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mercoledì 31 agosto 2022

LUCE SOLARE CALDA

IL RITORNO DELLO ZAR: #L'ORA DELLA FINE

1088_LUCE SOLARE CALDA (Solntsepyok). Russia 2021;  Regia di Maksim Brius e Mikhail Vasserbaum.

“Lo sai che non posso ascoltare troppo Wagner… sento già l’impulso ad occupare la Polonia”. Forse gli autori di Luce solare calda, Maksim Brius e Mikhail Vasserbaum, intendevano altro con l’ostentata citazione di Richard Wagner, autore del libro conservato gelosamente da uno dei personaggi del film il cui titolo viene rivelato solo nel finale. Eppure le parole del Larry Lipton interpretato (e diretto) da Woody Allen ne Misterioso omicidio a Manhattan (1993) sembrano particolarmente profetiche e calzanti per cogliere lo spirito di Luce solare calda. A patto di togliere qualunque sfumatura ironica che Allen sa da sempre usare sapientemente; nel film di Brius e Vasserbaum di umorismo non c’è invece traccia. E allora la minaccia, la voglia di invadere, di conquistare, diviene elemento concreto, proprio come, è ormai tragicamente noto, accadrà tempo dopo agli avvenimenti narrati nel film. Siamo infatti a Lugansk, Ucraina orientale, nel fatidico 2014, ai tempi poco successivi ai fatti di Maidan, universalmente riconosciuti come evento scatenante la crisi russo ucraina. Ma è l’unico elemento che mette d’accordo le due visioni sulla questione, perché per la successiva escalation bellica i due schieramenti si rinfacciano le responsabilità. Luce solare calda è un film russo e, quasi sia una inevitabile conseguenza, mostra come furono i militari di Kiev a bombardare senza riguardo alcuno civili e popolazione inerme, senza preavviso e senza motivazione giustificata. Il film non perde poi troppo tempo a spiegare se vi sia una strategia, in questo, se non nelle sbrigative didascalie iniziali. Poi, nel corso del film vero e proprio, i missili cadono puntuali ad interrompere bruscamente, brutalmente e definitivamente una serie di brevi sottotrame imbastite giusto per poter essere tranciate dai bombardamenti. A dir la verità, verso il finale, quando è chiara l’ingerenza occidentale sulle forze governative, si apprende che l’idea di bombardare a pioggia in modo massiccio e preventivo, sia stata messa in pratica per scoraggiare sul nascere ogni tentativo di resistenza. Ma non ci sono solo i bombardamenti, a seminare il terrore tra la gente dell’Ucraina dell’est. Il film si apre infatti con un preambolo di rara brutalità nel quale vediamo una squadra di volontari al soldo dell’esercito ucraino fare un’incursione in un remoto villaggio del Donbass ammazzando e violentando senza alcuna pietà chiunque gli si pari d’innanzi. Il cinema bellico, specialmente quello russo, come stilemi narrativi si sta sempre più spostando verso un horror talmente estremo da far impallidire il gore, lo splatter o lo slasher, che del cinema di paura erano le derive più cruente. 


Il che non è che sia proprio un bel biglietto da visita: realistico, probabilmente, ma preoccupante se lo intendiamo come esempio del modo in cui sia tranquillamente accettata l’idea di guerra da quelle parti. In questo caso, per la verità, la responsabilità è da attribuire ai criminali che i governativi di Kiev hanno liberato con lo scopo di combattere i Seces e, quindi, la violenza mostrata non sarebbe da ricondurre alle istituzioni militari ufficiali. Anche se un ambiente che partorisce una simile idea, aprire le carceri ai peggiori elementi per assoldarli nei propri ranghi, sposta di poco la questione. Certo, sono scene che fanno indignare ma sono anche un po’ troppo prevedibili nell’ottica della propaganda esplicita che permea Luce solare calda, per essere realmente interessanti. 

Per carità, episodi simili saranno successi (e, ahimè, succederanno ancora) ma messa nei termini del film appare una teoria fin troppo banalmente faziosa per essere attendibile. Poi, è anche vero che quello di Brius e Vasserbaum è un film di guerra e non un resoconto ferreo dei fatti e quindi si può prendere per quello che è, un’opera di finzione. Piuttosto è interessante lo spirito di cui è intriso Luce solare calda, un racconto tragico di guerra non teso alla ricerca della pace, al di là di alcuni dialoghi di facciata, ma propedeutico per la vendetta. C’è un passaggio, emblematico in questo senso. Ad un certo punto, Gritsay (Aleksei Kravchenko) ufficiale della milizia separatista, ha catturato uno dei criminali della squadra di volontari responsabile dei massacri visti in apertura del film. Narrativamente, siamo di fronte ad un bivio: o lo tiene prigioniero o lo uccide a sangue freddo. 

Gritsay infila con malcelata indifferenza la sua automatica nella cinta della mimetica, dietro la schiena, e poi si volge, offrendo le spalle al nemico. E’ un esca che il criminale cerca di cogliere al volo: il militare non aspettava altro e fulmineo si gira pugnalandolo mortalmente. In fondo, era la sua idea sin dall’inizio, ma serviva un pretesto, una scusa per poter legittimamente (mettiamola così) uccidere il nemico. Tutto Luce solare calda è proteso nel mostrarci come sia legittima una rivalsa dei filorussi e, vedendo le atrocità operate da Kiev (da parte dei volontari e dei militari responsabili dei bombardamenti missilistici), ci sarebbe poco da obiettare. 

Se, come detto, non fosse che la ricostruzione dei fatti pare piuttosto lacunosa. Sarebbe servito, ad esempio, nell’ottica di una maggiore credibilità narrativa (non in senso strettamente storico ma unicamente narrativo) mostrare le proteste filorusse degli Oblast di Donetsk e Lugansk, invece si è perso tempo più volte a sottolineare la barbarità delle manifestazioni di Maidan. Eppure, le proteste di piazza Indipendenza, se certamente furono la scintilla iniziale della catena degli eventi, non giustificano direttamente il bombardamento del Donbass. Per enfatizzare il fatto che l’attacco di Kiev fu ingiustificato gli autori hanno omesso alcuni passaggi storici e, se questo ha poco interesse nella ricostruzione fedele dei fatti (è un’opera di finzione, va ricordato), il risultato mina fortemente la credibilità narrativa. Poi, in chiusura viene in mente un refuso fatto all’inizio di questa recensione. Non è vero che non c’è ironia, in Luce solare calda. Non ce n’è nel racconto filmico vero e proprio ma il lungometraggio è aperto da una sequenza animata che presenta la Aurum Production, con un orso che fa il verso al celebre leone della MGM. La scenetta si conclude con l’orso russo che infila allo spiedo le aquile americana e tedesca e il galletto francese, per potersele mangiare. Si scherza, eh, si capisce; ma non chiedete agli ucraini la conferma.    




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