183_NON CI RESTA CHE PIANGERE Italia, 1984. Regia di Roberto Benigni e Massimo Troisi
Guardando
oggi, oltre quarant’anni dopo la data di uscita, Non ci resta che piangere,
forse la cosa che sorprende maggiormente è la musica di Pino Donaggio. Il maestro
veneziano compose infatti una colonna sonora degna del miglior cinema e il suo
lavoro si evidenzia subito in modo netto, rispetto al resto del film. Non che Non
ci resta che piangere sia brutto, sia chiaro, ma è un’opera in cui l’improvvisazione
regna sovrana e questo, al cinema, non è quasi mai un buon segno. Ci sono,
ovviamente, le ragionevoli eccezioni, artisti con capacità di gestire i momenti
che hanno fatto la Storia del cinema anche in mancanza di una sceneggiatura
ferrea o comunque in condizioni di massima libertà creativa. E proprio Roberto
Benigni e Massimo Trosi sono due maestri, in questo specifico campo; tuttavia
la visione del film, qualche perplessità, a mente fredda, la lascia. In ogni
caso Non ci resta che piangere è ormai un film di culto e, in un certo
senso, questo lo esenta da altro tipo di approccio. I due protagonisti, qui
anche registi, più che in altri loro film sciorinano una prestazione anarco-surreale
che se ne infischia di qualunque regola o codice cinematografico o anche solo
narrativo. E, ad esempio, lo scenografo Francesco Frigeri, al contrario di Donaggio,
si adegua alla situazione e allestisce un set degno di una recita parrocchiana
o giù di lì. Del resto anche i personaggi, valga per tutti il più improbabile
Leonardo da Vinci (Paolo Bonacelli) della storia di qualunque forma di rappresentazione,
sono tutto meno che credibili. Questa sorta di oasi sospesa dalla plausibilità,
permette ai due primattori di parlare a ruota libera, uno in napoletano e l’altro
in toscano, occupando sostanzialmente la parte più corposa del film con
dialoghi di fatto inconcludenti. Ci sono passaggi celebri, naturalmente, a
partire da quello della dogana, oppure gli omaggi a Totò e Peppino de Filippo,
nella scena della lettera, o ai cantanti, dai Beatles di Yesterday a
Domenico Modugno di Nel blu, dipinto di blu. Non si tratta, in defintiva,
di un film particolarmente memorabile, nel complesso, a meno di non essere un
fan dei due comici. Certo, pensando a quanti anni sono passati da quando è mancato
Massimo Troisi, morto nel 1994 a soli 41 anni, Non ci resta che piangere
assume il valore di testamento nostalgico. E, anche solo per questo, rimane un
film a cui si vuole bene.































