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venerdì 12 agosto 2022

MILIZIA (OPOLCHENOCHKA)

IL RITORNO DELLO ZAR: #L'ORA DELLA FINE

1069_MILIZIA (Opolchenochka). Russia, 2019;  Regia di Aleksey Kozlov.

Ad un certo punto la povera Katya Belova (Maria Pern) scopre la verità sul fratello, volontario separatista morto durante la terribile Guerra del Donbass; è un passaggio forse minore, nell’economia complessiva del film, eppure cruciale. La ragazza è distrutta dal dolore: va considerato che la sua vita è stata letteralmente sconvolta dagli ultimi eventi. Siamo nel 2014 e, fin lì, Katya era una regista teatrale di San Pietroburgo, in Russia, tutta presa nella sua attività artistica. Poi, di colpo, appresa la tragica notizia, parte alla ricerca del fratello, andato come detto in Ucraina, dove si combatte una guerra fratricida tra ucraini europeisti e ucraini filorussi. Durante questo viaggio incontra Yegor (Anatoly Falynsky), Ataman cosacco dell’esercito separatista: i due si innamorano e decidono di sposarsi. Ma, il giorno delle nozze, un missile colpisce l’auto di Yegor che si stava recando alla funzione: l’esplosione lascia giusto il passaporto per riconoscere il cadavere. Katya non è una donna debole, in ogni caso. Tra l’altro, in un primo momento, si pensava che il personaggio fosse ritagliato sulla figura di Svitlana Dryuk, eroina del popolo della Nuova Russia realmente esistito. Il tradimento della Dryuk, che ha rinnegato il suo separatismo filo russo, ha scombinato i piani dei produttori del film Opolchenocka - Milizia, che si sono peraltro affrettati a specificare che non si trattava del riferimento per la loro protagonista. Comunque, Katya, a fronte di queste difficoltà, si arruola e diviene comandante di un equipaggio femminile di un carro armato, proprio come la Dryuk. E si tratta di una squadra bella tosta: tre donne che nulla hanno da invidiare ai colleghi maschi se c’è da manovrare il tank. 

Tuttavia la sua umanità riemerge prepotentemente nel citato momento topico del racconto, ascoltando le parole di Sveta (Natalia Koloskova), una delle colleghe del suo equipaggio, e ora la ragazza piange sui propri cari, sulle proprie disgrazie. E qui, quasi duole dirlo, c’è l’elemento che emerge in modo naturale nella sua importanza: mentre singhiozza, Katya, si appoggia, un po’ come a cercare supporto, sul cannone del carro armato. Nella scena sono presenti le tre donne dell’equipaggio, c’è infatti anche Anna Lobanova (Natalia Starodubtseva), e Katya dovendo cercare conforto, non si rivolge al calore umano di un abbraccio di una delle compagne ma lo cerca nel mezzo corazzato da guerra. Scusate se è poco, eh. Poi, è chiaro, è solo una scena, per carità, ma esprime perfettamente lo spirito di cui è intriso Opolchenocka - Milizia, primo film prodotto nell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk sull’argomento della crisi ucraina. 

Tecnicamente, il regista russo Aleksey Kozlov (solo un omonimo del più noto autore di 1941: Fuga da Leningrado) realizza un’opera senza particolari pregi, sebbene alcuni passaggi, come la citata morte di Yegor, ci procuri un bel balzo dalla poltrona. Nel complesso Opolchenocka - Milizia è un film che si attesta su una confezione televisiva media, senza infamia e senza lode ma, considerata l’inesperienza generale, ci si può ritenere tutto sommato soddisfatti del risultato, almeno sotto questo profilo. 
Lascia un po’ spiazzati, a dirla tutta, il modo esplicito in cui l’opera si presenta nel merito della questione bellica che affronta. Il governo di Kiev è raccontato come corrotto e fascista oltre che responsabile dell’escalation militare, con bombardamenti che arrivano a pioggia sulle città del Donbass orientale senza alcuno scrupolo. 

L’indice è puntato, senza mezzi termini, contro la capitale e le ingerenze occidentali e per avere ulteriore supporto morale si interpella anche la sponda religiosa. Del resto, il co-produttore e co-sceneggiatore Vladislav Plakhuta, a proposito dell’orientamento troppo faziosamente di parte del film, pare lo abbia praticamente ammesso. In rete si trovano questa parole, la cui attendibilità è naturalmente da verificare, ma possono però servire per inquadrare al meglio il film in oggetto: “Vale la pena essere al di sopra dell'attuale governo ucraino? Inoltre, in alcune scene, abbiamo deliberatamente mostrato solo una piccola parte di ciò che è realmente accaduto, perché abbiamo capito chiaramente che non saremmo stati in grado di mostrare tutto ciò che stavano facendo, ad esempio, nel villaggio di Privolye, la mia nativa Lisichansk, i ghoul dalla squadra speciale della polizia Tornado guidata da Onishchenko. A proposito, il fatto stesso della formazione di tali unità da parte del governo è un esempio eloquente delle loro intenzioni nei confronti del Donbass. 

Vili criminali e pervertiti vengono portati fuori dalle carceri e dai centri di custodia cautelare, dove sono stati isolati dalla società prima del Maidan, vengono arruolati nella polizia (!), ricevono armi e poteri appropriati e inviati nell’Est Ucraina ad uccidere e depredare, perché non servono a nient'altro. Proprio come i loro predecessori del battaglione speciale punitivo delle Dirlewanger SS, formato da Himmler con criminali tedeschi. Quando abbiamo conosciuto il materiale, ci siamo resi conto che nessuno dei nostri sceneggiatori, né il regista, né gli attori, sarebbero stati in grado di incarnare tutto questo nel film: per far questo bisogna essere gli stessi maniaci perversi dei personaggi originali.
Quanto al presunto incitamento separatista, vi assicuro: non invochiamo da nessuna parte la guerra con il popolo ucraino. E come possiamo invocarla se la maggior parte di noi, me compreso, facciamo parte di questo popolo? Solo che noi, a differenza del nostro avversario, consideriamo il popolo ucraino parte del popolo russo trino, collegato all’istituto pubblico che lo rappresenta da centinaia di cordoni ombelicali. E l'oggetto del nostro odio e disprezzo è il governo [di Kiev] e i suoi padroni occidentali.” E film come Opolchenocka - Milizia lo esprimono compiutamente. 




Maria Pern 




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