1782_THE BOUNTY MAN , Stati Uniti 1972. Regia di John Lewellyn Moxey
Dopo essersene tenuto alla larga fin dall’inizio della carriera, John Llewellyn Moxey aveva affrontato il genere western con Hard Case, in uno degli ultimi Movie of the Week della stagione 71/72. Nell’ottobre del 1972, Moxey si ripresenta ai telespettatori dell’ABC con un altro western, The Bounty Man, e i citati saranno le sue due uniche incursioni nel genere di una lunga carriera. Il che è anche comprensibile dal momento che il western mal si combinava con i format televisivi diffusi tra gli anni Settanta e Ottanta ma, a maggior ragione, è curioso che Moxey ne diriga due uno dopo l’altro. La curiosità aumenta quando si notano alcune similitudini tra i due film: innanzitutto il protagonista è lo stesso, Clint Walker (in questo caso è Kinkaid, il cacciatore di taglie del titolo), ma anche l’impostazione è simile. Walker interpreta un tipo, deciso, risoluto e di poche parole, in pratica molto simile al Jack Rutheford di Hard Case; del resto l’attore americano non è che avesse queste grandi varietà di registro recitativo, tuttavia il compito che deve svolgere nei due film è davvero molto simile. Kinkaid, infatti – stavolta con il mandato legale della taglia – cattura Billy Riddle (John Ericson), in questo caso un banale fuorilegge e non un rivoluzionario messicano come invece era il coprotagonista del precedente film. All’inizio del lungo viaggio con cui il nostro eroe deve condurre in porto la sua preda, esattamente come in Hard Case si aggiunge alla coppia la donna del prigioniero. Ecco, se vogliamo, una notevole differenza c’è tra la presenza scenica di Margot Kidder – nel film interpreta Mae, la fidanzata di Billy Riddle – che non è minimamente paragonabile a Stefanie Powers. Questo è in effetti parte di un problema generale perché The Bounty Man patisce un po’ la mancanza di carisma degli interpreti, per quanto Clint Walker faccia il suo in modo anche più convincente che nell’altro film citato. Troppo sciatta la prestazione di Ericson mentre la Kidder ci prova, almeno, ma senza avere il talento né il fascino sufficienti. All’inseguimento dei tre, nel tentativo di sottrarre la preda a Kinkaid, c’è un manipolo di cacciatori di uomini difficilmente distinguibili da una banda di fuorilegge, tra i quali spicca Angus (Richard Basehart) ma giusto per lo scarso appeal dei suoi compari. Piuttosto, nel cast c’è Arthur Hunnicutt che è un ottimo caratterista western, peccato relegato al ruolo marginale di sceriffo. In sostanza il film si concentra sul terzetto, Kinkaid, Billy Riddle e, tra loro, Mae, con lo stesso schema di Hard Case. Con alcune variazioni sul tema, naturalmente: ad esempio, in questo caso la ragazza è apertamente schierata col bandito che, però, la spinge a tentare di sedurre il cacciatore di taglie per distrarlo. Moxey, in regia, nel giocare su questi equilibri emotivi tra i personaggi è bravo, e la storia scorre piacevole anche se, obiettivamente, manca di spessore. Il western lamenta la mancanza di quel tempo che i film televisivi non avevano e con lo scarso respiro a disposizione difficilmente si riusciva a cogliere il vero senso del genere. Tra l’altro, la necessità di organizzare gli intervalli per gli spazi pubblicitari finisce per cadenzare il racconto un po’ come accadeva per i romanzi d’appendice, con un risultato più visibile e fastidioso rispetto ad altre produzioni ambientate in contesti più recenti, forse per via del loro essere già sincopate narrativamente per natura.
E tornando alle similitudini tra i due film, sarà probabilmente un caso ma il fatto che Moxey insista sul western con un tema così simile al suo precedente lavoro sembra il tentativo di aggiustare l’approccio stentato del film televisivo al genere. In questo senso si possono apprezzare le intenzioni di migliorare alcuni tra i difetti più eclatanti di Hard Case. Innanzitutto la fotografia è questa volta più calda e satura rispettando meglio i canoni del western e anche tutto il decor è più convincente. La colonna sonora era un altro tasto dolente e in The Bounty Man c’è il tentativo, apprezzabile solo nell’intento, di supportare la narrazione con una ballata che, per la verità, non è proprio memorabile. Com’è lecito attendersi da un giallista come Moxey stavolta il finale è diverso visto anche che Billy Riddle si rivela essere una vera mezza tacca. Ma il colpo di scena è un altro: Kinkaid ha rivelato a Mae l’origine del suo essere divenuto cacciatore di taglie, una sorta di vendetta nei confronti di un uomo che aveva sedotto sua moglie e in seguito abbandonandola, spinta così al suicidio. Notare che qui la trama è sottilmente interessante, perché a indurre la donna verso l’estremo gesto c’era anche l’impossibilità per lei di tornare dal marito, considerato la durezza di carattere dell’uomo. E questo nonostante ci fosse un bambino ancora piccolo di mezzo. C’è quindi una neanche troppo velata critica all’atteggiamento senza cedimenti di Kinkaid e degli eroi tutti d’un pezzo a cui si rifà il personaggio. Per i quali la vendetta, il rendere pan per focaccia, era una sorta di mantra: con una sommaria lettura psicologica emerge che, nel dare la caccia ai banditi, Kinkaid è come se saldasse il conto all’uomo che gli aveva rovinato la famiglia e quindi la vita. Ma è una filosofia che ha inaridito l’uomo e, in fin dei conti, anche questa è una critica del racconto, peraltro più prevedibile, in questo caso alla pratica della vendetta. In pratica Moxey cerca di stigmatizzare la filosofia del tipico eroe western duro e invincibile, che furoreggiava spesso nelle derive più tarde del genere anche più di quanto non avesse fatto nell’epoca classica. In ogni caso si arriva all’atto conclusivo con Billy Riddle che, dopo aver dato più volte prova di fregarsene di Mae e di badare piuttosto solo a sé stesso, nello scontro a fuoco c’è rimasto secco. Mae è così rimasta sola con Kinkaid mentre la banda di Angus li tiene ancora sotto assedio senza acqua né cibo. Tra il cacciatore di taglie e la ragazza si è però stabilita una certa complicità, con l’uomo che è arrivato a fidarsi di Mae lasciandole pistola e fucile. Adesso l’uomo carica il corpo di Billy Riddle sul cavallo e Mae, che pensava che Kinkaid fosse riuscito a superare i suoi demoni anche grazie a lei, lo rimprovera severamente. L’uomo le fa osservare che si tratta pur sempre di un cadavere da 5000 dollari e la ragazza incassa la seconda delusione di giornata, forse anche peggiore di quella avuta da Billy Riddle. Ma con Moxey il colpo di scena è sempre dietro l’angolo: Kinkaid lancia il cavallo con il cadavere di Billy Riddle giù per il canalone, gli uomini di Angus lo vedono e si gettano all’inseguimento, levando l’assedio dalla coppia che potrà così dileguarsi. Un dubbio rimane: sono state le parole di Mae a far cambiare idea a Kinkaid o l’uomo aveva già deciso questa strategia per salvarsi la pelle? A questo non si può rispondere. Ma è certo che a far mutare l’atteggiamento del cacciatore di taglie, una trasformazione comunque alla base di questa scelta, c’è sicuramente il rapporto stabilito con la ragazza. Alla quale offre la possibilità di fare da madre per il suo figlioletto per andare a ricostruire in qualche modo una famiglia. Un lieto fine tutto sommato apprezzabile perché permette ad entrambi di migliorare la propria condizione con un’azione benefica reciproca. Il che non rende certo The Bounty Man un capolavoro, sia chiaro, ma solo un’onesta interpretazione del film televisivo in chiave western. Che, tutto sommato, fatica sempre a convincere al cento per cento nonostante gli apprezzabili sforzi di Moxey.



























