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giovedì 1 agosto 2019

SUPERMAN (1978)

388_SUPERMAN . Stati Uniti, Regno Unito, 1978Regia di Richard Donner.

Per l’arrivo di Superman sul grande schermo, i produttore del tempo fecero le cose in grande: le potenzialità del fumetto erano state intuite da tempo, ma lungaggini produttive fecero slittare l’uscita del film al 1978. All’epoca, la DC Comics, di cui Superman era (ed è) il principale alfiere, subiva ormai la piena concorrenza della Marvel Comics. Fino ad allora, a proposito dei loro personaggi, i famosi super-eroi, sullo schermo si era assistito a ben poco e l’unico esempio di un certo rilievo era il Batman del 1966, film simpatico ma non più rimarchevole della serie televisiva da cui era stato ispirato. E, per quei giorni, forse quello doveva sembrare l’unico possibile sviluppo, se anche i rivali della Marvel non videro fare molto meglio (anzi, nettamente peggio) dagli autori del tv-movie L’Uomo Ragno (e seguenti) del 1977, davvero imbarazzante per la resa scenica. Per fortuna, nostra e dell’uomo d’acciaio, con Superman le cose andarono assai diversamente: innanzitutto venne assoldato un regista vero, Richard Donner, che arrivava dal precedente Il presagio, film del 1976 non eccezionale ma di un certo impatto. E, comunque, già in ambito di scrittura non si badò a spese, ingaggiando addirittura Mario Puzo (famoso per il suo lavoro ne Il Padrino diretto da Coppola), sebbene poi venne sostituito più volte fino all’arrivo di Tom Mankiewicz, che aveva l’esperienza di tre precedenti sceneggiature per la saga di James  Bond. Anche dal punto di vista degli effetti speciali non si guardò troppo per il sottile: una delle idee funzionali fu quella di prendere a riferimento il cinema di fantascienza, che nei settanta aveva visto l’uscita di pellicole notevoli, ad esempio il quasi contemporaneo Guerre Stellari, di George Lucas, uscito l’anno precedente. 
Il cast fu assemblato in modo grandioso e assennato al tempo stesso: per alcuni importanti ruoli di contorno vennero ingaggiate autentiche celebrità come Marlon Brando (Jor-El, il padre naturale di Superman), Glenn Ford (Johnatan Kent, il padre adottivo e terrestre), Gene Hackman (Lex Lutor, il nemico). Per il ruolo di Superman venne scelto Christopher Reeve, attore abbastanza vergine per poter interpretare un ruolo tanto significativo in modo coerente. Oltre alla indiscutibile presenza scenica, Reeve arrivava alla ribalta senza un passato professionale (avendo interpretato solo un film in carriera), esattamente come l’uomo d’acciaio compariva dal nulla a Metropolis. Da notare come i padri di Superman, Jor-El e Johnatan Kent siano interpretati da due star di Hollywood, in qualche modo a confermare che il super eroe era davvero un figlio delle stelle, e quindi alieno alla Terra. Altrettanto significativamente Martha, la madre terrestre di Clark Kent (questo ovviamente il nome dell’alter ego di Superman) è la semisconosciuta Phyllis Thaxter; la cui discrezione serviva ad avvicinare la figura dell’eroe a quella di Cristo, che si era fatto uomo giungendo tra gli umili. Del resto la figura cristologica di Superman è nota e nel film è rimarcata dalle stesse parole del super-eroe, che è individuo incapace di mentire e sempre rivolto al bene dell’umanità. Donner e i suoi collaboratori non dimenticano però l’origine ludica del soggetto e, nella trasposizione cinematografica dei cattivi, si rifanno, in un certo senso, ai villains del Batman del 1966, con Hackman che fa un po’ la parodia di se stesso (nel ruolo di duro), vestendo i panni di un Lex Luxor davvero spassoso, aiutato efficacemente da Ned Betty in quelli del suo imbranato aiutante Otis. 
A scongiurare una eccessiva deriva infantile, (pericolosa se si considera quanto accaduto ai tv movie dell’Uomo Ragno) ci pensa il comparto femminile: Margot Kidder, nelle eleganti vesti di Lois Lane, e Valerie Perrine, in quelle sexy di Miss Eve Teschmacher, sono due meraviglie, tipicamente seventies, certificate dall’apparizione sulla rivista Play Boy. L’aspetto piccante non è certo casuale se la battuta più ficcante dell’intero lungometraggio è il lapsus freudiano che capita alla giornalista Lois quando, per conoscerne l’altezza, a Superman rivolge un indiscreto quant’è grosso? la cui allusività è confermata dall’immediata correzione. La riuscita su tutta la linea dell’operazione ‘Superman sul grande schermo’, nient'affatto scontata, è quindi benedetta anche dalla diffusa ironia, che sigilla un film divertente, coinvolgente ed appassionante. 





Margot Kidder







Valerie Perrine
















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