Translate

lunedì 13 novembre 2017

BIANCANEVE E I SETTE NANI

30_BIANCANEVE E I SETTE NANI (Snow White and the Seven Dwarfs)Stati Uniti, 1937;  Regia di David Hand.

Sebbene il regista del film sia David Hand, chiunque intende Biancaneve e i sette nani come un film di Walt Disney, che dell’opera era invece il produttore. Il che sembra una cosa assai secondaria, minore, legata ad un aspetto tecnico, da addetti ai lavori, e invece è uno passaggi chiave per comprendere il perché un’opera apparentemente dedicata al pubblico infantile, sia uno dei massimi capolavori della settima arte. Il punto nevralgico è questo: nella realizzazione di un film mainstream (non amatoriale, insomma), spesso il produttore è la figura più importante. Certo, poi sullo schermo vediamo gli attori e la storia ce la racconta il regista; per cui, a seconda della propria sensibilità, ci sarà chi valuterà un’opera per la presenza di questo o quell’attore, o chi andrà a vedersi i film di un certo regista piuttosto che di un altro. Tutto vero, ma queste figure sono dipendenti dal produttore, senza il quale, questi signori non si metterebbero nemmeno al lavoro. E’ vero anche che, abitualmente, si pensa che il produttore interferisca poco con l’aspetto artistico; e in genere quando lo fa, lo fa in modo nocivo per la qualità dell’opera (almeno questa è l’idea diffusa anche perché è sempre il regista di turno a riportarci questi retroscena). Quindi, banalizzando un poco, si potrebbe dire che il produttore è una figura che si muove in ambito professionale, mentre regista ed attori hanno compiti più artistici; ma estremizzando ancora, si può  azzardare che il primo abbia un approccio più adulto (legato agli affari) e i secondi più infantile (raccontare storie, fingersi personaggi) e del resto in inglese gli attori sono chiamati players, giocatori. 

Ecco, forse Biancaneve e i sette nani costituisce in questo senso un’eccezione: Walt Disney non solo fu determinante in sede di produzione, investendo capitali propri (pare che abbia addirittura dovuto ipotecare la casa) arrivando a costi fuori dai normali budget dell’epoca; egli infatti ebbe un rilevanza assoluta anche in termini artistici nella realizzazione del lungometraggio, il suo fu un controllo quasi totale sul prodotto finito. Il film è un indiscutibile capolavoro e vanta una serie di primati, è infatti il primo lungometraggio animato prodotto in America, il primo a colori, ma quelli più interessanti sono prettamente tecnici e strettamente legati all’uso del rodovetro e della multiplane camera.

 La tecnica del rodovetro consente di dare maggiore profondità alle immagini animate, ma è la multiplane camera a elevare il cartone animato a vero e proprio film d’animazione, arrivando non solo a superare i limiti abituali del disegno (le due dimensioni rispetto alle tre della realtà), ma a quel punto, a superare i limiti della realtà stessa (ora fissati dalla fantasia dell’autore).
Le scene  realizzate con la multiplane camera hanno una profondità di campo realistica, e nel caso di un carrello (ovvero quando il nostro punto di vista si sposta lateralmente alle immagini) gli oggetti si spostano nello schermo in modo diverso (a velocità diverse) a seconda della distanza dal nostro punto di vista, per cui gli oggetti in primo piano passeranno davanti allo schermo in modo veloce, mentre lo sfondo molto più lentamente (e il protagonista, seguito nel suo movimento dal carrello, apparirà costantemente in centro allo schermo stesso, in pratica fermo).
Inoltre, con la multiplane camera si può giocare anche sulla messa a fuoco, sfocando cioè le parti non al centro dell’attenzione della ripresa, e rendendo così ancora più realistica l’animazione.
Può sembrare paradossale che, nel parlare di un film per bambini, ci si soffermi su aspetti tecnici che magari possono anche annoiare. Ma è un rischio che va corso, perché è qui che si gioca la vera partita di Biancaneve e i sette nani: se il discorso precedentemente fatto sulla infantilità del lato artistico di un film, può anche essere messo facilmente in discussione, difficilmente si potrà obiettare per questo specifico caso. Biancaneve e i sette nani è un film destinato ai più piccoli, con una storia semplice ma ben calibrata, i personaggi simpatici e riuscitissimi, la cattiva carismatica, le musiche e tutto il resto, insomma. 
Ma tutto quanto funziona a meraviglia per le intuizioni del produttore Walt Disney e per il ricorso all’uso di tecniche innovative: è in sostanza la dimostrazione tangibile di quanto l’aspetto professionale (per non usare il termine abusato commerciale) possa influenzare quello artistico.
In questo caso, diciamo così, a fin di bene, visto che il film è un capolavoro, ma la cosa può comunque suonare un po’ inquietante. Insomma, tutte queste riflessioni sono semplici conferme e sono comunque già riassunte dal concetto già visto e che è alla loro base: Biancaneve e i sette nani è un capolavoro, ma è l’opera di un produttore e dei suoi tecnici, di un professionista tra i professionisti, e non di un cosiddetto artista, come potrebbe esserlo il regista.

 Ma allora, se Biancaneve è un capolavoro del cinema ma non è creato da un artista, può definirsi arte? E, per estensione, è il cinema stesso arte? Naturalmente, perché il concetto di ‘arte’ è molto lasco, e in genere comprende, ad esempio, anche l’artigianato che è legato per natura alla professione, al mestiere, dell’artigiano; ma nel cinema o nelle arti di massa, spesso la corrente artistica viene messa in contraddizione con quella commerciale.
Una contrapposizione difficile da accettare, se, come abbiamo visto, Biancaneve e i sette nani, uno dei capisaldi del cinema alto, è in realtà, completamente un prodotto dell'industria americana per eccellenza. Quella del cinema. 





Biancaneve



Grimilde



Nessun commento:

Posta un commento