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martedì 11 ottobre 2022

VERDUN: VISION D'HISTOIRE

1129_VERDUN: VISION D'HISTOIRE . Francia 1928;  Regia di Léon Poirier.

La storia attorno a questo film è anche più interessante, ai giorni nostri, del film stesso. Intendiamoci, le riprese di Léon Poirier hanno un valore eccezionale perché la ricostruzione delle fasi della battaglia di Verdun, combattuta tra francesi e tedeschi nel 1916, in seno alla Prima Guerra Mondiale, sono preziosissime. Oltre ad essere state girate in tempi brevi dallo scontro, videro la partecipazione di molti veterani che poterono fornire così informazioni utili al regista sullo svolgersi dei fatti e sull’aspetto scenico del campo di battaglia. E, in effetti, le immagini erano (e sono) talmente verosimili che un opuscolo promozionale del film fu scambiato negli anni per un documento storico e le foto di scena di Verdun vision d’histoire si dice che finirono addirittura sui libri sulla Grande Guerra in qualità di autentici scatti del fronte. Questo fu dovuto anche dal fatto che, essendo il film una rappresentazione piuttosto sobria e ben poco romanzata nel senso tipico del termine, l’impressione che si aveva (e si ha) vedendo la pellicola di Léon Poirier era quella di guardare un documentario. Certo la scelta di figure simboliche o anche la stessa suddivisione del lungometraggio in tre atti, dai titoli quanto mai evocativi (ForzaInferno e Destino), si risolve in una rappresentazione di grande impatto emotivo. Al tempo stesso ci sono però alcuni passaggi di vita quotidiana, ad esempio quello che vede protagoniste le due donne (Suzanne Bianchetti e Jeanne-Marie Laurent) che sembrano appunto immagini strappate alla realtà quotidiana della gente comune in un momento tanto grave. Nonostante si tratti di una battaglia che infuriò a conflitto già ben avviato, quella di Verdun può facilmente essere interpretata comunque come un’aggressione tedesca a terra francese. 


Eppure in Verdun vision d’histoire non traspare un particolare astio nei confronti degli invasori; certo Poirier era francese e quindi l’ottica complessiva dell’opera ne risente, ma senza eccessi. Tanto che il film in Germania fu presentato come Das Heldentum zweier Völker [L’eroismo di due popoli] curato da Heinz Paul. Dopo un secondo adattamento edito dal Reicharchiv, lo stesso regista tedesco, autore anche di Tannenberg (1932), nel 1933 produrrà Das Ringen um Verdun [La lotta per Verdun] attingendo allo stesso materiale. Tutte queste riedizioni rivelano anche un significativo mutamento del clima politico: lo sguardo da riconciliazione tra i popoli in pochi anni si era trasformato in rievocazione retorica di un’importante pagina bellica della Germania. E va detto che anche in Francia il film subì un aggiornamento, nel 1931, dal titolo Verdun, souvenir d’histoire, sempre opera del regista della versione originale, Léon Poirier. Oggi le immagini d’epoca o le ricostruzioni attendibili della Grande Guerra non mancano, ma Verdun vision d’histoire offre anche la differenza d’approccio agli eventi negli anni successivi. Alla fine del primo conflitto ci fu un periodo in cui sembrava remota la possibilità di ricadere nello stesso errore; eppure pochi anni dopo si cominciava già a preparare il terreno per la Seconda Guerra Mondiale. Per concludere con la storia travagliata di questo lungometraggio, la copia ben conservata attualmente disponibile pare sia stata trovata nel Gosfilmofond, l’archivio cinematografico di Mosca. A suo tempo era stata depredata dai nazisti ma poi i sovietici l’avevano riportata in Russia: ora è disponibile a tutti, in ossequio a quella fratellanza tra i popoli che era stata originariamente negli intenti di Poirier.




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