1829_IL SIGNOR ROBINSON - MOSTRUOSA STORIA D'AMORE E D'AVVENTURE Italia, 1976. Regia di Sergio Corbucci
Nel 1976 la saga di Fantozzi, il ragioniere con cui finirà per essere
identificato anima e corpo Paolo Villaggio, era appena alla seconda uscita; peraltro,
il successo dei film di Luciano Salce fu tale che, probabilmente, il pubblico
cominciava già a confondere l’attore genovese con il suo personaggio. Un’impressione,
giusta o sbagliata che sia, rafforzata vedendo altri suoi film, ad esempio Il
signor Robinson – Mostruosa storia d’amore e d’avventure, nel quale abbiamo
sostanzialmente un mashup tra Fantozzi e Robinson Crusoe, il
celebre libro di Daniel Defoe che narra di un naufrago che si ritrova su un’isola
deserta, o quasi. Alla direzione è chiamato Sergio Corbucci, un regista di solido
mestiere e che conosce perfettamente il cinema di genere italiano, mentre in sede
di scrittura dànno il loro contributo Castellano & Pipolo, due esperti veterani
del settore. Insomma, non manca niente se non il coraggio e la voglia di
sorprendere; ovvero quello che era un po’ il tasto dolente per un certo modo di
intendere il cinema, o genericamente la narrazione, e di cui Fantozzi e Villaggio
erano e sono un po’ l’emblema. Intendiamoci: l’idea alla base di Fantozzi,
tanto il personaggio in sé stesso quanto il film capostipite del 1975, è
geniale, su questo non ci sono dubbi e il reiterato successo ne è una conferma.
Il problema è che questa fortunata formula ha finito per ingabbiare un po’ il
protagonista del film, e quello sarebbe il meno, ma anche Paolo Villaggio ha
finito troppe volte per fare il solito ruolo divenuto ormai un cliché. Così un
film come Il signor Robinson – Mostruosa storia d’amore e d’avventure
diventa prevedibilissimo; che sarebbe la cosa peggiore, per un’opera comica,
sebbene in Italia è, un po’ clamorosamente, molto apprezzato l’umorismo
scontato e disinnescato della sua carica eversiva.
In questo senso la saga di
Fantozzi incarna perfettamente quello che il pubblico italiano vuole da un film
comico: ridere, possibilmente di qualcuno più sfigato di sé, seguendo percorsi
prestabiliti e risaputi, in una parola, sicuri. Il che è quasi paradossale, in
quanto, l’umorismo dovrebbe invece far deragliare le nostre certezze portandoci,
almeno per il tempo di una gag o di una battuta, su un terreno ignoto. Ne Il
signor Robinson – Mostruosa storia d’amore e d’avventure, al contrario,
perfino in mezzo al mare Paolo Villaggio, mentre armeggia con il boomerang, non
fa che ripercorrere i soliti sentieri narrativi già visti nei film di Luciano
Salce. Ma, va anche detto, che questo è esattamente quello che si aspettava, e
si aspetta ancora oggi, il pubblico italiano se al cinema c’è un comico: vuole le
sue tipiche gag cabarettistiche. In questa circostanza, regista e
sceneggiatori, che sono come detto gente navigata, si guardano bene dal toccare
questo equilibrio che tanto soddisfa il pubblico pagante. Il risultato è presto
detto: agli appassionati di Fantozzi/Villaggio, Il signor Robinson –
Mostruosa storia d’amore e d’avventure piacerà, agli altri potrebbe divertire
in modo molto semplice ma anche annoiare. In questo senso è palese la situazione
che viene creata dalla presenza, nel cast, di Zeudi Araya: attesa a lungo,
sperando in un colpo di brio piccante narrativo, quando compare fa clamorosamente
plafonare il film. Al punto che la parte migliore è la prima, in particolar
modo nel momento in cui Robi Minghelli, il personaggio di Villaggio, prova a
ricreare l’amato mondo civilizzato sull’isola deserta. La sala del cinema, l’automobile
ricreata col bambù, sono chicche divertenti, sebbene leggerci una satira dell’uomo
moderno appare un po’ forzato. Nessuno, tra gli autori, sembra avere questa
capacità critica e, in effetti, il film consapevolmente si limita ad essere un prodotto
di svago. Sulla portata del quale, come detto, dipende da quanto si è fan di Fantozzi.





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