1844_LA SIGNORA IN BIANCO (Insignificance), Regno Unito, 1985. Regia di Nicolas Roeg
La cosa più sorprendente, guardando questo misconosciuto film di Nicolas Roeg, è che ad interpretare nientemeno che Marilyn Monroe ai tempi di Quando la moglie è in vacanza, sia Theresa Russell. Intendiamoci, la Russell è una delle migliori attrici di sempre oltre che una bellezza straordinaria, ma d’acchito non sembrerebbe l’opzione ideale per riproporre efficacemente la diva platinata per antonomasia. Certo, la Monroe era ben lungi dall’essere una sorta di oca giuliva e aveva piuttosto una vena malinconica, volendo anche ambigua, che era però in genere tenuta sottotraccia dalla sua esuberanza scenica. Theresa è una donna inquieta, un’attrice perfetta per mostrare come il Sogno Americano, qualche lustro dopo, per quanto sempre ammaliante non riuscisse più a celare le proprie angosce. Ciononostante, la Russell si supera e riesce a fornire una prestazione attoriale ben più che convincente, dando forma e concretezza all’anima sensibile e controversa di Marilyn, conservando quell’ingenuità, vera o finta che fosse, che era uno delle peculiarità della diva. In realtà, se vogliamo essere precisi, nel film il ruolo di Theresa Russell è quello dell’Attrice, benché sia evidente che il personaggio sia ritagliato sulla figura di Marilyn Monroe durante le riprese del citato Quando la moglie è in vacanza. Il film si apre, infatti, con la troupe che sta girando la celebre scena in cui l’aria della metropolitana, proveniente da una grata sul marciapiede, solleva il vestito bianco di Marilyn. Il titolo italiano, La signora in bianco, fa in effetti riferimento a questo iconico passaggio cinematografico mentre quello originale, Insignificance [traduzione letterale: Insignificanza] ha come obiettivo la vacuità dei valori che vengono celebrati nella nostra società. Il film è tratto dall’omonima pièce teatrale di Terry Johnson che pare trovò l’ispirazione dalla scoperta che tra gli oggetti appartenuti a Marilyn Monroe vi fosse una fotografia autografata da Albert Einstein. Che rapporto ci poteva essere tra la diva del cinema e lo scienziato famoso per aver ricavato la formula della relatività?
Sia Johnson che Roeg, in buona sostanza, sembrano dirci non solo che la bellezza, la fama, la ricchezza, siano appunto «relative», ma che siano anche «insignificanti» al cospetto dei grandi enigmi dell’universo. La trama, infatti, prevede l’incontro tra l’Attrice (la Russell, come detto) e il Professore (Michael Emil), personaggio uguale in tutto e per tutto ad Albert Einstein. Il film è dominato da un clima surreale, perfetto per l’ambientazione su un palco teatrale ma comunque funzionale anche sullo schermo. A giostrare sulla scena, oltre a questi due personaggi, ci sono il Giocatore (Gary Busey) e il Senatore (Tony Curtis), che rappresentano rispettivamente Joe DiMaggio, campione di Baseball e marito di Marilyn, e Joseph McCarthy, spietato politico che guidò la caccia alle streghe nota con il significativo termine Maccartismo, ispirato al suo cognome. Gli intrecci alla base dell’opera teatrale non sono certo attendibili storicamente, tuttavia è innegabile che i personaggi rispondano alle caratteristiche delle figure storiche a cui sono smaccatamente ispirati. Roeg, con il suo stile eccentrico, sembra insistere eccessivamente sul contorto gioco di incastri tra personaggi simbolo dello stesso periodo storico. Difficile credere che queste quattro celebrità si siano potuto incontrare, in ogni caso non nelle modalità mostrate, tuttavia i loro dialoghi sono plausibili e rivelano clima e situazioni di un’epoca, gli anni 50, che, per gli Stati Uniti ma non solo, ci appare oggi come mitologica. E comunque il film regge, perché il regista inglese conosce il mestiere, gli attori sono bravi e agevolati, in un certo senso, dal clima surreale della pellicola che permette loro un certo autocompiacimento non particolarmente difficile da interpretare. L’unica ad avere un compito gravoso è Theresa Russell, perché Marilyn Monroe è sempre «materiale» difficile da maneggiare. La Russell è un’attrice tosta: splendida come suo solito, qui è abilissima nella sua particolare operazione recitativa che non scivola in sciocchi e prevedibili cliché. Theresa non imita Marilyn, la riporta in vita.










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