1817_THE MATING SEASON . Stati Uniti, 1980. Regia di John Llewellyn Moxey
Nella sua ormai decennale carriera, John Llewellyn Moxey aveva toccato
vari generi e, soprattutto nei telefilm, aveva imparato ad adeguare il tenore
della sua messa in scena alla bisogna del caso. Tuttavia un certo imprinting
era sempre nell’aria, se la regia era firmata dal regista britannico: se non
per la suspense, lo era per qualche colpo di scena anche solo narrativo, non
necessariamente spaventoso. In ogni caso, conoscendo la sua propensione per le
storie del brivido, i produttori americani, gente sulla cui praticità non
potevano sorgere dubbi, quello gli chiedevano, storie del brivido. Almeno fino
a The Mating Season che è una commedia romantica, in tutto e per tutto.
A sorpresa, Moxey non solo accettò di dirigerla, ma lo fece anche molto bene,
tant’è che quello con Lucie Arnaz e Laurence Luckinbill è un bel film, divertente
e godibilissimo. Il cast non è certo memorabile a partire dai citati
protagonisti: in ogni caso, Lucie Arnaz, famosa più che altro per essere la
figlia della nota attrice Lucille Ball, è Sydney, un’avvocatessa rampante ma insoddisfatta
della sua vita sentimentale; Luckinbill è Harry, un appassionato di
birdwatching che ha una piccola lavanderia, è divorziato e vive con la
figlioletta. Tra gli altri personaggi della storia, si possono ricordare
Roberta (Swoosie Kurtz), amica di Sydney e non particolarmente fortunata con
gli uomini e Max (Bob Herman) il tipico fusto anni 80 che organizza il camping
con il birdwatching. Come detto non si tratta di attori particolarmente
carismatici ma, nel complesso, se la cavano con buon mestiere e, insieme ad un
altro pugno di interpreti, danno vita ad un racconto che, seppure è impostato
sulla vicenda sentimentale dei due protagonisti, mantiene una discreta coralità
sempre pronta a stemperare nell’ironia ogni vaga pretesa di romanticismo. La
vicenda è ambientata perlopiù nel campeggio organizzato da Max, dove si
ritrovano l’appassionato di birdwatching Harry con Sydney, trascinata sua
malgrado dalla vivace Roberta. In campagna Sydney è del tutto a disagio: lei,
un’avvocatessa di New York, che ama il lusso e le comodità e che non ritiene
nessun uomo davvero degno di lei, men che meno Harry che, ad un primo impatto,
sembra proprio imbranato. In seguito, sarà invece l’efficiente donna in
carriera a dimostrarsi sempre più goffa, al cospetto della semplice natura –niente
di drammatico, per carità– in luogo delle comodità della metropoli. Harry, che
aveva cominciato con il piede sbagliato macchiando gli eleganti calzoni di
Sydney, si ritrova quindi a cavarla d’impaccio un paio di volte ma questo non
agevola certo la loro relazione. Beninteso, si tratta delle classiche
schermaglie da film sentimentale: in una commedia romantica, è prevedibile che
i due protagonisti debbano convolare a giuste nozze, e questo in definitiva è
il destino di Sydney e Harry.
Ma non si tratta certo di un limite, essendo questa
parabola sostanzialmente un cliché di questo genere di racconto filmico. Difatti,
The Mating Season, per quanto prevedibile nel suo esito finale, ha una
facilità di fruizione quasi disarmante. Buon ritmo, dialoghi calibrati,
personaggi simpatici o comunque non fastidiosi: insomma, tutto fila liscio come
dovrebbe in una commedia che si rispetti. Moxey e Larry Grusin, in
sceneggiatura, non si accontentano di una confezione formale ben rifinita ma la
suggellano con alcuni dettagli gustosi. The Mating Season non passerà
alla storia del cinema televisivo per i dialoghi, tuttavia qualcuno divertente
lo mette a referto. Ad esempio, quello tra Roberta, non precisamente la più
avvenente della comitiva, e Max, il gestore del campeggio che, al contrario, è
un autentico fusto. Tra i due era sorprendentemente scoccata la scintilla e, al
momento dei saluti, lei gli chiede di rivedersi ancora; lui non se la sente di
prometterlo, ma cerca un modo elegante di congedare la ragazza: “Grazie. E non
mi riferisco al sesso”. Pungente la replica di Roberta: “Grazie a te. E mi
riferisco al sesso”. In fatto di scambi di battute, una delle più singolari è
quello di Sydney che, l’ultima notte di campeggio, confessa a Harry di amarlo,
ma solo muovendo le labbra, senza proferir suono, in modo da non impegnarsi del
tutto. Del resto uno dei temi sottintesi del racconto è proprio l’incapacità
della donna moderna, all’alba degli anni 80, di gestire la doppia veste,
professionale e privata. Sydney, fortissima sul piano lavorativo, non smette
mai di essere un avvocato e, di conseguenza, non riesce più ad essere una
semplice donna capace di amare e di impegnarsi completamente. La figura di
Harry, al contrario, incarna quella di un individuo che riesca a concentrarsi sulle
cose realmente importanti: i propri hobby –il birdwatching– la propria famiglia
–la figlia– e il lavoro –l’attività della lavanderia. Una visione tutto sommato
illusoria perché gli Eighties, che si andavano al tempo già concretizzando,
saranno semmai il tempo della superficialità e non della passione, ovvero la
cosa che il protagonista maschile di The Mating Season mette in ciò che
fa. In ogni caso, Moxey, anche attraverso la struttura narrativa del film, sottolinea
che i due personaggi, il maschio e la femmina, siano entrambi necessari, del
resto il lungometraggio si intitola «la stagione dell’accoppiamento». L’incipit
dell’opera, oltre ad essere divertente e ben studiato, è parte di una struttura
che rende esplicito il concetto e, tanto per cominciare, istrada sin da subito
lo spettatore, sebbene Moxey si diverta a seminare la sequenza di ironiche
false piste, del resto è pur sempre un giallista, seppure prestato alla
commedia in questa circostanza. Il film di apre con Harry che avanza con fare guardingo
nell’erba alta; la musica, che sottolinea umoristicamente i suoi movimenti,
chiarisce però che il clima è quello leggero della commedia. Sullo sfondo si
intravvedono alcuni ruderi di un vecchio edificio; poi, dopo aver visto che
l’uomo era in appostamento per guardare gli uccelli, lo vediamo inforcare una
bicicletta e andar via, inoltrarsi su una strada sterrata. Il film ha
un’ambientazione bucolica, dunque: nient’affatto, l’inquadratura si allarga e
vediamo lo skyline di New York comparire dietro l’acqua del fiume. In pochi
istanti, Moxey ci ha già portato un paio di volte fuori strada: il monito
quindi è di non fidarsi eccessivamente delle apparenze. Il che, in un film del
1980, non è un concetto banale. Il vero punto cruciale del film si rivelerà
solo nel finale, suggerito da Laura (Megan Follows), la figlioletta adolescente
di Harry. Ma prima c’è ancora da chiudere il discorso sull’interessante
struttura dell’opera. Perché The Mating Season si chiude ripetendo,
grosso modo, la citata scena iniziale; un escamotage narrativo visto decine di
volte, al cinema e che significa un sostanziale stallo nella situazione, si
torna al punto di inizio. Ma Moxey e Grusin introducono una significativa
variante: la scena finale ripete quella iniziale ma anche, contemporaneamente,
una dei primi momenti condivisi tra Sydney e Harry. In pratica assistiamo a
Harry fare sia quello che più ama, il birdwatching, ma farlo con qualcuno che
ama, Sydney.
La scena finale è la somma della scena iniziale e la prima scena
in cui l’uomo e la donna cominciano ad avere un tipico comportamento del
corteggiamento, nello specifico il cavaliere che salva la damigella in
pericolo, un cliché delle storie romantiche. Tecnicamente un passaggio
sopraffino ma non è quello l’aspetto più incisivo di The Mating Season. Sydney,
come detto, è un’avvocatessa di successo; Harry avrebbe voluto studiare da
avvocato, ma aveva dovuto rinunciarvi. Quasi che l’affermazione professionale
sia più indispensabile alla donna che all’uomo; Moxey, in questo senso, vuole
forse sottolineare come le donne, agli arbori degli anni 80, fossero più coinvolte,
anima e corpo, nel mondo del lavoro, di quanto lo fossero gli uomini. Che in
realtà, lo erano ancora molto, come è ben noto. Non che sia una cosa errata, di
per sé, ma il rischio, manifestato in concreto dalla figura di Sydney, è di
disumanizzarsi mentre ci si cala totalmente nell’ambito professionale. In ogni
caso, per quanto Harry sembri riuscire a gestire meglio i due piani, quello
professionale e quello privato, sono, come detto, illuminanti le parole di
Laura. L’ultima notte di vacanza Sydney e Harry avevano finalmente fatto
l’amore; la donna, tuttavia, aveva mantenuto una riserva, la citata frase “ti
amo” pronunciata solo muovendo le labbra. Il mattino dopo, sul pullman che li
riportava a New York, Sydney era ritornata sui suoi passi; la notte di passione
era stata solo un momento di debolezza. Tuttavia, una volta in città, si era
progressivamente resa conto di amare davvero Harry e si era presentata alla sua
lavanderia per rimettere insieme la loro love-story. Harry, come prevedibile,
non si fidava e non era disposto ad andare oltre l’estenuante tira e molla, che
era durato già tutto il tempo del campeggio. Vedendo Sydney insistere
vanamente, era intervenuta Laura che aveva saggiamente consigliato la donna:
non era quello il luogo adatto per simili faccende. Ecco quindi che il cerchio
si chiudeva e Sydney faceva la sua comparsa mentre, nella scena finale, Harry
era alle prese con i suoi amati uccellini nel bosco. Perché quello che ci dice The
Mating Season è che il luogo dove l’amore trova posto è dove la gente fa
quello che ama, e lo fa per pura passione. Nel lavoro, inteso come professione,
con l’ingombrante presenza di successo e denaro, è molto più difficile che vi
trovi spazio.




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