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giovedì 15 agosto 2019

Q - IL SERPENTE ALATO

395_Q - IL SERPENTE ALATO (Q - The Winged Serpent), Stati Uniti 1982Regia di Larry Cohen.

Salito alla ribalta, perlomeno del genere horror, con Baby Killer del 1974, Larry Cohen è un regista abitualmente guardato con generica benevolenza dai fan del cinema del terrore. Gli si riconosce una indiscussa passione per il genere e una volontà, per la verità non sempre assecondata dai risultati, di dare una matrice sociologica alle sue opere. Nel caso di Q – Il Serpente Alato questo aspetto sembra essere assente, vertendo, la fantascientifica storia, su una questione di riti, reincarnazioni e evocazioni di divinità e demoni aztechi, che si concretizzano nel terribile mostro che scorazza per i cieli di Manhattan. In realtà, al netto della trama incentrata su questa sorta di drago che si nutre dei malcapitati frequentatori delle sommità dei grattacieli della Grande Mela, Cohen riesce ad infilare anche in questo film le sue perplessità sulla società americana. Il protagonista Jimmi Quinn (Michael Moriarty) è il classico pavido, vigliacco, opportunista che andrebbe preso a sberle dalla mattina alla sera ma, nel corso della racconto filmico, il regista riuscirà comunque a cavarci qualcosa di buono. Naturalmente sullo schermo il merito va diviso tra la fidanzata Joan (Candy Clark) e il tenente Sheperd (David Carradine), un  poliziotto meno ottuso degli altri. Questi aspetti possono sembrare marginali, in un film come Q – Il Serpente Alato, ma in realtà sostengono l’interesse per la storia, che invece fatica un po’ sotto il profilo della credibilità. Non che il fatto di vedere una specie di dinosauro alato nella New York di fine anni settata possa creare questo problema allo spettatore di un film di genere fantastico, ma ci sono almeno due aspetti che lasciano un po’ a desiderare in questo senso. 
Il primo è di carattere morfologico e riguarda appunto il mostro protagonista del film. In teoria l’ispirazione per il cosiddetto serpente alato è Quetzalcotl (la cui lettera iniziale è anche presente nel titolo del film), una divinità azteca, precisamente il serpente piumato. Il mostro che si libra nei cieli del film di Cohen è però abbastanza diverso dalle note raffigurazioni del dio centramericano, in genere illustrato come un serpente dotato di piume e penne (da cui il nome originale). La versione cinematografica del mostro è invece una sorta di dinosauro, che potrebbe essere legittimata dalla lontana parentela tra questi animali e i serpenti. Il punto è che la terribile creatura in questione ha quattro zampe e due ali, e questo lo rende un ibrido poco compatibile con le normali nozioni di biologia di base. Al massimo ci si può vedere una parentela con il drago, essere mitologico e sostanzialmente svincolato dai criteri naturalistici. 
Però, a questo punto, le sospensioni richieste alla credulità dello spettatore cominciano ad essere troppe: dobbiamo credere alla divinità azteca e dobbiamo credere al rito che la evoca, attingendo tutto ciò dalle culture centroamericane; e contemporaneamente dobbiamo credere che il dinosauro che si libra nell’aria sia una sorta di drago volante, concetto proveniente invece da un altro immaginario. Praticamente si tratta di un ibrido con elementi presi da tre sfere della nostra conoscenza: civiltà perdute (l’origine dal dio azteco), scienza e natura (l’aspetto da dinosauro), miti e leggende (vola come un drago). Un filo esagerato, forse. Se poi ci mettiamo, e questo è il secondo aspetto che mina la credibilità del film, gli aspetti speciali eccessivamente ostentati per il loro grado di plausibilità, abbiamo reso l’idea del perché Q – Il Serpente Alato sia un film che goda di fama peggiore di quanto non meriti.  






Candy Clark

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