1825_MIA MOGLIE E' UNA STREGA Italia, 1980. Regia di Catellano & Pipolo
Non sembrerebbe particolarmente utile fare un paragone
tra Mia moglie è una strega, commediola italiana del 1980, e la sua
evidente fonte d’ispirazione, ovvero il classico della commedia americana Ho
sposato una strega. Il dislivello qualitativo è tale che il confronto non dovrebbe
avere alcun senso. Tuttavia è innegabile che il raffronto con il mirabile equilibrio
della Commedia Americana degli anni 30 e 40 del secolo scorso, citato volendo vedere
anche in una breve scena da Eleonora Giorgi, permette di mettere bene a fuoco la
dozzinalità e la pigra superficialità del cinema leggero italiano di mezzo
secolo dopo. A vedere oggi come, nel 1942, si poteva essere ingenui con garbo e
intelligenza –peculiarità della commedia americana che, peraltro, era al
contempo anche graffiante e acuta– ci fa comprendere quale fosse la vera natura
dell’approssimazione che regna sovrana in Mia moglie è una strega. I
tanti errori che vengono rilevati dai pignoli recensori, date sbagliate, conti
che non tornano e via di questo passo, potrebbero persino essere uno
stratagemma degli autori, Castellano e Pipolo, quasi a voler anticipatamente ammettere
che il film sia un prodotto usa e getta. In realtà, anche solo per via
dell’ottimo incasso, qualche pregio deve pur averlo, Mia moglie è una strega,
sebbene per lunghi tratti del film sia difficile da credere. Come detto la direzione
è affidata a Castellano e Pipolo, esperti sceneggiatori oltre che registi e, in
effetti, una certa cura nell’impostazione narrativa della vicenda è perfino riconoscibile.
Il problema, o meglio, i problemi, sono però che, da un lato la storia è
prevedibilissima, il che in una vicenda sentimentale non è certo un limite
insormontabile, mentre dall’altro non si registra mai un colpo d’ala, uno spunto
che ravvivi un po’ in canovaccio risaputo. E questo è, in sostanza, l’ostacolo
maggiore che incontra il film. La trama è presto detta: nel XVII secolo la
strega Finnicella (Eleonora Giorgi) viene condannata al rogo dal cardinale
Altieri (Renato Pozzetto). Il diavolo Asmodeo (Helmut Berger) le concede la
possibilità di vendicarsi, trecento anni dopo, dell’erede del cardinale, il consulente
finanziario Emilio Altieri (ovviamente interpretato sempre da Pozzetto). L’idea
è quella di far innamorare l’uomo per poi ucciderlo; come ampiamente intuibile,
la bella strega rimarrà vittima del suo stesso gioco, finendo per innamorarsi di
Emilio. Come al solito, la semplice presenza di uno dei comici di punta del
panorama italiano, in questo caso Renato Pozzetto, induce gli sceneggiatori a
non ricercare snodi narrativi particolarmente raffinati. Sono quindi gli attori
che devono fare la differenza: Pozzetto ci prova, il clima fantastico del
racconto potrebbe essere congeniale alla sua comicità surreale, tuttavia,
nonostante qualche ricorso ai suoi vecchi sketch cabarettistici, l’attore milanese
fatica a reggere da solo il peso del film. Eleonora Giorgi, molto carina, si inserisce
quasi con delicatezza nel clima soffuso del racconto, ma la sua presenza sfumata
con grazia finisce per incidere troppo poco. Helmut Berger, da parte sua, fa la
faccia scura nel tentativo di essere inquietante ma rimane altrettanto anonimo.
Il risultato è un film che si lascia vedere, avendone tempo e voglia, e che sorprende
per non scadere mai in passaggi volgari. Ma, più che una nota lieta, quest’ultima
cosa insinua un fastidioso sospetto: che il cinema leggero italiano del tempo, una
volta depurato da ogni riferimento pecoreccio, rimanga insipido.




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