rinforzi in caso di necessità. La scena dell’incursione spionistica è calibrata magistralmente da Lattuada che adopera i classici cliché, come il montaggio alternato, per alimentare la tensione. 

La condotta spietata di Ruppert, che fredda il compagno una volta che questi è stato scoperto, mantiene il clima del racconto in pieno genere bellico, confermando i classici topoi narrativi, come ad esempio quello del soldato tedesco senza sentimenti. Il che era un luogo comune con evidenti fondamenti concreti storici ma l’utilizzo che ne fa Lattuada sembra unicamente legato alle consuetudini narrative. Il film, insomma continua il suo scorrere come onesto film bellico: l’inizio leggero, la parentesi erotica e adesso un po’ di adrenalina. Ci sarebbe da essere mediamente soddisfatti per un prodotto di genere condotto in porto in modo un po’ discontinuo ma godibile. Se non fosse che Lattuada ha in serbo il traumatizzante passaggio che trasforma Fräulein Doktor in opera a suo modo memorabile. Con il vento a favore, alla fine del bombardamento d’artiglieria, i tedeschi aprono le bombole con l’iprite, il famigerato gas mostarda. Da questo momento il lungometraggio ha un’impennata dal punto di vista scenico: le immagini del gas tossico sono già molto inquietanti ma quando le dense nuvole giallastre raggiungono la frontiera alleata si scatena l’orrore. Gli effetti dell’iprite non sono probabilmente così rapidi come mostrato nel film ma furono comunque terribili e, per essere unicamente una rappresentazione, Fräulein Doktor rende perfettamente l’idea di quale tragedia venne combinata. Ma non siamo ancora all’apice drammatica che la messa in scena di Lattuada raggiunge nel film: quando il gas comincia a diradarsi le truppe imperiali indossano maschere e tute per proteggersi e passano all’offensiva. 

L’incedere della cavalleria, con soldati e cavalli completamente bardati, sembra l’inesorabile avanzata di creature disumanizzate che sbucano dalla nebbia di un lugubre passato medioevale. Nella scenografia desolata, l’angosciante ed efficace musica di Morricone rende queste brevi scene tra le più inquietanti che si siano mai viste sul grande schermo. La guerra mostra così il suo vero aspetto, quello più truce; tuttavia questo non pare turbare la sensibilità di Fräulein Doktor. Nella sua indifferenza la donna sottovaluta però l’ostinazione del suo acerrimo nemico, il colonnello Foreman (Kenneth More). Sul filo di lana la spia tedesca è smascherata: a nulla le è valso l’appoggio di Mayer (James Booth) agente del servizio segreto tedesco passato al nemico. Mayer era implicato in un intricato gioco di tradimenti da cui era uscito ovviamente perdente, visto che Fräulein Doktor era in assoluto la migliore del lotto. Tuttavia subiva il fascino della donna e, per favorirla, aveva cercato di sviare le indagini di Foreman; nel finale i nodi erano venuti al pettine. E’ qui che Mayer, l’uomo senza dignità, reo di ripetuti cambi di casacca, ha un moto di passione e non esita ad uccidere gli inglesi, ora suoi alleati, pur di proteggere la donna che ama. E’ una manovra disperata nella quale lo stesso Mayer perde la vita: Fräulein Doktor non riesce a fermare i soldati tedeschi per tempo. La donna è spiazzata; è la prima volta, nel film, che qualcuno ha preso una decisione importante non per convenienza o ubbidendo ad un ordine. E’ un modo di comportarsi che scuote finalmente Fräulein Doktor che, ormai in salvo, in realtà si rende conto di essere perduta. La guerra non è ancora finita ma, almeno adesso, si comincia a comprenderne la gravità. La musica di Morricone, sui titoli di coda, stavolta è perfettamente intonata.



Suzie Kendall



 Capucine 



Silvia Monti 


Galleria 





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