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venerdì 26 agosto 2022

ALISA IN WARLAND

IL RITORNO DELLO ZAR: #L'ORA DELLA FINE

1083_ALISA IN WARLAND . Polonia, Ucraina, 2015;  Regia di Liubov Durakova e Alisa Kovalenko.

Ad un certo punto, verso la fine di Alisa in Warland, si intravvede il volto di un soldato ucraino morto e avvolto in una coperta a mo’ di sudario. La cosa desta un po’ di impressione, nello spettatore, ed è effettivamente strano a pensarci: dopo un’ora di documentario per lo più ambientato al fronte durante la Guerra del Donbass, la vista di un cadavere non dovrebbe certo stupire. Ma è davvero indovinato il titolo dell’opera, Alisa in Warland, che fa ovviamente il verso al famoso libro di Lewis Carroll: come la sua quasi omologa Alice del libro, la protagonista e regista del film si muove sulla scena, il fronte di guerra, come fosse qualcosa a metà strada tra il gioco e il sogno. Non è una sciocca, Alisa Kovalenko, intendiamoci; nei discorsi sulla natura del conflitto in corso tra nazionalisti e separatisti dimostra di sapere il fatto suo. Eppure il suo approccio alla guerra, alla prima linea di guerra, sembra eccessivamente leggero; in realtà, col passare del tempo, dimostrerà di capire quelle dinamiche meglio di certi suoi saccenti coetanei, che la rassicuravano sul fatto che non vi sarebbe mai stato un conflitto in stile Seconda Guerra Mondiale. E comunque va riconosciuto che, seppur non sembri propriamente consapevole di tutti i rischi che corra, Alisa si dimostra fermamente convinta a partecipare attivamente alla lotta per la libertà del suo paese, anche a costo di perdere il fidanzato, il francese Stephane, preoccupatissimo del suo continuo peregrinare lungo il fronte di guerra. Che la ragazza frequenta aggregandosi al famigerato Settore Destro, il corpo militare spesso accusato di nazismo e fascismo. Alisa, con la sua sincera ingenuità, ci rassicura che si tratta di propaganda russa e i militari sono comuni bravi ragazzi. Con questo non è che si debba credere sempre a quello che si sente dire; certo Alisa sembra più affidabile del Cremlino. Giusto un filo, eh.  





Alisa Kovalenko 


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