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giovedì 9 luglio 2026

PAOLO BARCA, MAESTRO ELEMENTARE, PRATICAMENTE NUDISTA

1838_PAOLO BARCA, MAESTRO ELEMENTARE, PRATICAMENTE NUDISTA  Italia, 1975. Regia di Flavio Mogherini

Il film si apre su un’immagine sfocata: appena lo schermo diventa nitido, si capisce che Flavio Mogherini vuole dire qualcosa di scomodo, di poco opportuno, o almeno ritenuto come tale. Siamo nel 1975, certo, ma vedere in primo piano due bambini nudi in riva al mare, è certo un’idea audace. Naturalmente nessuno dubita sull’innocenza dei pargoli in questione, ma la morale comune, anche quella di quei vivaci anni 70, non poteva certo lasciare indenne Paolo Barca, maestro elementare, praticamente nudista che si vide quindi affibbiato un divieto ai minori di anni 14 che certamente ha contribuito a renderlo uno dei film meno conosciuti tra quelli interpretati da Renato Pozzetto. Ed è un vero peccato, perché Pozzetto (è il Paolo Barca citato nel titolo) sfodera forse la sua miglior interpretazione sul grande schermo: è ancora perfettamente visibile la sua matrice cabarettistica, ma il suo lato surreale è ben coniugato dal regista Mogherini, che aveva grande esperienza come scenografo e, in virtù di ciò, era molto abile nel ricreare atmosfere evocative. In realtà, poi, nel complesso, Paolo Barca, maestro elementare, praticamente nudista non convince del tutto, e qui manca una mano autoriale dietro alla Macchina da Presa, però il film è divertente e Pozzetto è, come detto, in grande forma. Come tutte le opere improntate ad un certo surrealismo, anche la pellicola di Mogherini manca di ritmo ma, quello, in fondo, sarebbe anche il meno. L’aspetto che delude un po’ è la carenza di sostanza, con un utilizzo un po’ fine a sé stesso di passaggi simbolici, come ad esempio il fatto che Barca, il maestro elementare protagonista, abbia rapporti sessuali con le varie presenze femminili della storia, in ambientazioni sempre curiose e particolari. Dapprima subisce le avances della signora Manzotti (Valeria Fabrizi) su una barca, poi si ritrova su un treno abbandonato a tu per tu con la maestra Rosaria Cacchiò (Magali Noёl) e infine deve vedersela con un’eccitata maestra Ines Badalamenti (Liana Trouché), prima in auto dentro un autolavaggio a rulli e poi nell’infermeria della scuola. Come si può ben immaginare dal titolo, il fulcro di Paolo Barca, maestro elementare, praticamente nudista è il sesso, con il maestro protagonista che arriva da Milano e si trova catapultato a Catania, dopo aver vinto un concorso per avere un posto di ruolo. Il nudismo di Barca –praticato in modo un po’ superficiale, per la verità– rappresenta l’emancipazione del nord del Belpaese in materia sessuale messo a confronto con le pesanti contraddizioni nel campo specifico della società siciliana dell’epoca. Perché nella Catania del film di Mogherini non si deve parlare di sesso ma poi, con la giusta discrezione, è il vero argomento d’interesse morboso di tutti quanti. Barca, al contrario, affronta a viso aperto le domande maliziose dei suoi giovanissimi alunni di V elementare, naturalmente prestando il fianco alle prevedibili gag su un argomento tanto pruriginoso, ma a merito degli autori resta l’intento di proclamare come l’educazione sessuale sia un argomento da trattare seriamente e nei contesti adeguati, come appunto la scuola. Tra le tante aspiranti amanti del giovane Barca, molto piacenti ma un po’ attempate, alla fine la spunta la splendida maestra Giulia Hamilton che vanta la freschezza, e la formidabile bellezza, di una ventiseienne Janet Agreen. Ecco, forse il ricorso ad un’attrice svedese ha una sorta di significato metalinguistico, con il quale Mogherini vuol suggerire come non solo il sud del Paese abbia bisogno di emanciparsi, ma anche il nord debba fare qualche progresso sostanziale al di là di comportamenti, come il nudismo, solo di facciata. Quest’impressione è rafforzata da alcuni dettagli, come il giogo materno che vincola Barca, qui elevato al quadrato visto che deve rendere sempre conto della sua vita privata addirittura a sua nonna (Paola Borboni), mentre la maestra Giulia, sfrecciando su una motocicletta, si eleva ad ambasciatrice della rivoluzione giovanile, almeno a livello simbolico. Mogherini inserisce questi ingredienti nella sua ricetta ma, onestamente, poi non sembra avere il manico per cucinarla a dovere. Ottima la prova del maestro Riz Ortolani alla colonna sonora: l’idea di una doppia traccia totalmente dissonante lascia comunque un po’ perplessi, ma le musiche dei passaggi sentimentali sono deliziose.      







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