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venerdì 7 febbraio 2020

BRAMA DI VIVERE

517_BRAMA DI VIVERE (Lust for life); Stati Uniti, 1956. Regia di Vincente Minnelli.

Vincent Van Gogh è stato uno dei più grandi pittori di sempre: la sua arte non era però un accostamento di elementi in armonia, almeno nel senso canonico del termine. La sua era una pittura potente, evocativa, dove i colori esplodevano sulla tela. Vincente Minnelli è stato un regista cinematografico elegante, per sua natura: i suoi musical erano perfettamente calibrati. Eppure, in Brama di vivere, film del 1956 incentrato sulla vita di Van Gogh, il regista riesce a trovare una sintesi tra queste due anime, portando sullo schermo quella sofferta del pittore protagonista mantenendo coerenza con la propria poetica cinematografica. Minnelli sa che trattandosi di una storia su Van Gogh, gli ingredienti devono avere forza, una forza se non brutale almeno impetuosa. Quindi il suo biopic ha i toni del melodramma hollywoodiano, che era il genere fiammeggiante per antonomasia; interprete protagonista è Kirk Douglas, un attore fisicamente totalmente diverso dall’idea che abbiamo di Van Gogh. Ma Douglas, dotato di una forza animalesca interiore spaventosa, si produce in una performance superlativa, finendo anche per assomigliare fisicamente al pittore olandese. Al suo fianco, Anthony Quinn nei panni di Paul Gauguin, un altro noto pittore impressionista. Sebbene il ruolo di Quinn sia relativamente breve, l’intensità della prestazione dell’attore gli vale addirittura l’Oscar come attore non protagonista. Naturalmente la parte del leone nella messa in scena di Minnelli, ce l’ha la pittura. Van Gogh, il Van Gogh che tutti amiamo, non è il bizzarro e problematico individuo olandese del 1800, ma è la sua arte, la sua pittura, i suoi quadri. 

E qui rientra in gioco la sublime capacità cinematografica di Minnelli di comporre l’inquadratura, la messa in scena. Perché una mera trasposizione delle tele di Van Gogh ci darebbe un film surrealista, forse addirittura un cartoon surrealista. Il che non sarebbe certamente un male, sia chiaro, ma bisognerebbe gestire questo stile anche in un contesto diverso dalla pittura, come è appunto il cinema. Minnelli opta diversamente e dimostra di avere il genio per ritradurre in immagine credibile, realistica, l’arte di Van Gogh, nel pieno rispetto della forza che la pittura del maestro olandese aveva. Cosa da non sottovalutare, da un punto di vista tecnico, gestisce in modo mirabile il formato Cinemascope in Metrocolor, riproponendo con efficacia i paesaggi ritratti da Van Gogh. Vincent Van Gogh, Vincente Minnelli, Kirk Douglas, con la partecipazione di Paul Gauguin e Anthony Quinn: troppa grazia.    






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