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domenica 16 agosto 2026

IL DOTTOR X

1850_IL DOTTOR X (Dottor X)  Stati Uniti 1932. Regia di Michael Curtiz

Nell’ambito della cinematografia americana, gli anni dal 1930 al 1934 vengono in genere definiti «pre-codice», nonostante il Production Code, un codice di autocontrollo degli studi cinematografici, fosse già entrato teoricamente in vigore il 31 marzo 1930. Nel concreto però le case cinematografiche ignorarono le restrizioni del codice provocando una reazioni dei movimenti di opinione, come alcune organizzazioni cattoliche, che trovavano sconvenienti i film prodotti in quegli anni, definendoli violenti e razzisti. Il senatore Will H. Hays alla guida del MPPDA (Motion Picture Production and Distributors Association) si fece promotore quindi di un ulteriore codice, noto come Codice Hays, appunto, molto più restrittivo e dove ogni singola pellicola doveva essere approvata dall’associazione. Ad essere presi particolarmente di mira da questi fenomeni censori erano in particolare i temi quali il sesso e la violenza che, di fatto, verranno quindi limitati dal 1934 per almeno un ventennio, per quanto il definitivo superamento del Codice Hays avvenne solo nel 1968. Tra i tanti temi che erano assolutamente messi al bando c’era quello del cannibalismo. I codici di autoregolamentazione non facevano esplicito riferimento alla pratica antropofaga tuttavia le restrizioni nell’ambito della violenza estrema e delle perversioni sessuali di fatto la includevano senza alcun dubbio. Nel 1932, come detto, si era però in quella situazione nota come Pre-Code e, pertanto, un film come Il dottor X poté uscire nelle sale cinematografiche facendo esplicito riferimento ad un serial killer che uccide e poi sbrana le sue vittime. Trattandosi di un’opera degli anni 30, la pellicola non è ovviamente cruda e i riferimenti più scabrosi sono solo accennati ma nel complesso il racconto è molto impressionante. Michael Curtiz era già un regista esperto e padroneggia la materia orrorifica in modo sapiente dando la giusta importanza alla confezione formale. La Warner Bros. decise di girare due versioni, una in bianco e nero e l’altra a colori, in bicromia, ed è proprio quest’ultima ad esaltare al massimo il lavoro di Curtiz in regia e di Ray Rennahan alla fotografia. Avendo a disposizione una pellicola Technicolor a due colori, rosso e verde, i due cineasti cercano di convertire il limite tecnico in un punto a favore del film, riuscendo alla perfezione nell’intento. Il verde, un colore che ben si addice al tema orrorifico, viene ulteriormente enfatizzato e il rosso, in realtà quasi sempre virato su tonalità di marrone, fa giusto da contrappunto, per una visione onirica e suadente. Le architetture Art Déco e le strumentazioni da fantascienza dell’epoca contribuiscono a rendere l’atmosfera affascinante e, grazie alle luci impressioniste e all’ottima regia in sintonia di Curtiz, sottilmente inquietante. Il dottor Xavier (Lionel Atwill), il dr. X del titolo, ottiene 48 ore per poter svolgere in proprio e con rivoluzionari metodi scientifici le indagini per scoprire chi è l’assassino che, nelle notti di luna piena, uccide e divora le sue vittime nei dintorni del suo istituto scientifico. Secondo la polizia, il killer è uno tra gli sparuti studiosi dell’accademia scientifica presieduta dal dottor X e, tra questi, vi è perfino un esperto di cannibalismo, il dottor Wells (Preston Foster), su cui si puntano inevitabilmente i primi sospetti. Il problema è che Wels è monco e, visto che l’assassino uccide le sue vittime strangolandole, diventa anche il primo ad essere escluso dalla lista dei sospettati. Nei suoi esperimenti tesi a scoprire il colpevole, il dottor Xavier incatena i sospettati, e quindi anche sé stesso, alle sedie e questo è un utile stratagemma in ottica narrativa, con la suspense che cresce man mano che il momento fatidico si avvicina e i personaggi sono bloccati senza poter agire. Il compito di alleggerire la tensione è appannaggio di Lee Taylor (Lee Tracy) un maldestro ma spudorato giornalista che, per mantenere il posto di lavoro, deve scoprire cosa bolle in pentola all’accademia scientifica. A fargli da sparring partner, un personaggio che si occupa invece della deriva romantica: Joanne Xavier (Fay Wray) cerca di contenere le invadenti manovre del reporter ma finisce per dargli corda per imbastire una sorta di love story che corre parallela alla traccia horror. In ogni caso, Fay Wray fa il suo solito figurone, bellissima e slanciata in perfetto stile con gli arredi e le scenografie, producendosi, tra l’altro, con il suo pezzo forte: il grido di terrore dell’unica e inimitabile Scream Queen. 







Fay Wray 





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