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mercoledì 21 agosto 2019

AGORA

398_AGORA (Ágora), Spagna; 2009Regia di Alejandro Amenábar.

Film storico di produzione spagnola, Agora si presenta con una maestosità delle scene che non ha nulla da invidiare ad un prodotto hollywoodiano. E, se vogliamo, di un certo modo americano, anzi all’americana, di raccontare le storie presenta anche molte caratteristiche. Non che sia un grosso difetto, per carità, però romanzare eccessivamente i fatti storici nuoce sempre alla credibilità dell’operazione complessiva. Per intenderci: Agora è un buon film, appassionante, divertente, che fornisce anche qualche spunto di riflessione, senza dubbio. Viene però da chiedersi: se questi spunti fossero davvero validi, serviva davvero l’appoggio di una vicenda storica che poi non viene rispettata già per ammissione dello stesso autore tramite le didascalie? Sia come sia, Agora è ambientato ad Alessandria nel 400 dopo Cristo, ed è incentrato sulla vita di Ipazia (Rachel Weisz), filosofa dedita agli studi sull’astronomia e la matematica. Che una donna possedesse un simile prestigio scientifico in epoca tanto remota, è già un fatto su cui riflettere; così come è un elemento da considerare che, ad ucciderla con l’accusa di stregoneria, siano stati i parabolani, una setta di monaci cristiani. Quanto al resto, le lotte di potere tra il prefetto Oreste (Oscar Isaac) ed il vescovo Cirillo (Sammy Damir), gli scontri tra i cristiani, ebrei e pagani, e la presenza di schiavi come Davo (Max Minghella), sono tutti elementi interessanti di una società, quella alessandrina del tempo, con rimandi o echi addirittura nella nostra contemporaneità. Episodi storici come la presa della Biblioteca di Alessandria da parte dei cristiani, che ne distrussero i numerosi testi è un altro elemento di forte impatto narrativo ma anche simbolico. 
E, come detto, l’uccisione di Ipazia per mano cristiana, è motivo di riflessione che non passa certo inosservato. Con tutta questa carne al fuoco, il regista Alejandro Amenábar inserisce ulteriormente alcuni elementi di fantasia, che lasciano certamente perplessi. Non certo le trame sentimentali e i vari risvolti, utili allo scorrimento del testo, ma aspetti tecnici come deduzioni scientifiche ed astronomiche attribuite ad Ipazia che sembrano davvero azzardate, almeno allo spettatore comune. Ha senso ipotizzare che la filosofa possa aver avuto intuizioni in quell’ambito con un migliaio di anni di anticipo su scienziati che furono già a loro volta dei precursori secoli dopo? Certamente tutto è possibile, specie agli occhi dello spettatore ignorante, ma l’impressione è che in questo modo si svilisca l’importanza delle cose concrete, reali, credibili: Ipazia, personaggio storico la cui fama è giunta fino a noi dal 400 d.C., ha evidentemente fatto cose clamorose e storicamente documentate, che ne giustificano la eccezionale notorietà. In un contesto di ricostruzione storica, attribuirle scoperte di cui non si ha riscontro, solo per aumentarne il fascino in modo sensazionalistico, ottiene l’effetto contrario. 

Ma questo non fa che confermare, in fondo, quello che era un’impressione avvertibile guardando già i primi minuti di Agora che, sul momento, si poteva intimamente chetare pensandosi in errore. Perché il film di Amenábar ricorda quei fantasy, come certi episodi di Star Wars, che traggono a loro volta ispirazione dalle ambientazioni storico/mitologiche. Forse non è la radice comune a farceli sembrare simili e inducendoci in errore: è proprio vero che il riferimento di Agora è il fantasy, e quindi il richiamo alla Storia passi solo attraverso quel genere fantastico. In questo senso le  stralunate scelte narrative di Amenábar sono giustificabili, e ben si prestano ad una associazione con le immagini che inquadrano la Terra da altezze satellitari, o i paragoni metaforici con le operose formiche. Ma forse la scena chiave è quella che avviene nella biblioteca, con l’immagine che Amenábar ribalta sottosopra, per mostrarci un mondo che va alla rovescia se la religione che insegna la pace distrugge la cultura. O, anche, se nemmeno i film storici sono attendibili storicamente.


Rachel Weisz



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