1805_NOSTRA SIGNORA DI FATIMA (The Miracle of Our Lady of Fatima). Stati Uniti 1952. Regia di John Brahm
Pare che Lùcia dos Santos, la più grande tra i tre pastorelli di Fatima che assistettero alle apparizioni della Vergine Maria, nel 1952 vide il film Nostra Signora di Fatima e non lo gradì. Il che potrebbe essere una recensione negativa mica da poco per il lungometraggio di John Brahm: in realtà possiamo ascrivere il giudizio di Lùcia a semplice curiosità e niente più. Vero è che alcune scene, specie nel finale, sorprendono per la verosimiglianza ma Hollywood, negli anni cinquanta, era nel suo periodo aureo e il suo cinema poteva benissimo prescindere dalla realtà a cui comunque si ispirava. Insomma, quando si guarda un film americano, specie se di quell’epoca, va messo in conto che l’industria del cinema aveva le sue coordinate peculiari: questo non vuol dire che ad Hollywood raccontassero balle, perlomeno si trattava di un discorso meno banale. Si poteva certo dire che in nessun posto come in America era vero che il cinema fosse l’arte della finzione per eccellenza ma, proprio grazie a questo suo essere svincolato dalla mera documentazione dei fatti, era proprio lì che si poteva più agevolmente assurgere a verità artistica. E’ chiaro che questo meccanismo funzionava alla grande tanto più libere erano le mani del regista: nei generi meno impegnati, come il western, il noir, la commedia americana, il melò abbiamo infatti i migliori esempi di questo. Più complicato era trovare la giusta alchimia nei film storici o biografici e ancora peggio in un film, come Nostra Signora di Fatima, dove si trattava un tema delicato come quello religioso. John Brahm non era un gigante della regia ma sapeva bene come dirigere un film e il suo approccio al tema delle apparizioni di Fatima sorprende per una sorta di sincera ingenuità, probabilmente la stessa che dovevano avere i tre pastorelli, con cui la storia si accosta ai fatti. L’ipotesi che gli eventi possano essere falsi, frutto di inganno o anche solo allucinazioni collettive, non viene mai presa in considerazione dall’autore che si limita a dar credito, in forma visiva sullo schermo, alle parole di Lùcia (Susan Whitney), Giacinta (Sherry Jackson) e Francesco (Sammy Ogg). Il tema del film non è, infatti, se le apparizioni siano vere o meno e la storia nemmeno sembra concentrarsi troppo sui messaggi che lascia la Vergine Maria. L’attenzione di Brahm è piuttosto focalizzata sulle reazioni che queste apparizioni generarono: da una parte ci fu una risposta spontanea della gente che aveva quasi la necessità di credere nel miracolo, d’altra due differenti comportamenti più studiati, più calcolati.
Le forze rivoluzionarie che nel 1910 avevano chiuso i conti con la monarchia con un colpo di stato, avevano avuto la mano pesante anche nei confronti della Chiesa Cattolica: e nel 1917 un’apparizione della Vergine Maria con annesso sollevamento di moti religiosi popolari non era certo visto di buon occhio dalle rigide autorità che si erano insediate nel paese. Il capo delle guardie (Frank Silvera), pur se stereotipato a livello narrativo, è una rappresentazione in linea con quella che fu la risposta politica delle autorità portoghesi agli eventi. Ma, sul momento, anche i ministri della Chiesa non si posero, nei confronti dell’accadimento, come sarebbe lecito attendersi: ovvero chiedendosi sinceramente se potesse essere vero o meno. La preoccupazione di Padre Ferreira (Richard Hale) è, anche comprensibilmente, rivolta alle conseguenze che la comunità religiosa dovrà inevitabilmente pagare in termini di repressione politica, al diffondersi della notizia. Alla fine anche la Chiesa, come l’autorità governativa, fa i conti con le conseguenze dell’evento e, oltre a tralasciare il fatto in sé, se la prende con i tre ragazzini, rei di aver scatenato tutto il putiferio. Il personaggio che, in fin dei conti, reagisce meglio, a parte la sincera devozione della popolazione, è Hugo (Gilbert Roland). Figura centrale nella storia ma completamente inventata, è quindi un personaggio di natura prettamente cinematografica: in sostanza incarna il cinema e il suo modo di accostarsi ad un fatto tanto eclatante. Non a caso, proprio come il cinema, Hugo racconta un sacco di bugie: ma sono frottole innocenti, in quanto perfino i tre piccoli non hanno difficoltà a comprendere che l’uomo li prende bonariamente in giro mentre li intrattiene con i suoi bizzarri racconti. Per quel che riguarda il suo accostarsi all’evento miracoloso è evidente un certo scetticismo (dichiarato apertamente nei confronti della fede religiosa), e ci sarebbe da stupirsi del contrario, visto la natura del soggetto che è un mariuolo, ladruncolo e imbroglione di mezza tacca. Ma, di fronte alla devozione dei tre pargoli, il nostro mostra un sacro rispetto, costringendo, ad esempio, i compagni detenuti ad inginocchiarsi per pregare. E, quando il pericolo sembra minacciare i tre ragazzini, non esita a mettersi in mezzo per difenderli, pagando poi personalmente le conseguenze. Insomma, sembra quasi dirci Brahm, magari non chiedete proprio al cinema, l’arte delle apparizioni fasulle, di credere alla veridicità delle apparizioni della nostra storia. Ma in Nostra Signora di Fatima troverete il massimo rispetto tanto per le dichiarazioni dei ragazzi quanto per la sincera devozione popolare.



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