953_MISSIONE ALL'ALBA (The Dawn Patrol); Stati Uniti, 1938; Regia di Edmund Goulding.

Un remake nel 1938 di La
Squadriglia dell’Aurora, che era del ‘30, suscita qualche perplessità,
almeno in linea di principio. Per quanto sia evidente che Missione all’alba
di Edmund Goulding sia comunque un valido film bellico, questo è fuori
discussione. E se poi lasciamo perdere del tutto l’originale di Howard Hawks,
quello di Goulding potrebbe ambire ad essere un film eccellente, sia chiaro. L’aspetto
spettacolare è perfettamente integrato a quello più profondo della
responsabilità del comando, quest’ultimo già elemento portante del racconto The
flight commander di John Monk Saunders all’origine di entrambi i film. Le
perplessità nascono dal fatto che gli aspetti intimi e psicologici del tema
erano già stati sviluppati alla perfezione da Hawks, un vero maestro della
settima arte; difficile pensare di poter far meglio. Oltretutto non erano
nemmeno passati troppi anni dall’uscita de La Squadriglia dell’Aurora
tanto che per Missione all’alba fu possibile riutilizzare alcune scene
acrobatiche degli aeroplani. Niente di grave, per carità; ma allora se, quasi
una decina di anni dopo, non si è in grado di migliorare le scene tecnicamente
più difficili, almeno da un punto di vista artistico, decadono un po’ i
presupposti stessi per la realizzazione di un remake. Al netto di queste
spontanee perplessità che possono sorgere oggi, la verità è che i produttori
della Warner Bros sapevano il fatto loro tanto che Missione all’alba
ottenne un buon successo al botteghino ed è, in effetti, una versione
significativamente aggiornata anche in campo artistico dell’originale. Il
pretesto di riproporre nelle sale un film bellico nel 1938 era data dai venti
di guerra che soffiavano già in maniera sinistra; il tema eticamente alto,
il peso del comando, il rispetto per il nemico, l’assurdità della
guerra, interpretavano alla perfezione l’angoscia della gente che certo non era
esaltata di rificcarsi in un altro incubo mondiale. Goulding, che pare non
gradisse particolarmente i rifacimenti, ebbe un approccio assai umile,
sfruttando lo schema narrativo della sceneggiatura di Hawks che in questo era
un vero mago.


Così anche su Missione all’alba grava una cappa di
tensione costantemente alimentata dal ripetersi delle stesse tragiche
situazioni e le splendide azioni acrobatiche degli aerei servono giusto per compensare,
sorta di valvola di sfogo per la claustrofobica atmosfera che si vive nel
comando del 59simo squadrone. La conta dei veicoli mancanti ad ogni
rientro; la telefonata dal comando che incarica i nostri di una nuova
missione impossibile; l’arrivo dei rimpiazzi, inconsapevolmente ed assurdamente
entusiasti; la comunicazione alla squadriglia degli ordini per il giorno
successivo, con il reparto allineato. Il ripetersi di queste situazioni è
ossessivo e prevarica anche le personalità dei protagonisti che si trovano a
cambiare ruolo all’interno del film mantenendosi quasi più fedeli alle
caratteristiche di questo piuttosto che alle proprie individuali.

Così il
capitano Court (Errol Flynn) è dapprima il polemico caposquadriglia che accusa
il suo comandante, il maggiore Brand (Basil Rathbone) di mandare
deliberatamente i suoi uomini al macello e, quando questi è trasferito, si
trova costretto dalla gerarchia militare nello stesso odioso ruolo fino a prima
aspramente criticato. E anche il tenente Scott (David Niven) compie il suo
percorso, da comprensiva spalla di Court col compito di alleggerire l’umore
della squadriglia, a furioso accusatore del suo superiore quando questi ne
manda il fratello Donnie (Morton Lowry) incontro a morte praticamente certa. Da
parte sua il citato Brand, se in avvio è torvo e scostante, una volta sollevato
dalla responsabilità del comando in una situazione tanto tragica, diviene
persona perfino serena. A fronte di queste figure che si scambiano di ruolo,
quasi a fare da riferimento per enfatizzarne la mutevolezza di carattere,
troviamo il tenente Phipps (Donald Crisp) e i sottoufficiali addetti alle
mansioni secondarie e di servizio che rimangono una costante per tutto il
lungometraggio. Detto che tutto ciò si era già visto in La squadriglia
dell’aurora, si può però notare come Missione all’alba marchi una
netta differenza almeno agli occhi del pubblico del 1938.

Errol Flynn era già
Errol Flynn e nessuno dei bravissimi interpreti del film di Hawks poteva
competere con la sua fama in tema di film d’azione. A fianco a lui, David Niven
era in piena rampa di lancio e Basil Rathbone e Donald Crisp erano attori già
di solida reputazione; insomma, questo era un cast di altissimo livello. Da un
punto di vista tecnico, poi, Goulding sapeva il fatto suo e il seguire le orme
di Hawks ne è una evidente dimostrazione. Inoltre, se è vero che furono
utilizzate molte scene aeronautiche dell’edizione del 1930, va detto che ne
furono aggiunte altre girate con buona perizia. Inoltre, aspetto non
secondario, se Hawks, al tempo alle prime armi col sonoro, si era affidato per
questo alle canzoni cantate dagli aviatori che cercavano di esorcizzare la
paura della morte, Missione all’alba non rinnega questa scelta ma può
contare anche sull’accompagnamento costante della colonna musicale di un
califfo come Max Steiner. Insomma, a conti fatti, possiamo deporre le nostre
perplessità per il prossimo remake che ci possa sembrare inutile se non
inopportuno: Missione all’alba non lo è.





